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contro gli spietati assassini. Poteva darsi. In caso contrario, era un povero illuso. Anche tornando nelle caverne, gli Umani non si libereranno mai dei loro impulsi distruttivi. Il Dna non e' un pranzo di gala. Inutile ritardare il meccanismo. 
Il Buon Selvaggio andava fermato. Non doveva indebolire la rivoluzione animale con miraggi e facili scorciatoie.
Il Buon Selvaggio era un mito pericoloso.
Se davvero esisteva, bisognava mozzare un dito pure a lui.
Sigla finale. Ultima occhiata al televisore. Sorpresa: due telecamere a circuito chiuso, appollaiate ai lati dell'apparecchio, tenevano d'occhio i dintorni. Altro che nessuno.
Cinghiale Bianco raccolse le borse della spesa e si allontano' in fretta, maledicendo gli Umani, la tecnologia e le sue infide sottigliezze.

Matteo Lamara, di professione barista, guardava la tele. Distratto dal baccala' in umido che si era cucinato, seguiva le interviste senza attenzione, finche' sullo schermo non vide comparire la faccia del matto, che nella confusione del giorno prima se n'era poi andato senza pagare il cappuccino. Se lo facevano parlare in tivu', non poteva essere un matto pericoloso. Uno di quelli che e' meglio non insistere, rischi di farti spaccare la testa per un euro di consumazione. 
Appoggio' la forchetta e guardo' meglio. Non voleva scordarsela, quella faccia. 
Cominci col far credito a uno e finisce che devi farlo a chiunque. 

Manuel Carena detto Marcio, guardava la tele. O meglio: saltava da un canale all'altro, spinto dall'inerzia di una serata vuota. 
Le ucraine lo avevano appena scaricato, per accontentare le bizze di un paio di clienti da servizio completo. Cena piu' letto piu' colazione in camera. In teoria, un'ottima occasione per spassarsela: spaventare i due fighetti, stangare le troie, rompere il muso a qualche albanese e scopare gratis. Purtroppo, l'albanese in questione era quello sbagliato. Le biondone delle steppa lavoravano per Mahmeti.
Coca, ne restava un quartino. La playstation era dal tecnico. Con la Serie Oro di Playboy aveva prosciugato in mezz'ora le ultime gocce di energia.
Alla fine si era appostato sul divano per vedere se il tigi' locale dava notizie del brigadiere Corradi, azzannato da un cinghiale nei pressi del paese. Se l'era sciroppato fino all'ultimo servizio. Una dissertazione sulle diverse qualita' di castagne reperibili nella zona. 
Mezzo ipnotizzato dal flipper di immagini, colse con la coda dell'occhio un'inquadratura familiare. La piazza di Castel Madero, secondo canale.
L'amico di Nigeria che parlava della sua grotta. 
Il potenziale sputtanamento che assumeva proporzioni cosmiche.

Fela guardava la tele. Ci capiva poco, ma la guardava lo stesso. 
Mancanza di alternative. Il televisore lo avevano trovato di fianco a un cassonetto. Funzionava, ma era un modello preistorico. Mc Guffin Electric, mai sentito nominare. Molto poco disposto a stringere legami duraturi con la parabola che aveva prosciugato i loro risparmi. Bastava uno spostamento minimo, una cimice equilibrista a spasso sui cavi, per far saltare l'immagine e tanti saluti all'African Independent TV.
L'unico davvero in grado di rimettere ordine nell'accrocchio di fili, connettori e morsetti era il perito elettronico Sidney Kourjiba.
Ma Sidney se n'era andato, e il segnale della parabola l'aveva seguito.
Restava la tivu' italiana. Meglio che niente. Almeno si esercitava con la lingua.
Il programma parlava di un uomo ucciso e di altri con le dita mozzate. Di piu', non era riuscito ad afferrare. Soprattutto, gli risultavano oscure le interviste. La gente parlava veloce, con accenti strani e si mangiava le parole. In particolare un signore, che mostrava il dito amputato e sputazzava sul microfono. Parlava di come un gruppo di tre persone, i volti coperti da maschere africane, lo aveva aggredito nei pressi di una cascina. Fela non riusci' a decifrare nemmeno una frase.
Riconobbe invece l'ultimo intervistato. Quello che aveva mandato in bestia il capoccia, con la storia del 
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