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mani in alto, niente scherzi.
Il rumore si interruppe. 
Il brigadiere scese la dolina, spalanco' la porta con un calcio e punto' la pistola all'interno.
- Mi hai sentito, negro? Vieni fuori, subito. 

Gambe larghe, ginocchia piegate, mani giunte sul cannone d'ordinanza. La silhouette di Corradi, incorniciata da uno squarcio di rami e cielo, pareva la locandina di un film d'azione. 
- Metti giu', va', - consiglio' Martelli senza alzare la voce. L'amplificazione naturale permise al brigadiere di sentire lo stesso.
Si rialzo' sulle ginocchia - Maresciallo? - abbasso' l'arma - Maresciallo, e' lei? - la ripose nella fondina - Maresciallo! Mi lasci spiegare, vede
Martelli ripose gli attrezzi -  s'era messo li' a intagliare un comodino - e avanzo' verso il sottoposto.
Nel solito squarcio alle spalle del brigadiere, comparve una macchia scura.
Dalla stazza e dai lievi grugniti, pareva un cinghiale. Dalle zanne, un facocero. Dai movimenti, un cane. Girava su se' stesso come un derviscio peloso e ogni quattro o cinque piroette prendeva a rotolarsi nell'erba. La danza macabra di un dio della selva.
Seguendo lo sguardo del superiore, il brigadiere si volto'.
Vide il cinghiale. 
Il cinghiale adesso era fermo. Sbavava, le zanne avvolte da una specie di panna montata. Negli occhi, quasi una richiesta.
Corradi non la colse. Sparo' in aria per levarselo di torno e se lo ritrovo' addosso, senza nemmeno il tempo di reagire. 
Quando Martelli estrasse l'arma, il brigadiere era gia' a terra, che gridava aiuto, con uno squarcio in pancia e il muso dell'animale affondato sulla faccia.


32.  TeleVisioni 

Gaia guardava la tele. Evento assai raro, al bar Beltrame. Non che ci fossero restrizioni, in proposito. Il fatto e' che l'apparecchio funzionava solo a schiaffi , e solo con certi schiaffi della proprietaria. Cosi' Gaia, senza passare per despota, poteva scegliere cosa guardare e cosa no. E i tifosi, prima di una partita importante, minacciavano spesso di andarla a vedere a casa di qualcuno, poi, dieci minuti prima, "di passaggio", facevano sempre la loro visita di controllo e Gaia Beltrame li premiava, ripetendo il miracolo dei ceffoni.
Una voce familiare usci' dal televisore. Gaia alzo' lo sguardo dalle tazzine.
La voce del cavernicolo. Intervistato a Tg2 Dossier. Invitava gli ecoterroristi a deporre le armi e unirsi alla civilta' troglodita.
Si era bevuto anche l'ultimo neurone, a quanto pare.
A quando un talk-show disinvolto in diretta dalle caverne, inframmezzato da spot di automobili e centri commerciali?

Cinghiale Bianco guardava la tele, appesa al soffitto come un monitor da stazione. A tratti, per alleviare il torcicollo, abbassava la testa sullo schermo della macchinetta e con l'indice puntato fingeva interesse per il catalogo del videonoleggio 'Il ciclope'. Aperto ventiquattr'ore. Tessera gratuita. Buono pizza ogni dieci prelievi.
Cinghiale Bianco non era li' per le agevolazioni.
Questione di prudenza. Prevenire passi falsi. Evitare inutili rischi. 
La visione di quel programma poteva risultare pericolosa.
Se gli scappava uno sguardo, un commento a fior di labbra, un silenzio troppo eloquente, non doveva esserci nessuno - ne' a casa sua, ne' al bar, ne' tra i familiari di Erimanto o Zanne d'Oro - pronto a ricordarselo davanti a un tribunale.
L'andirivieni dei noleggiatori era quanto di piu' simile a nessuno gli fosse riuscito di trovare nei pressi di un televisore acceso. 
Lo speciale su Castel Madero era partito alle nove, dopo una pubblicita' di detersivi.
In apertura, avevano letto la Dichiarazione di Guerra: ora il mondo era avvertito. Il mondo non aveva piu' scuse.
Le ipotesi dei carabinieri facevano ridere. Le interviste ai cacciatori facevano ridere.  E anche il tipo con la barba lunga e i vestiti spiegazzati non era male. Veniva da pensare che fosse un attore, un figurante qualsiasi, pagato per dire la sua battuta. Un mezzuccio da quattro soldi per attirare altrove le simpatie ecologiste: il buon selvaggio
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