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criteri economici. Finiti gli slogan, cominciano i costi. Il modo migliore per contenerli: vendere risultati senza spendere energie. Una vera indagine richiede tempo. Occupa personale. Affatica meningi. Per fortuna ce' una scorciatoia. Anzi, un paio. 
Se hai sotto mano un sospettabile con le spalle scoperte, vendigli lui. Non noteranno la differenza.
Se hai un infame, fagli vendere chi vuole. Apprezzera' lo scambio: lui canta quelli giusti, tu chiudi un occhio sulla tara. Due o tre che centrano di striscio, ma stanno sullanima al tuo nuovo socio. Accontentalo e mettiti la coscienza in pace: il proverbio cinese della moglie che sa comunque perche' la picchi, si applica bene anche in questo caso.  
Purtroppo, entrambe le opzioni erano impraticabili.
La storia dei satanisti era fumo purissimo. Qualche nota di folklore che la stampa aveva amplificato volentieri. Piccoli vantaggi. Se i veri colpevoli la bevevano, potevano fare il classico passo falso per eccessiva sicurezza, pensando che le indagini fossero in mano a un visionario. Altrimenti, serviva a intimorire i satanisti: per un po', niente messe nere e galli decapitati nei ruderi sparsi della Valmadero. 
E a proposito di galli, gli mancava quello da far cantare: solo qualche tossico che voleva inguiarne altri, e basta. In piu', nutriva dubbi in merito alla strategia. Per i furti albanesi nei rustici chic-freak aveva funzionato bene, ma con troppi effetti collaterali. Il piu' seccante si chiamava Caffelatte, ma guai a chiamarlo in quel modo, adesso. Da spacciatore di seconda fila a imprenditore di alto livello. Niente piu' nomignoli per Jakup Mahmeti. In meno di un mese aveva bruciato la concorrenza, chiuso la stagione dei furti, guadagnato il rispetto dei tutori della legge. Non di tutti, comunque. A Martelli, stava ancora sul cazzo.
Che dire poi dell'ipotesi terrorista? Il maresciallo era perplesso. Gli esperti di comunicati farneticanti avevano espresso riserve sull'attendibilita' della dichiarazione. Guerra agli Umani: o era un falso, una copertura per altri interessi, oppure si trattava di un gruppo fuori del comune. E per quanto fossero fuori, non riusciva a capire con che logica degli ecologisti ucciderebbero un cacciatore con un laccio da bracconiere.
Il saluto di una vecchia, china sulla balaustra del terrazzo, interruppe il fluire dei pensieri. Il maresciallo Martelli ricambio', portando la mano alla visiera.
Cento metri piu' avanti, all'altezza del ponte sul Rio Conco, imbocco' un sentiero tra le felci che saliva nel bosco.

- Permesso. C'e' nessuno?
Per tutta risposta, un oggetto metallico colpi' l'interno della saracinesca, abbassata per meta'. Il brigadiere Corradi, piegato in due a sbirciare dentro il garage, balzo' all'indietro e fini' col culo per terra.
L'oggetto metallico erano le pinze del Marcio, scagliate in un impeto di rabbia e impotenza
- Marcio, sei li'? - domando' il brigadiere di nuovo in piedi.
Il brigadiere? E chi cazzo l'aveva mandato? Gli avevano letto nel pensiero, per caso?
Abbranco' gli aborti di trappola appena partoriti e cerco' di pensare a dove nasconderli. Si perforo' la mano col fil di ferro, vomito' una bestemmia da indemoniato, eruttando pezzi in ogni direzione, con conseguente rovesciamento dai rispettivi supporti di: bottiglie, latte d'olio e attrezzi vari.
Sguscio' fuori dal garage succhiandosi la stigmate, incurante del business che poteva ricavarne. 
- Che vuoi?
Il brigadiere evito' di tendergli la mano.
- Il solito - disse.
L'altro sputo' sul taglio e aiutandosi con le dita ci convoglio' saliva e sporcizie varie.
- Quanto? - domando' a medicazione ultimata.
- Stavolta tutto.
- Tutto? Non se ne parla.
- Parlo col capo, allora.
- Il capo vuole che me le sbrigo da solo, certe faccende.
- Gia'. E immagino che non sara' contento se al prossimo incontro compare all'improvviso una pattuglia e porta un po' di gente a fare un giro in caserma. Giusto?
- Brigadiere - taglio' corto il Marcio con tono di rimprovero - Ma
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