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per guardare. La troupe prende accordi anche con lui.
Pure il sottoscritto ha qualcosa da dire. Sto gettando le basi di una nuova civilta'. Interessa la notizia? O preferite parlare di un dito di sapone?
Si allestisce la scena. Il presidente dei cacciatori sistema la cravatta. Dai capannelli alle spalle degli operatori si stacca un gruppetto. Il gruppetto fa un mezzo giro e si piazza dietro lintervistato. Lintervistato spiega un foglio. Il gruppetto, uno striscione.    

FERMATE I VERI ECOTERRORISTI.
NO ALLA GALLERIA DI MONTE BELVEDERE!

Teleaccento non si scompone. Tono annoiato, sigaretta:
- Vi togliete per favore? Stiamo solo registrando, su.
Quelli si guardano. Lo guardano. Arrotolano lo striscione e se ne vanno.
Uno della troupe li aggancia per un braccio. Sfiora un orecchio con labbra baffute.
- Posso avvertirvi io, per la prossima diretta - unocchiata furtiva, sopra la spalla - Solo centocinquanta carte. Ce lavete un cellulare?

Concluse le interviste mirate, si passa a quelle casuali. Che in un paese di mille abitanti funzionano come provini. 
Ci sono le telecamere in piazza. Tu devi far finta di passare di li'. Devi avere una faccia normale. Devi prepararti la battuta. Non importa sapere con precisione la domanda. Anzi, meglio non ascoltarla, per non confondersi. Mentre te la fanno, ripassi quel che devi dire. Se la battuta fila via bene, se e' proprio del tipo che mancava per completare la raccolta, se suona spontanea e comprensibile, hai buone probabilita' che la tengano. 
Quelli del circolo della caccia si sono mobilitati in massa. Hanno chiamato rinforzi dalle frazioni, dai comuni vicini. Lappostamento e' la loro specialita'. Nascosti dietro langolo, preparano facce e risposte, attenti a non dimenticare nulla. Il contributo del prelievo venatorio nel regolare lecosistema. Il clima dodio contro i cacciatori. Le norme troppo restrittive che inducono al bracconaggio. 
I piu' vecchi si sono portati le sedie. 
Parte uno, attraversa la piazza, si fa intervistare, imbocca la via del mercato, gira dietro il municipio, svolta a sinistra, torna al via, relaziona, mette in guardia il successivo, lo incoraggia a partire.
Penso alla faccia di Gaia, se vedesse il sottoscritto disquisire di civilta' troglodita al telegiornale delle venti. Non potrebbe piu' bollarlo come progetto individualista. Dovrebbe riconoscere limpegno nel coinvolgere altri simpatizzanti. Gia' laccoglienza offerta al buon Sidney ha vanificato molte critiche. Babilonia e' incapace di ospitare chicchessia. Tra la stanza degli ospiti e le sbarre di una cella non ce' tutta questa differenza. Mezzi diversi per lo stesso risultato: isolare il forestiero e impedirgli di nuocere. 
Ma non e' di questo che devo parlare. Occorre prepararsi un discorso. Breve, efficace, puntuale. Qualcosa che non possano fare a meno di mandare in onda. 
Ce lho. Vado.
La barba incolta non contribuisce a rendermi televisibile. I vestiti spiegazzati nemmeno. Ma di normali ne hanno gia' fatti una decina. Interessa lo strambo di turno?
Interessa.
- Signore, permette una domanda?
- Prego.
Bla bla bla. Non farti fregare adesso, non ascoltare. Bla bla bla. Concentrati sulla battuta. Bla e bla?
Mi perdo il punto di domanda, non il microfono sventolato sotto il naso. Tocca al sottoscritto.
 - Per me, io sono contro la caccia, pero' tagliare le dita alla gente non e' mica la soluzione. Uno ci arriva per mancanza di alternative. Allora vorrei lanciare questo appello ai cosiddetti ecoterroristi: di deporre le armi e unirsi alla civilta' troglodita. Vivere nelle caverne e' possibile. Il sottoscritto lo sta dimostrando. Mangio tuberi, mi scaldo col fuoco e sono felice. Tutto qua.
Non male. Anche se lattacco qualunquista e' unarma a doppio taglio. Potrebbero tenere quello e cestinare il resto.
- Davvero lei vive in una caverna? - fuori onda, solito accento e sorriso curioso. - E dove? 
- Proprio qui sopra. Il sottoscritto e un ragazzo di colore.
- Pero'! Ed e' molto che
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