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due, perche' lui se la sa gestire, e tu zero. Per quello ti schifa.
- Stronzate! Lo sanno tutti che e' stato il mal di schiena e quella cazzo di pomata Incas - protesto' il Marcio - Comunque, non e' questo il punto. Il punto e' che il negro ci sputtana, prima o poi. Bisogna per forza che dorme nel canile.
- Sbagliato. Hai detto che ha conosciuto due italiani? Magari se sparisce, quelli lo vengono a cercare. Allora si' che scoppia il casino. Ma te lo ripeto: per me se la fa nelle braghe, non racconta niente a nessuno.
Il Marcio scatto' sul sedile: - Ma allora non stai ad ascoltare! Ho detto: con tutti i carabinieri che ci sono in giro adesso per la storia dei satanisti
- Ecoterroristi. Cazzo c'entra Satana?
- Va be', insomma, quello che sono sono, fatto sta che tempo due giorni, se quello continua a stare nella sua bella grotta, va a finire che lo beccano, lo interrogano come sospetto - Che ci fara' mai questo negro in una caverna in mezzo al bosco? - scoprono dove lavora, vengono a romperci le palle di sicuro, e se poi lo incastrano per qualche motivo, quello apre i rubinetti e comincia a raccontare di me, di te, di Mahmeti e delle nostre mamme. Ci sputtana a vita, te lo dico io.
La fiamma dell'accendino illumino' l'abitacolo del Transit. Una grossa berlina si infilo' nel parcheggio e ando' a piazzarsi sul fondo, davanti alla fila di pioppi che nascondeva la vista del fiume e della statale. Pinta intravide un volto scuro, femminile, al posto del passeggero. Accese gli abbaglianti e li punto' contro il buio. La luce sfioro' il lunotto dell'auto. Un minuto dopo, la berlina faceva manovra e usciva dallo spiazzo. Niente puttanieri, please. 
Cinque pachidermi di gomma e lamiera riposavano nell'angolo piu' buio del quadrilatero sterrato. I conducenti facevano altrettanto, dopo ore di asfalto e una scopata veloce prima di crollare dal sonno. Non c'era motivo di disturbarli.
- D'accordo, lasciamo stare Mahmeti. Per il momento, ce la caviamo da soli: prendiamo da parte Nigeria e gli facciamo un bel discorso. Punto.
- Gliel'abbiamo gia' fatto, il discorso. E abbiamo pure gonfiato i suoi amici. Che altro vuoi fare?
- Metti che nel combattimento di venerdi' Nigeria si fa male. I suoi amici italiani se ne accorgono, lo mettono sotto, lui dice che e' successo sul lavoro. Ma quelli non lo mollano, sai come sono questi amici dei negri, iniziano a dirgli che deve far causa al padrone, che senz'altro ha trascurato le norme di sicurezza, e dai e dai e dai, finche' quello non esplode, si mette a piangere, fa la sua sceneggiata, e chiede che lo aiutino contro quei cattivoni che lo fanno combattere coi cani. E allora tanti saluti al buon vecchio Pinta e a Jakup Mahmeti vengo da Alba'nia. 
Pinta usci' dall'auto per andare a pisciare. Dove s'erano ficcati quelli di Fazbar? Un'ora di ritardo e nemmeno una telefonata. C'era da preoccuparsi? Forse. Per il momento, era piu' preoccupato che il Marcio si accorgesse del ritardo. Due paranoie al prezzo di una.
- Sai che non c'e' soluzione? - lo avverti' una voce subito dietro le spalle - Mi sa che e' meglio se lo facciamo sparire, il negro. Tanto adesso ne arrivano altri e andiamo avanti lo stesso. Spediamolo in Germania, non so, Mahmeti dovrebbe averci dei parenti. Altrimenti lo facciamo fuori come quel cacciatore, col fil di ferro e tutto, cosi' e' sempre colpa dei satanisti, o quel cazzo che sono.
Pinta si volto' di scatto, uno strano sorriso stampato in faccia. Un getto caldo raggiunse le scarpe del Marcio e il bordo dei pantaloni.
- Pinta, cazzo fai? 
- Cazzo fai tu. Sei venuto a reggermi l'uccello? 
In quel momento, i fari di un grosso furgone illuminarono la notte. Pinta rialzo' la lampo e si avvicino' in fretta.
Niente da fare. Il mezzo fece manovra sulla ghiaia e imbocco' la strada in direzione opposta.
Il Marcio colse la palla al balzo: - A che ora e' che dovevano arrivare? 
- Piu' o meno adesso. - menti' Pinta con un brivido
- E allora che ci siamo venuti a fare, con un'ora di anticipo?
Il
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