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e si ritrova fuori.
- Giovanotto - la voce della vecchia chiama da dietro l'angolo.
Sta sfilando da sotto la gonna una confezione di mozzarella. Tolgo lo zaino dalle spalle e le allungo il pollo.
Mentre lo sistema nella sporta, mi guarda e fa: - Io vengo tutti i martedi', e lei?
- Mah, non so, e' la prima volta che
- Guardi, se non le e' troppo scomodo, non e' che verrebbe di martedi', verso quest'ora?
- Veramente
- E' un buon posto, sa? Si spende bene. E vede, quel suo zainoE' cosi' bello grande, comodo. A me, sotto la gonna, ci sta al massimo una bistecchina, ma li' dentro Insomma, veda lei, se ce la fa
Lascia la frase sospesa. Raccoglie le sue cose, sistema i vestiti e si avvia.
- La saluto, eh? Di nuovo.
- Arrivederci. - rispondo - A martedi'.
Gira la testa e mi strizza l'occhio ancora una volta. 
Chissa' se tornero' davvero.
Chissa' se non le andrebbe, dopo la spesa, di accompagnarmi alla grotta. Ho come l'impressione che sia sola, da queste parti. Niente figli. Niente nipoti. Un nipote troglodita potrebbe anche farle comodo. In fondo, ho tutto quello che serve: una bocca per divorare pietanze e fare domande, due orecchie per ascoltare storie e referti medici, lo zaino per stivare la refurtiva. 
Di nuovo me lo carico sulle spalle e imbocco la via del ritorno.
Devo pensare bene a dove nascondere la roba. Non per via dei topi, dei pipistrelli o delle cavallette depigmentate che abitano le fenditure del gesso.  No. Per Gaia. Vedendo questi prodotti non saprebbe trattenersi dal deridermi. Le sfuggirebbe l'aspetto del sabotaggio. Ne dedurrebbe che sono ancora dipendente dalla mia ex-civilta'. Non si renderebbe conto che l'importante e' non comprare, sostituire l'acquisto con qualcosa di attivo e di ludico. Non vedo differenza tra allungare una mano per cogliere una mela e fare altrettanto per sgraffignare un risotto. 
Raggiungo la grotta, accompagnato da pensieri confusi.
La porta e' accostata. La porta sono cinque roverelle legate insieme, fissate allo stipite con una fune piu' grossa e spalmate di fango. Serve solo a trattenere calore: niente catenacci, niente lucchetti. Allinterno, filtra gia' pochissima luce. Le braci pulsano nella stufa di pietre e argilla. Una scia di fumo scorre sul soffitto e va a infilarsi nellapertura sopra la porta.
Laria ha un sapore affumicato. Sembra di respirare wrstel. 
Il rotolo di coperte e' la prima cosa che noto.
Poi le scarpe. 
La testa che spunta allestremita' opposta e' tuttuno col buio.
Cristo, un altro morto? No.
A prima vista, si direbbe che dorma.


28. Decorazioni di Natale

Lo cercavano da mezzora. Senza risultati.
Fasci di torce elettriche si incrociavano sul terreno, schiene curve, bastoni improvvisati a rovistare nellerba
- Per me se le' ripreso - ribadi' Erimanto unennesima volta.
- Per me possiamo lasciar stare - disse Zanne d'Oro, ingannata e delusa dalla forma di un sasso.
- Tra un quarto dora ce ne andiamo - sentenzio' Cinghiale Bianco. Anche lui cominciava a disperare. Daltra parte, teneva molto a un certo stile comunicativo, e senza quelle due falangi la rivendicazione poteva risultare monca, almeno quanto la mano destra dellultima preda.
Si sa che la fretta non giova alla cura dei dettagli. Un appostamento sbrigativo, una scelta avventata, e proprio sul piu' bello saltano fuori quegli altri, con cani, fucili e compagnia. Quegli altri che nessuno ha visto, nascosti nei dintorni, una battuta collettiva scambiata per caccia solitaria. Forse una trappola, addirittura. Non ce' tempo di bloccare il braccio come si deve, di calare laccetta, di raccogliere il moncherino e metterlo al sicuro nel sacchetto freezer. Bisognerebbe scappare, e basta. Ma la rivendicazione va fatta, serve adesso, per dimostrare che con la gente strangolata non si ha nulla a che fare. Altro genere, altro stile, altra modalita'. 
Per questo Cinghiale Bianco afferra la mano del cacciatore, seleziona il dito indice, lo porta alla bocca e morde secco, gli incisivi che
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