<A HREF="guerra_agli_umani068"><</A>
l'asfaltata un tornante sopra il ponte. Prima di ricevere il benvenuto a Castel Madero, comune d'Europa, comune denuclearizzato, gemellato con Erdekan (URSS), un cartello sottile mi indica la deviazione per il supermercato.
Rispetto ai centri commerciali della stessa catena, questo e' la versione bonsai.
Dieci posti auto, sei minuscoli carrelli, tre vecchiette rinsecchite a zonzo tra due corsie. Giusto i prezzi non sono ristretti.
Mi avvicino al banco verdura con aria interessata. Allungo la mano su un cespo di lattuga. Fingo di volerlo scrutare con attenzione. In realta' prendo tempo. Lancio sguardi obliqui all'intorno. Studio il campo di battaglia. Non sono esperto di furti alimentari. Per una lunga stagione mi sono dedicato allo sciacallaggio di compact disc. Prima che inventassero gli involucri antifurto e lo scambio in Rete. 
Dalle caratteristiche del locale, direi niente telecamere. Solo specchi. Strumenti ambigui per antonomasia. Armi di resistenza nelle mani di Archimede. Preziosi alleati, quando passi il rasoio sull'ispido della barba. Allo stesso tempo, odiose metafore del tribunale della coscienza. Fonti inesauribili di narcisismo. E, per l'appunto, prolungamenti panottici di sguardi sbirreschi. 
Difficile esprimere un giudizio.
Poco male. L'importante e' localizzare. Valutare angoli di incidenza. Individuare punti ciechi.
Appoggio lo zaino tra i piedi. Quasi mi ci sdraio sopra, fingendo col braccio proteso di dover raggiungere un cavolfiore. Intanto, l'altra mano lavora sui lacci dell'apertura. Afferra le primizie piu' vicine: manciate di bietola, patate, zucchini. Le fa scivolare all'interno. 
Finita l'operazione, si passa al reparto scatolame. Stessa tecnica. Mais, fagioli, germogli di soia.
Tra un barattolo di pelati e una confezione di pesche sciroppate, l'occhio inciampa su un vasetto di spalmabile  al cioccolato. 
Attenzione.
Qui non si tratta di prima necessita', alternativa irrinunciabile alla dieta neandertaliana. 
Si tratta di uno sfizio. Qualcosa di superfluo. Desiderio trasformato in cibo dagli stregoni di Babilonia.
Che fare?
Cosa significa impadronirsene? Significa riappropriarsi di quel desiderio, rubato al sottoscritto per imprigionarlo in una crema al cacao? O piuttosto, significa perpetuare il circo dei bisogni indotti, nonche' un sistema produttivo che genera ingiustizia e disastri ambientali? E attraverso il furto, non si partecipa forse a un piccolo sabotaggio del sistema stesso?
Guardo meglio, senza perdere di vista gli specchi. I vasetti di spalmabile sono piu' di uno, per soddisfare esigenze diverse. Tra questi, spicca il modello biologico, solo cacao del commercio equo e nocciole coltivate su terreni sottratti alla mafia.
Forse e' meglio sifonarsi quest'ultimo. Per non perpetuare, eccetera.
Forse no, trattandosi di sabotaggio. 
Nel dubbio, li intasco tutti e due. Al mio fianco, una minuscola vecchia strizza l'occhio divertita. Si china sul pozzetto dei surgelati, ne estrae un pollo avvolto nel cellophane, viene verso il sottoscritto, mi sfiora, lascia cadere il volatile dentro la zaino. Senza voltarsi, passando oltre, fa un cenno col dito dietro la schiena: a dopo. Quindi si ferma davanti alle bottiglie, arpiona un puro malto e se lo infila nella manica della giacca, bloccata sul polso dall'ermetica aderenza del velcro. 
L'addetta ai salumi deve aver notato qualcosa. Grazie allo specchio la vedo alzarsi e venire da questa parte. Buon segno: le armi del nemico gli si ritorcono contro. Ho qualche secondo per prepararmi all'impatto.
- Cercava qualcosa? - domanda con fare sospetto.
E il sottoscritto: - Si'. Carote sotto spirito. Ne avete?
- Eh? Mai sentite dire. Sicuro che esistono?
- Per la verita' no, ma ne facevo voglia. Magari, puo' suggerirne la produzione a qualche rappresentante, quando ha l'occasione. Per il brevetto, possiamo metterci d'accordo.
Annuisce con un sorriso di circostanza e torna ai suoi prosciutti. Il sottoscritto, rapido come un'erezione mattutina, punta l'uscita 
<A HREF="guerra_agli_umani070">></A>