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disse il Marcio - E sempre pulitino, in ordine, col nastro che gli tiene le trecce. Che cazzo gli prende adesso?
- Perche' non lo chiedi a lui? - La mano del Pinta indico' il gladiatore che usciva dal ripostiglio tutto bardato.
Il Marcio abbasso' la voce: - Lui mica me lo dice. Si caga sotto appena gli parlo. 
- Siamo a posto, Nigeria? - domando' Pinta - Vedi di non far fuori anche questo, eh? Se non vuole combattere, gli molli qualche colpo. Ma piano. Molto piano.
I due andarono a piazzarsi di la' dalla rete. Il nigeriano doveva salire sulla gabbia del lupo e sollevare il portello a ghigliottina. Pinta scommise con se stesso: lanimale non sarebbe nemmeno uscito. Per ogni evenienza, una scala a compasso aperta vicino al muro faceva da zona franca per il gladiatore. Pinta scommise ancora: non sarebbe servita.
- Metti che sta facendo cazzate in giro - riprese il Marcio appena varcato il cancelletto - I carabinieri lo beccano, lo fermano, minacciano di rispedirlo da Mamma Africa. Allora lui si gioca lunica carta. Sai quale?
- No. E magari me la spieghi dopo, ti va? Voglio vedere quel lupo cosa cazzo combina.
Sidney apri' la gabbia.
Scommessa vinta.
Il nigeriano salto' giu' e ando' a piazzarsi di fronte all'apertura.
Pinta credette di sentire un ringhio. Sul muso del lupo fiorirono zanne. 
Su quello del Marcio, una sigaretta e ancora parole.
- Vedi? Questione distinto. E comunque, ascolta: quando quello si trova davanti i carabinieri, tira fuori subito la sua storia di poveraccio, parla della gente cattiva che lo ha schiavizzato, parla dei combattimenti, magari si aspetta che per riconoscenza non lo sbattono a casa, gli danno la cittadinanza ad onore. E intanto a noi ci portano dentro.
- Ma perche' non ti godi lo spettacolo in santa pace? - Pinta stava perdendo la pazienza.
- Spettacolo? Quale spettacolo? 
In effetti, non cera molto da vedere.
Alle spalle dei due annoiati spettatori, labbaiare dei cani si fece piu' intenso, saturando l'ambiente di echi metallici Un attimo dopo, Ghegno compariva allingresso opposto del capannone. Era lora della pappa. Quelli delle prime file sentivano il cigolare della carriola e davano il segnale. La carriola conteneva chili di carne. 
Pinta si volto', vide il mucchio di cascame, colli di gallina, interiora e ossa da spolpare. Percorse il corridoio tra le gabbie, pregando che la cagnara non gli risvegliasse il mal di testa. Saluto' laltro con un cenno, parlare era inutile. La mano pesco' un brandello dal mucchio. Difficile dire cosa. 
Con gesto plastico da lanciatore di baseball, Pinta inarco' la schiena, punto' il braccio libero verso lalto, carico' la spalla e scaravento' il fagotto di carne oltre la rete, al centro dellarena. Un filamento di grasso ando' a impreziosire la spettinatura del Marcio. Il resto giunse a destinazione, appena dietro il nigeriano.
Se bisognava giocarsela sullistinto, la fame era senzaltro il piu' forte. 
Marcio si passo' una mano in testa con aria schifata.
Il lupo balzo' fuori dalla gabbia.
Sidney ebbe un sussulto.
- Non fargliela toccare - grido' Pinta avvicinandosi alla rete. 
- Secondo me sbagliamo - disse il Marcio.
- Perche'? Guarda che adesso
- Sbagliamo. Kunta Kinte deve dormire qui, sempre, non andare in giro per  cazzi suoi. Ci sputtana.
Pinta cerco' un tono accomodante: - Ascolta, Marcio, oggi e' lunedi': perche' non inauguri la Settimana Senza Paranoie e ti metti tranquillo?
Il lupo giocava dastuzia. Di attaccare un uomo armato di bastone non ne voleva sapere. Cercava di spaventarlo scoprendo i canini. Cercava di aggirarlo, guizzare di lato e impadronirsi del boccone.
- Non e' un fatto di paranoie. Per quel che sappiamo, Nigeria puo' gia' essere daccordo coi caramba. Noi diamo per scontato che e' solo un bovero negro, ma intanto quello puo' avere microfoni ovunque, registrare ognuna delle nostre cazzate, senza che nemmeno ci viene in mente di dargli unocchiata sotto i vestiti, quando arriva qui.
Pinta fece appello alla
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