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perdere anche il pranzo. 
Nel primo pomeriggio, al circolo della caccia, era gia' tempo di riunione straordinaria. Il vile attacco alla categoria andava analizzato. Urgevano soluzioni. Occorrevano strategie.
Il tesoriere prese la parola sopra il vociare:
- Per me, limportante e' non farsi intimidire. Evitiamo pure le battute solitarie, ma al di la' di questo, niente paura, ci comportiamo come prima. Piuttosto, chiediamoci il perche' di tanto odio. Bisogna diventare irreprensibili, stare alle regole, mostrare che il cacciatore rispetta la natura piu' di tanti ecologisti e
- E darci una caterva di martellate sui coglioni. Neanche fossimo noi, i delinquenti! - La voce di Boni galleggio' sulle altre - Odio nei nostri confronti? Ma in che film? Lascia stare, va', questo e' un gruppo di scoppiati. Lavete letto il volantino: non e' questione di caccia, di pesca o di tiro con larco. Qua si vuole sterminare il genere umano, partendo dai piu' antipatici. Magari domani tocca ai macellai, dopodomani ai carnivori. Allora dico che e' inutile una riunione tra di noi. Bisogna tirare in mezzo tutto il paese, altrimenti sembra che il problema e' solo di noialtri.
- D'accordo, Boni - concesse un paio di baffi dall'altra parte della stanza - Giusto. Pero' non dimenticarti che lattacco e' contro di noi. Mi va bene parlarne insieme, col sindaco, col maresciallo, con chi ti pare. Poi pero' siamo noi che dobbiamo organizzarci. Primo, perche' il problema ci riguarda piu' degli altri. Secondo, perche' conosciamo queste montagne come nessuno. Terzo, perche' possiamo portarci dietro gli schioppi senza che nessuno dice beo.
La terza motivazione fece sussultare la sala. Il tesoriere appoggio' il mazzo di carte, che rimescolava per impegnare le mani, zitti' i commenti favorevoli e si limito' a domandare:
- Spiegati meglio, Casale. Non ti fidi dei carabinieri, della polizia, delle guardie forestali? 
- I carabinieri fanno il loro mestiere e tante grazie. Ma anche noi dobbiamo metterci del nostro. Se non volete essere qui di nuovo, tra una settimana o tra un mese, a piangere un altro morto, bisogna organizzarsi, reagire. 
Gilberto Rizzi agito' in aria la fasciatura per chiedere la parola. Nessuno interveniva mai per alzata di mano. Il piu' delle volte ci si dava su la voce, ci si interrompeva, o si aspettava un varco di silenzio per infilarsi nella discussione. 
Non fu tanto il gesto, quindi, a spegnere la disputa di colpo. In unaltra situazione lavrebbero ignorato.  Ma il moncherino del caposquadra era uno scettro di autorevolezza. Il suo parere era molto atteso.
- Capisco le preoccupazioni di Casale, le capisco forse piu' di ogni altro, ma voglio invitare tutti alla calma. Col sangue freddo e gli occhi bene aperti, possiamo essere di grande aiuto alla comunita'. Questa e' lunica reazione possibile. Le altre rischiano di finire male. 
Mentre Rizzi proseguiva - durata prevista almeno un quarto dora - Casale valutava le facce. Dei dieci che pensava di arruolare, almeno tre si stavano ricredendo. Annuivano, abbassavano gli occhi, si mordevano il labbro. Poco male. Sette uomini sarebbero bastati.
- Anceschi, te che te ne intendi - chiese una voce appena Rizzi ebbe concluso - Non si potrebbe istallare qualche telecamerina? Mica dico dappertutto, lo so anch'io che e' impossibile, ma almeno nei posti piu' battuti, dentro le altane, vicino ai ruderi E' un'idea.
- Corrado, ma cosa sei, scemo? Poi magari spari a un fagiano di troppo e quelli c'hanno tutto registrato. Lasciamo perdere, da retta.
Ma nonostante l'invito, il problema videosorveglianza tenne banco ancora mezz'ora.
A notte fonda, la riunione si sciolse. Non le polemiche.
Le saracinesche dei negozi erano abbassate. Gatti famelici si contendevano un osso di pollo, tra il bidone dellimmondizia e la macelleria. Un vento gelido spazzava foglie e ciocche di capelli davanti allingresso del barbiere. 
Gli anziani dei capannelli, rientrati in casa per cena, lottavano gia' con linsonnia.
La notizia
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