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abbastanza potente, troppo bassa. 
Sardena si lascia attraversare dalle ipotesi, mentre arranca per la salita. Bisogna fare in fretta. 
Un lamento ancora serpeggia tra i tronchi. Non certo un daino.
Pochi metri, un pertugio tra i rovi, spine che aprono la faccia.
Eccolo.
Per essere un daino e' un po' troppo peloso.

A un tratto, non e' piu' il lamento a emergere come un assolo dal bordone della notte. 
Voci umane. Concitate. Frasi confuse.
Listinto dice: in guardia. 
Il selettore rallenta il passo. Il cuore accelera.
- Deciditi, cazzo: gli sparo o no?
- No. Si e' messo zitto.
- Sara' morto.
- Morto? Ma se respira ancora. 
- Allora gli sparo.
- Sparati in mezzo alle gambe piuttosto. Se lo rimettiamo in sesto, conosco uno che ce lo paga bene. 
De Rocco si trova davanti un muro di sterpi. Concentrarsi sui movimenti gli fa perdere il filo del discorso. Ma non ci vuole un genio per capire: bracconieri.
Deve strisciare sui gomiti. Rannicchiarsi a terra. Avvicinarsi il piu' possibile. Cogliere un dettaglio dei volti, dellabbigliamento, del timbro di voce. 
Oppure tornare indietro. Avvertire le guardie dellOasi, col rischio di arrivare tardi.
La scelta e' gia' fatta. Infila un passaggio stretto in mezzo alle frasche. Zuppo di pioggia. Sempre strisciando. 
Il gancio molla la presa.
La cima del piccolo faggio sferza laria come la coda di un rettile.
Il laccio mortale afferra la gola e stritola un urlo.

- Che cazzo era?
Sardena si fa strada con un bastone in mezzo a ginestre e rosa canina. Schianta rami a destra e a sinistra, un braccio a coprire il volto e la pila stretta in mano.
- Oh, dove vai, non mi lasciare solo. - protesta l'altro.
Sardena non sente. 
Scosta le fronde di un nocciolo e ha di fronde la preda.
La luce della torcia illumina due suole, un paio di pantaloni, un giaccone da caccia.
Illumina dita che frugano nel sangue per far presa sotto il filo di ferro.
Illumina una testa, tutta occhi.  
- Allora? Che e' successo?
La preda guarda Sardena. La preda vede, anche se non sembra.
Il bracconiere solleva il bastone, si alza sulle punte, carica una martellata micidiale.
Il volto della preda si conficca nel terreno umido come un paletto appuntito. 
- Oh, Sardena, allora? - la voce e' dietro le spalle. L'alcolista non deve vedere.
Dietro front immediato.
- Forza. Carichiamo il lupo e vediamo di sparire.


V
Da Emerson Krott, L'invasione degli Umani, Galassie 1981. Capitolo 16.


Alte salirono le fiamme dell'auto da fe', dita di fuoco si allungarono, come ad ammainare le stelle. Una folla smisurata si stringeva a fatica nell'imbuto centrale dell'Istituto, franava sul pavimento inclinato del cortile e andava a raggrumarsi contro le transenne che circondavano il palco e la platea dei nidrag.
Un vento di parole sferzo' il volto del colpevole, una brezza di punti esclamativi gli scivolo' sulle guance quando le irresistibili onde cerebrali di trentadue boia lo sollevarono di peso dalla fossa dei condannati e lo esposero alla gogna degli sguardi, facendolo fluttuare sopra il mare di teste mentre il nidar nidrasi  dava lettura della sentenza. 
- Popolo di Ush, il comitato scientifico dell'Istituto di Storia Arcaica - Emisfero Settentrionale, dopo aver esaminato con estrema attenzione il materiale che Kram A768 ha riportato dalla spedizione archeologica sul Terzo Pianeta, e' giunto alla conclusione inappellabile che tale materiale debba considerarsi contraffatto. L'analisi dei campioni di roccia
Il sordo ribollire di migliaia di laringi, accompagnato come un tuono da lampi di indignazione, copri' la voce dell'oratore. 
L'ex nidar Kram A768 non pote' sentire le motivazioni dettagliate, i minuziosi riscontri della propria condanna. Poco gli interessava, del resto. Le prove, le avevano. La contraffazione era documentata. La sentenza ineccepibile. Le fiamme fredde che sventolavano sopra la catasta di tribetile, agendo sulle sonde che gli avevano applicato sul cranio, avrebbero cancellato per sempre dal 
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