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cambiare stanza: cera solo quella. Affretto' i preparativi per uscire. Beko attacco' la solfa: 
- Te lo dico io perche' fa cosi', Fela. Il fatto e' che a lui piace lamentarsi, ma di cambiare non ne ha voglia per niente. 
Si fermo' un attimo, per vedere se la provocazione bastava. Sidney infilo' i pantaloni senza dire una parola. La tensione avrebbe potuto accendere una lampadina, cosa che la corrente elettrica non faceva da mesi.
Fela si rese conto troppo tardi di aver innescato il meccanismo. Tento' di cambiare discorso.
- Sai Sidney, non ci hai mai detto chi erano i due che hai fatto picchiare al posto nostro.
- Niente di grave. Due hausa, musulmani, se l'erano meritato. 
Beko ignoro' la questione e riprese:
- Sai cosa penso, Fela? Penso che al nostro amico, sotto sotto, non gli dispiace fare a botte coi cani, lasciare che gli stacchino una coscia mentre quelli scommettono.
Sidney si impegno' a non reagire. Mise il sedere sul materasso per allacciarsi le scarpe. Uno spillo di aria gelida gli si pianto' dentro lorecchio.
- Fela, e se invece delle Nike metti qualche soldo per riparare il vetro? O vuoi stare tutto linverno con un telo di plastica appiccicato con lo scotch?
 Beko si alzo' dalla sedia e fece segno allaltro di non rispondere. Mise la lampada al minimo e accese un paio di candele.
- Ti ricordi, Fela, cosa diceva Jimbo, di quelle ragazze che erano venute in Italia e poi si era scoperto che non facevano le pulizie? 
- Se vanno con gli uomini vuol dire che gli piace. - rispose Fela
- Esatto - concluse l'altro - Forse aveva ragione.
Il muro di Sidney resistette ancora. Ormai si era messo il cappotto. Non cera bisogno di ricordare quello che tutti sapevano benissimo, Jimbo compreso: erano i fratelli ad aver affidato le ragazze alla madame. Rimpatriate a forza, giacevano adesso in un campo raccolta alla periferia di Lagos, nellattesa vana che i parenti pagassero la cauzione di qualche migliaio di nairas. Ma a scoraggiarli, bastava gia' la vergogna.
Sidney sfilo' dal rotolo due banconote da cinque e se le caccio' in tasca. Non trovava il berretto di lana. Beko esagero': - Non succedeva lo stesso quando stavamo a Ponte? Lui non voleva neanche venire via. Si vede che le carezze di Omosho non gli dispiacevano. 
Beko accompagno' le parole con spinte pelviche e corte vogate di braccia. 
Sidney esplose: - Come hai detto?
Lo sguardo attonito di Fela si poso' su entrambi. La notizia gli era del tutto nuova. Sidney lo prendeva nel culo da quello stronzo? E Beko come faceva a saperlo? Li aveva beccati?
Mentre i punti interrogativi arpionavano i pensieri, Fela capi' che le cose si mettevano male.
- Ripeti quello che hai detto, avanti - disse Sidney, immobile sulla porta.
Beko non si fece pregare. - Spiegavo al nostro Fela quanto ti piacesse la manioca di Omosho. Infatti
Il tavolo si rovescio' sotto l'urto di Sidney che con un unico balzo tentava di mettere le mani su Beko. Gli precipito' addosso e finirono a terra. Sidney era molto piu' grosso. Allenato a combattere coi cani. Incazzato da far paura.
Si ritrovo' sullaltro in una manciata di secondi. Gli blocco' braccia e spalle sotto le ginocchia e alzo' un pugno per vendicare le offese.
Fela lo afferro' da dietro, sotto le ascelle: - Basta! - grido' - Che cazzo vi prende? Smettetela.
- Lasciami - ringhio' Sidney torcendo la schiena. Fela era ancora piu' grosso di lui.
- Lascialo - disse Beko - Fallo sfogare, una buona volta. Avanti, Sidney, rompimi la faccia, su.
Fela mollo' la presa. La lampada a gas si era spenta, restavano solo le candele. La luce della fiamma rabbrividiva sulle pareti scrostate. 
Sidney guardo' Beko. Gli afferro' la faccia e con la mano la spinse di lato, come per cancellarla.
Sidney si alzo'. Raccolse il borsone abbandonato in un angolo e ci rovescio' dentro una manciata di vestiti.
- E adesso che fai? - domando' Fela con aria stanca.
- Me ne vado.
- Te ne vai? E dove?
Torna da Omosho, avrebbe voluto dire Beko. Ma non lo disse.
-
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