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si sono arresi da un pezzo. Superata la curva, attraversiamo un borgo fantasma, otto case in sasso, tetti di lastre d'arenaria, tenute in piedi dai rampicanti piu' che dalla malta. Il selciato della piazzetta non s'e' ancora convertito in prato. Al centro, un nespolo color tramonto posa per il terzo scatto di una cartolina Quattro Stagioni. La fontana del lavatoio continua a buttare acqua, mentre il pozzo e' rimasto senza catena. Vorrei dare un'occhiata al forno comune, qualche mattone in pietra refrattaria potrebbe tornarmi utile per la caldaia, ma i gendarmi indicano la volante, posteggiata all'imbocco di una lastricata. 
Se mai mi rilasceranno, devo ricordarmi di passare di qua e fare incetta di nespole. Magari potrei pure venderle, spacciarle per frutti esotici rari e costosi.  Tanto e' un pezzo, che non se ne vedono in giro. Vanno tenute nella paglia due mesi, prima di consumarle. Troppo complicato. Quando ne scopriranno le insospettabili proprieta' terapeutiche, qualcuno si affrettera' a brevettare il principio attivo, e gli eredi di questo posto faranno un salto in farmacia a comprare capsule di estratto titolato. 
I gendarmi mettono in moto, fanno manovra sulla piazzetta.
Penso ai bambini cresciuti in queste case e diventati adulti lontano. Penso alla generazione che per prima spezzo' la consuetudine e intraprese al contrario il cammino del sottoscritto. 
Penso a chi sprango' l'ultimo catenaccio, tolse la catena dal pozzo e si lascio' il nespolo alle spalle. Chissa' quante volte laveva visto fiorire.
Il sottoscritto e' qui da una settimana e teme gia' che lo facciano smammare. 
Abitudine. Il vizio di mettere radici, anche quando una grotta, un bosco e dellacqua sono tutto quello che serve. Una radura vale laltra, finche' non arriva qualcuno a rompere i coglioni. E in quel caso, perche' restare? 
Nella nuova civilta', nessun luogo vale un assedio.
 
***

Escono. Mi fanno cenno di entrare. 
Piante ingiallite sonnecchiano sugli schedari. La scrivania metallica esibisce stereotipi: fermacarte in vetro, portafoto con famiglia, orologio da tavolo a cristalli liquidi. Cinque sferette allineate penzolano immobili da un trespolo.
Lui e' di spalle, alle prese con la macchinetta del caffe'. Da quel che ho capito, vuole rivolgermi alcune domande.
Lui si volta, il bicchiere di plastica appoggiato alle labbra.
Lui e' Survival, non ci sono dubbi. Pizzetto, capello riccio brizzolato, neo sulla guancia destra. Spalanca gli occhi, mezzo strozzato dal caffettino.
- Lei?
Sistema il colletto della divisa con gesto meccanico. Osserva ancora il sottoscritto, poi indica la sedia. Mezzo nascosto dal monitor del computer,  qualcuno pesta su una tastiera. 
- Allora, mi spieghi un po'Che c'e' andato a fare, in quella grotta?
- Vacanza, capitano. Una vacanza da me stesso.
Incrocia le mani sotto il mento barbuto, per concentrarsi meglio. Si lascia scappare un sorriso complice. Crede di aver capito.
- Non sara' che anche lei si allena per la sopravvivenza?
No. Niente del genere. Anzi, al contrario. Sono qui per essere felice, non per sopravvivere. Per diventare migliore, non per conservarmi come un surgelato. Noi supereroi non ci preoccupiamo della morte. 
Voi chiamate naufragio cio' che il sottoscritto considera salvezza. 
Voi dite: coi tempi che corrono, la situazione piu' tranquilla puo' trasformarsi in tragedia. Hai un incidente in montagna, il cellulare non prende, lauto e' distrutta, piove, sei caduto in un burrone, hai una gamba rotta e rischi il congelamento. Devi affrontare le prossime ore. Cheffai?
Il sottoscritto comincia lasciando a casa la macchina.
Corsi davvero utili dovrebbero insegnare a vivere senzauto. A disintossicarsi dal cellulare. Altro che tragedia.
Comunque rispondo che si', la filosofia survivalista mi ha fulminato, e ho deciso di sperimentare la vita nelle caverne in vista del prossimo conflitto atomico.
Si congratula per lidea. E sincero. Dice che e' tempo di prendere in seria considerazione la
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