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giorno arrivo' prima Gilberto.
Il cortile del vecchio casone aveva un che di artistico. Impronte di pneumatici si intrecciavano come tagliatelle in un groviglio di Pollock. Lattine vuote, bottiglie, preservativi e fazzoletti davano al tutto un sapore pop art. 
Per Gilberto Rizzi era solo pattume. Unincuria da segnalare. Lego' il cane a un anello di ferro ed entro' nel vecchio salone. Il prato aveva vinto la battaglia col pavimento, mentre lintonaco dei muri si era arreso allumidita'. 
In un angolo, il materasso, fradicio nonostante il telo di plastica, e la pila di riviste, inzuppate come frollini. 
Rizzi si preparo' per lattesa. 

Il fosso subito dietro i ruderi era ingombro dortica e marciume. I soldati dell'emra lo superarono a fatica. Sulla breve scarpata, fango liscio come ghiaccio sfuggiva sotto le suole. Aiutarsi a vicenda significava scivolare in due e gli arbusti del canneto non erano a portata. Erimanto riusci' ad arrampicarsi usando laccetta come piccozza. 
Una vecchia costruzione in sasso: archi di pietra e un glicine decrepito avvinghiato al muro.
Il cane, legato. Lui, dentro.
Nessun altro.
Cinghiale Bianco fece segno di indossare le maschere.
Zanne d'Oro si aggiusto' la corda sulla spalla destra.
Erimanto domando' - Da dove cosiamo?  

Fisso' lo sguardo sul seno enorme della donna mentre dita avide sbottonavano i calzoni. La distese sul materasso, puntellandosi con le braccia sopra di lei. Gli occhi rimbalzavano dai capezzoli larghi e scuri al microscopico perizoma che la copriva appena.
Sistemo' meglio il pieghevole, indeciso se continuare di mano o preferire lattrito col materasso. Col secondo metodo c'era da bagnarsi i pantaloni. Il materasso invece era gia' bagnato.
Sfoglio' pagine a ritmo serrato finche' la testa non gli crollo' sullombelico di Anna Nicole. Sospiro' tra i denti, scrollo' larnese e lo rinfodero'. I fazzoletti li portava sempre Rina.
A sentire il cane, doveva essere arrivata.
Si affaccio' nellandrone e controllo' lingresso.
Un braccio lo afferro' sotto il mento.
Spire di nastro isolante gli avvolsero la faccia, lasciando scoperto solo il naso. Prima che ladesivo incollasse le palpebre, distinse unombra dal volto mostruoso sferrargli un pugno nello stomaco. Poi una sventagliata di schiaffi. Dritto e rovescio, per molte volte. Piu' che reagire, comincio' a dimenarsi, finche' un laccio molto stretto non blocco' le caviglie.
La rapidita' dellazione lo aveva annichilito. Mani braccia e dita mitragliavano il corpo. Il cervello era intasato di stimoli.
Gli legarono i polsi ad altezza palle. Lo trascinarono come un tronco nellaltra stanza. Lo fecero stendere a terra. Uno gli sedette sulle cosce. Un altro gli allungo' le braccia sopra la testa e le blocco' col piede.
Il cane abbaiava. Dove cazzo era finita la Rina?
Con le orecchie sigillate dalla fasciatura percepi' almeno tre voci. Attutite. Distinse qualche insulto e la parola cinghiali. Distinse: caccia. Distinse: condanna.

-colpevolezza evidente. La giuria rivoluzionaria e' dunque unanime: condanna!
Cinghiale Bianco rovisto' nelle mani delluomo. Afferro' lindice destro, lo raddrizzo', mentre con laltra mano richiudeva a pugno le dita restanti. Spinse un ramo di quercia sotto il dito che preme il grilletto e si rivolse a Zanne d'Oro.
- Tienigli i polsi a terra.
La ragazza sedette sugli avambracci del cacciatore ed esegui'.
Cinghiale Bianco si mise in ginocchio, appoggio' la lama tra la prima e la seconda falange, sollevo' laccetta sopra la testa e diede un colpo secco.
Un urlo sordo rimbalzo' sul nastro adesivo e si diffuse come scossa nel corpo delluomo. Le gambe scalciarono via il dolore. Il sangue colo' sul legno, sull'erba, sul seno plastico di Anna Nicole.
I tre raccolsero il dito mozzo e si allontanarono in silenzio.

Rina Cappelli arrivo' in ritardo di cinque minuti.


DOCUMENTO 5

Denuncia n. 1785 eseguita in data 6 ottobre dal sig. De Luca Gianni, residente in Castel Madero, via Brigate
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