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il nirvana, la maggior parte degli uomini si fida di inarrivabili farabutti, sorrisi geneticamente modificati pronti ad allungare la mano oltre il teleschermo per accaparrarsi mutande e portafogli di chicchessia. 
Mi sono chiesto: ma questi disperati sono anche deficienti? 
- No. Non credo.
Alle malie della re'clame, preferirebbero ancora il parere di un amico. Ma gli amici con esperienze interessanti sono sempre meno. Il tempo e' poco. Meglio restare nel gregge.
Sia come sia, il sottoscritto non ha molti agganci nei paraggi. A ben vedere, non conosce nessuno. Basterebbe convincere le persone giuste, non piu' di tre o quattro, leader naturali della comunita', a salire fino alla grotta, a toccare con mano, a valutare i vantaggi della civilta' troglodita. Poi ci penserebbero loro a parlarne con gli altri. Abbiamo visto coi nostri occhi. Abbiamo sentito con queste orecchie. Quelluomo sembra pazzo, in realta' e' soltanto felice. Da piu' di una settimana vive in una caverna e ancora non da' segni di cedimento: un qualsiasi lavoro puo' esasperarti molto prima.
Forte di questo obiettivo, ho riempito lo zaino con le leccornie che mi hanno tenuto in vita finora. More, castagne, funghi porcini e mazze di tamburo. Lazzeruoli, giuggiole e altri frutti dimenticati. Farina di ghiande, faggiole abbrustolite, radici di topinambur e bacche di prugnolo. 
Ho in mente di cogliere due piccioni con una fava. Strano destino: credevo di guadagnarmi riconoscimenti e onori grazie allo studio delle religioni, diventero' famoso per il discorso agli operai della Ferrovia Veloce. Ne parleranno i giornali. Ne parlera' il paese. Sara' uno spot senza precedenti per la civilta' troglodita. Non da ultimo, potrebbe mettere a rischio la prosecuzione dei lavori, con grande sollievo dellecosistema.
- Insomma, due piccioni con una fava.
Non sempre ci e' dato scegliere come passare alla Storia.
In effetti un camion, lanciato a tutta velocita' tra le buche della strada, prova a inaugurare col nome del sottoscritto lelenco di vittime per la costruzione della ferrovia. Vittime umane, sintende. Le altre sono gia' migliaia. 
Distinto scarto di lato, quasi finisco nel fosso, stordito dal frastuono. Mi chiedo cosa succeda quando se ne incrociano due. 
Sano e salvo raggiungo il cancello del cantiere. Cerco nei dintorni una posizione strategica. Pochi metri indietro, allincrocio con la sterrata per il villaggio prefabbricato, un pioppo secolare offre riparo al viandante. Stendo la coperta sui pochi ciuffi derba scampati al fango e alle ruote dei camion. Dispongo in bellordine le primizie del bosco, decorando il tutto con ciclamini, pungitopo e agrifoglio. Un paio di pigne. Qualche ramo dabete. Fatto. Non resta che attendere la fine turno.
Raggi di sole filtrano stanchi tra i rami piu' alti. Centocinquanta milioni di chilometri non e' un viaggio da poco. A fatica si aprono un varco nella polvere sospesa a mezzaria. Dopo dieci minuti, le primizie del bosco sembrano fossili preistorici. 
Alle cinque meno cinque il cancello si spalanca obbedendo a un comando remoto. 
Eccoli. 
Un velo di polvere li fa sembrare distanti.
Qualcuno in tuta da lavoro, qualcun altro gia' ripulito. Qualcuno isolato, altri in gruppo. Sigarette accese e saluti.
Avanzo di cinque passi e mi rivolgo ai primi. Non e' facile. Sono sempre stato timido, fin da bambino.
- Buonasera, buonasera a tutti. Un attimo di attenzione, prego. Mi chiamo Marco Walden, abito in una caverna poco sopra il paese. Ho qui uno spuntino per voi, una specie di aperitivo. Sono prodotti del bosco, roba naturale, che cresce spontanea e appartiene a chi la raccoglie. Guardate! Chiunque di voi, in una giornata di svago allaria aperta, puo' procurarsi altrettanto.
Alcuni si fermano incuriositi. Direi la maggior parte. Una donna si avvicina.
- Posso prendere un po di castagne?
- Certo signora, - ad alta voce, per farmi sentire da tutti - E gratis, offre la ditta, cioe' il sottoscritto. 
Si avvicinano anche altri. Le mani 
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