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asfalto.
Il rudere delle Banditacce era riservato agli incontri hard: pubblico ristretto e selezionato. Pinta e il Marcio si erano dati da fare per trovare lalternativa, fin tanto che il capannone non era finito. Avevano promesso al brigadiere di ridurgli il debito scommesse. La pattuglia dei carabinieri non sarebbe passata.
Come brontosauri in fila indiana, i lampioni illuminavano larena meglio del Madison Square Garden. Mancava giusto lalbero, per appendere gli attrezzi bonus, ma negli incontri soft se ne poteva fare a meno.
Anche la corda per trattenere lanimale si poteva evitare. Le bestie non erano addestrate per il combattimento. Nel caso specifico: il dobermann del tabaccaio di Coriano Valmadero contro Cuoio, un gabberino di ventanni, equipaggiato con la solita armatura, piu', per loccasione, un giornale arrotolato stretto e piegato in due. L'arma micidiale dei tifosi del Millwall.
Il dobermann non mangiava da due giorni.
Il gabber aveva inalato pasticche.
Dopo quel primo incontro, altri due animavano il cartellone. Innocenti sfidava un pitbull appena guarito da una frattura alla zampa, in modo da garantire la vittoria del maestro e stimolare la partecipazione di allievi. Infine, poiche' la palestra Body Moving non aveva offerto ulteriore materiale umano, il nigeriano Sidney se la sarebbe vista col pastore tedesco di un camionista.
Allultimo momento, Ghegno aveva rimediato una telecamera digitale con tanto di treppiede. Dava limpressione di un evento televisivo. Per la verita', gli incontri hard si adattavano meglio a quel tipo di commercio. Ma intanto, valeva la pena provare. Valutare bene cosa poteva saltare fuori. Studiare luci e inquadrature.
Tutto pronto. 
Cuoio distribui' una serie di high five ai pochi amici ed estimatori.
Il dobermann pareva una statua di Anubi.
Silenzio, come al solito, nonostante il centinaio di persone.
Jakup Mahmeti si tocco' le palle da dentro la tasca.
Bisognava che il ragazzo non si facesse troppo male.


IV
Da Emerson Krott, L'invasione degli Umani, Galassie 1981. Capitolo 13.


Si lascio' penzolare, Eva la bruna, reggendosi al ramo con braccia robuste. Un rumore di frasche, nel fitto della boscaglia, laveva messa in allarme. Adamo si era appena allontanato, per raccogliere bacche succose e nutrienti radici sullaltra riva del fiume.
Impossibile fosse gia' di ritorno.
Ondeggiarono gli ultimi rami, sul limitare della radura. Si aprirono i cespugli, e un bipede sconosciuto venne fuori dalla macchia. Mai prima di allora, Eva la bruna aveva visto un simile animale attraversare i boschi e le paludi dellEden.
Pareva avere due teste, una sopra laltra. La prima di rettile squamoso, la seconda molto simile ad Adamo, fuorche' per la pelliccia, che non c'era. La pelle sul petto era rossastra, liscia e glabra, e lo stesso per linterno di braccia e gambe, rivestiti, nella parte piu' esterna, da squame di serpente lucide e regolari. 
Terrorizzata dalla visione, spaventata, Eva si rifugio' sui rami piu' alti dellalbero frondoso. 
Troppo tardi.
Nidar Kram fece in tempo a notarla e rimase stregato. Somigliava molto alle femmine del suo pianeta, ma con piccole differenze che ne facevano una creatura straordinaria, quasi divina. Invece della pelle viscida che era solito carezzare, una folta peluria bruna la ricopriva da capo a piedi. Odore afrodisiaco, forte e pungente, emanava da tutto il corpo. E una meravigliosa, selvaggia agilita' trasformava le movenze agitate in un esplicito invito sessuale. 
Non seppe resistere nidar Kram, si aggiusto' sulle spalle la pelle di sauro e con balzi voraci raggiunse lalbero per tentare di arrampicarsi. Unabilita' assente dal suo corredo genetico. 
Sconvolto dal desiderio, accecato dall'istinto, lalieno si aggrappo' al tronco  e prese a scuoterlo di forza, con entrambe le braccia, quasi a sfogare sulla pianta due settimane di insuccessi e la rabbia feroce di quell'ultima frustrazione.
Fu sul punto di cadere, Eva la bruna. Lalbero tremava
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