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la maga.
- Che cosa? 
- La grotta. Quant'e' che devi resistere?
- Non saprei. Anche tutta la vita.
- Tutta la vita? O Madonna! Motivo?
- Fondare una civilta', respirare meglio e trasformarmi in supereroe. Il mondo mostra la corda. E io con esso. 
- Mmmh, bel programma. Dieci a uno che non arrivi a meta' novembre.
- Beh, grazie per lincoraggiamento. Quello del sottoscritto e' solo un tentativo. Se dovesse concludersi cosi' presto, spero gli verranno concesse altre chance, prima di gridare al fallimento. Gli scienziati di Babilonia collezionano milioni di risultati nulli, neutri o negativi, senza che nessuno osi mettere in discussione la loro fede. Vorrei mi si accordasse altrettanta indulgenza. Comunque, se il posto non e' dietro la curva, temo di non arrivare nemmeno a stasera.
Sudato marcio. Dieci minuti di autonomia, prima di buttarmi nellerba e lasciarmi morire. La valigia fa di tutto per staccarmi un braccio e riacquistare la liberta'. Proprio questa mattina sono passato a recuperarla. Ci avevo lasciato dentro libri, sigarette e CD. 
Pensa all'umidita' del bosco che ingrassa Omero fino a farlo scoppiare. Pensa ai funghi velenosi che si nutrono di Shakespeare e al muschio affamato sulle avventure di Salgari. E poi folle di vermi che pasteggiano beati con le copertine dei Lali Puna, e merda di cinghiale a corrodere per sempre i Velvet Underground. Imperdonabile.
La maga impugna le bacchette e rallenta il passo. I ferri ruotano e si dispongono in modo diverso. Deviano paralleli a destra e a sinistra. Sincrociano, uno dritto e uno storto. Divaricano, s'intersecano. Sulla punta o al centro. Lei ne segue le indicazioni, e io dietro.
Stacco un attimo gli occhi dai loro movimenti e la radura e' li', tempestata dal viola dei ciclamini. 
L'inghiottitoio e' nascosto al margine del bosco, coronato di pinnacoli ed erosioni a candela. Sul bordo della dolina, siepi di biancospino e ginestra proteggono la grotta come un piccolo bastione. Un tendaggio dedera copre l'imbocco, scendendo a pioggia lungo la parete di gesso.
A una prima occhiata, la cavita' sembra spaziosa e asciutta. L'acqua che l'ha scavata e' sparita da un pezzo, forse scivolando verso rami inferiori. Uno strato di argilla sedimentato sul fondo e' l'unico ricordo del torrente carsico. Regalo gradito: molto piu' comodo e liscio, come pavimento, che il minerale tagliente delle pareti.
Merda di pipistrello a parte: una reggia, non c'e' che dire. 
Senza sbarre alle finestre, militi alla porta e botoli ringhiosi a scorrazzare in giardino.


13. La colazione dei campioni

La vita di provincia ha sempre piu' estimatori.
Aria buona. Affitti abbordabili. Gente tranquilla e tanto verde.
Pochi rimpiangono la citta', pur coi disagi del pendolare. 
Jakup Mahmeti non faceva eccezione. Da quando stava a Castel Madero, gli affari giravano al meglio.
Poca concorrenza. Meno controlli. Ampio margine di manovra.
In citta', come sempre, droga e puttane. In paese, spazio alle novita'. Trasporto rifiuti, gladiatori, finti canili, armi e tagliole. Ragazze squillo in un paio di appartamenti fuori mano. 
Tutte le sere, alle nove in punto, Mahmeti saliva in auto e raggiungeva la metropoli. Sbrigava le sue faccende e intorno alle cinque tornava verso casa. Qualche ora di sonno e prima di mezzogiorno era di nuovo in pista, pronto per un'altra giornata. Una giornata senza sbirri tra i piedi. 
Settanta chilometri e ottocento metri di dislivello facevano la differenza. La polizia faticava a tenerti docchio. Dovevano pensarci quegli altri.
Il comando dei carabinieri di Castel Madero era una cosa ridicola. Quattro poveracci abituati ai ladri di polli. Non gli fregava niente di quel che facevi altrove. Di certo non si mettevano a dare una mano agli sbirri di citta'. Quanto al paese, gli stavano a cuore le solite cose: niente drogati in giro, villette al sicuro, scambisti fuori dai piedi, extracomunitari sotto controllo. 
Facevano gia' gli straordinari per gli atti di vandalismo contro la
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