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scozzese. Mi chiedo come ho fatto a non notarla prima. I lunghi capelli neri non si mimetizzano con niente. Il verde degli occhi spicca tra i mille verdi del bosco, come una stella ribelle nel cielo di Tokyo. 
Avanza lenta, braccia ad angolo retto, gomiti lungo il corpo. Da ciascun pugno, sembra sporgere un antenna sottile. 
- Salve - saluto per primo. Nessuna risposta. Non ho nemmeno l'acqua per offrirle un te'.
Ripeto lapproccio, mi sfilo anche le cuffie. La fata sembra in trance. In realta' ha sentito benissimo. Arriva a due passi, ricambia il saluto e butta li' una domanda: - Ha per caso visto un sanbernardo, da queste parti?
- Un sanbernardo? No. Dovrei?
- Stava pensando a qualcosa che ha smarrito?
- Beh, piu' o meno. Sto cercando una grotta. Credevo di ricordarmi dove' e invece...
Annuisce con trasporto e soffia fuori un respiro che pare sollievo: - Bene. Troviamo questa grotta e facciamola finita.
- Magari. Mi da' una mano lei? Molto gentile.
- Non e' gentilezza - dice - Lei mi impedisce di lavorare. Se trova la sua grotta e' meglio per tutti.
Il tono e' burbero. Lo sguardo no. Chiedo lumi sui presunti disturbi provocati dal sottoscritto. Non mi e' chiaro in che senso.
- Si chiama risonanza. - spiega lei - Succede quando due persone cercano cose simili. Si trovano a vicenda ma non trovano quel che cercano.  
- Interessante. E lei, cosa stava cercando?
- Quel sanbernardo che le chiedevo.
- Ah. E il suo sanbernardo e' simile a una grotta?
- Va be', che c'entra? Potremmo essere simili noi due, o avere motivi simili per cercare, o qualcosaltro del genere. La risonanza non e' mai per caso.
Capisco. - Lei cose', detective?
- Quasi. Rabdomante.
- A-ha! Ecco cosa sono quegli aggeggi. Pensavo che si cercava solo l'acqua, con quella bacchetta a ipsilon
- e invece puoi cercare qualsiasi cosa, anche a mani nude. Anche a distanza.
- A distanza?
Non perde tempo a rispondere. Stende una mappa su alcune piante di mirtillo e ci si inginocchia di fianco. Estrae dalla tasca un ciondolo e lo fa oscillare. Il peso in fondo alla corda e' una piccola testa. Ha laria familiare.
- Mi parli di questa grotta. - dice rivolta alla testa - Quanto e' grande, cosa ce' intorno, che ci va a fare.
- Grande, non so, lentrata sara' alta come un uomo e larga il doppio. Intorno, ricordo solo una piccola radura e qualche ginestra. Pensavo di andarci ad abitare.
Rumore di qualcuno che trattiene una risata. Forse solo il vento sulla cima dei faggi. 
Mi porto alle sue spalle per osservare meglio le rabdomanzie. La mappa e' una 1:25000 dei sentieri della zona.
- Cosi' non e' orientata - faccio notare al primo sguardo
Lei non reagisce. Fissa il pendolo come per ipnotizzarsi. Dopo un minuto buono, punta il dito sullangolo alto della carta e lo fa scorrere lento verso il basso, lungo il bordo. Un quarto dora per trenta centimetri. Quando si ferma, noto che il ciondolo non oscilla piu': s'e' messo a ruotare. Stessa operazione sul lato alto. Di nuovo, il pendolo ruota e il dito si ferma. A questo punto, sceglie il rettangolo dincrocio tra le due coordinate e lo suddivide con matita e righello in quadranti piu' piccoli. Con lo stesso procedimento, ne seleziona uno e lo esplora con la punta della matita. Appena il ciondolo entra in orbita, segna il punto con una leggera pressione.
Fatto.
Un attimo prima che finisca in tasca, riconosco la testa penzolante: Jimi Hendrix, I suppose. Lei afferra la carta ai lati, la orienta senza bisogno di bussola, si alza in piedi e mostra il risultato.
- Ecco, dovrebbe essere qui. Saranno due chilometri. Vuoi che ti ci accompagno o la trovi da solo?
E io: - Se mi accompagni, posso offrirti un te' 
E lei: - Volentieri. Comincio a essere stanca.
Camminiamo dieci minuti senza parlare. Il terreno e' ripido, scivoloso di foglie e umidita'. Si procede lenti, qualche volta aggrappati a tronchi e piccoli arbusti. Bisogna fare attenzione.
Poi la pendenza si fa piu' abbordabile.
- E una scommessa, vero? - domanda
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