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Venatoria 'Le Tre Campane' possedeva quasi un quinto della foresta di Coriano, circa sessanta ettari di legna, animali, funghi e tartufi. Dieci chilometri di rete metallica circondavano la tenuta di caccia, l'antico monastero e le stalle. Serpeggiando attraverso il bosco, tagliavano il letto di due torrenti, diversi sentieri in disuso, antiche piste che gli animali della valle avevano sempre usato per raggiungere le praterie d'altura. Nessun'altra azienda della zona aveva il permesso per una protezione del genere. Delimitare le proprieta' con cartelli e segni sugli alberi era il massimo consentito. Due giri di filo spinato, con scale di legno per il passaggio degli umani, erano ammessi solo sui pascoli alti e per contenere le greggi libere. 
Si diceva che quel terreno appartenesse alla famiglia Sangiorgi da prima dell'Unita' d'Italia. Si diceva che i Sangiorgi fossero ammanicati con l'amministrazione provinciale. Spiegazioni accettabili, piu' o meno per tutti. 
L'ultimo lembo metallico si contorse sotto la stretta del tronchese e fini' per cedere. Il varco era pronto. Zanne d'Oro si infilo' per prima, attenta a non impigliare i capelli. La stalla dei cinghiali distava poche centinaia di metri. La stalla era chiusa con catenaccio e lucchetto. Il lucchetto si poteva tagliare. 
Dal sopralluogo di qualche giorno prima - scusa ufficiale acquistare tartufi - risultava che l'unico vero ostacolo all'incursione era una coppia di pastori maremmani piuttosto feroci. 
Il piano comprendeva anche loro.
Erimanto passo' per secondo, dopo essersi levato lo zaino dalle spalle. Lo zaino era pieno di verdure, granturco e patate. Bianco arrivo' per ultimo, preceduto dal tronchese e dal badile. Aveva scavato un avvallamento di mezzo metro per allargare il passaggio. Ora potevano avviarsi. Lungo il tragitto, come un Pollicino vegetariano, Erimanto lasciava cadere una scia di ortaggi.
Rispetto ai cani, la prima fase del piano consisteva solo nel non svegliarli. In caso contrario, la missione andava abbandonata.
Arrivato al portone della stalla, Bianco distese i muscoli, lascio' che la tensione scendesse verso i piedi, prese un lungo respiro e si dedico' al lucchetto. Zanne d'Oro faceva luce coi cerini. Erimanto scrutava i dintorni. La striscia ortofrutticola in mezzo ai castagni pareva uno scherzo di natura, spuntato dalla terra per effetto di misteriose energie. 
Folate di vento sempre piu' intense scivolavano a valle lungo il pendio. Coperto dal rumore, Bianco poteva dedicarsi allo scasso con tranquillita'. Grugniti di approvazione si alzarono da dietro la porta.
I cerini non stavano accesi due secondi.
Qualcosa di simile a un portellone sbatte' con violenza dalle parti del vecchio monastero.
I cani dovevano essersi svegliati. 
Lucchetto e tronchese cedettero nello stesso istante. Uno per la pressione, l'altro per lo sforzo. L'inconveniente creava non pochi problemi alla seconda fase del piano. Dando per scontato che i cani si sarebbero svegliati, il commando aveva stabilito di fuggire dalla parte opposta rispetto all'andata. L'attenzione generale si sarebbe concentrata sui suini, indirizzati dagli ortaggi verso il primo pertugio. Loro avrebbero raggiunto la recinzione in un altro punto. Avrebbero aperto un secondo varco e recuperato il tre ruote nel parcheggio del cimitero.
Senza tronchese, bisognava trovare un'alternativa
Bisognava sbrigarsi a far uscire i cinghiali.
Abbaiate di disapprovazione incombevano dall'esterno. I tre si divisero: c'erano da aprire una quarantina di alloggiamenti. Per fortuna, erano chiusi da semplici chiavistelli.
Una voce umana chiamo' nell'oscurita' un nome da cane.
Brutti momenti a Coriano Valmadero.
Ancora abituati alla vita notturna, i cinghiali erano belli svegli. Tutti tranquilli, a parte un paio di giovani maschi che giravano in tondo nervosi, sbavando, come attirati dalla propria coda. La scrofa piu' grossa si incammino' verso l'uscita quasi senza bisogno di incitamenti. Gli altri le andarono dietro, guidati
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