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attrezzi.
Attrezzi: tronchese da mezzo metro con testata in acciaio temperato, badile pieghevole, cassetta per il fai da te con pinze, martello e cacciaviti.
Abbandonato il mezzo, i tre imboccarono una mulattiera lastricata. Sassi scivolosi e sconnessi, illuminati a fatica dal bagliore della luna. A tappe regolari, sul ciglio del bosco, stazioni della Via Crucis scandivano la salita 
Vento freddo sotto giacche e maglioni. Sudore da condensa. Sulla cartina, la linea rossa del sentiero tagliava le isoipse a mazzi di tre ogni mezzo centimetro. Pendenza del sessanta per cento. Rovi e ortiche ostruivano il passo. Tempo due anni e la mulattiera sarebbe sparita, dopo secoli di onorato servizio.
Zanne d'Oro lancio' unocchiata intorno. Cerano solo alberi e buio. Anche azionando una macchina del tempo, poco sarebbe cambiato. Il tessuto e la foggia dei vestiti. La polvere sabbiosa sulle foglie di quercia. Il numero di stelle in un cielo piu' scuro. La quantita' di lucciole. Particolari da 'Aguzzate la vista'. Giusto la metamorfosi degli attrezzi poteva saltare agli occhi. La cassetta neanche tanto: legno invece di plastica. Badile e tronchese, gia' di piu'. Potevano diventare crocefissi di una processione medievale. Poteva trasformarsi il metallo in canna di fucile e il legno del manico nel calcio. Archibugi da brigante, mitragliatori Thompson per ribelli di montagna. 
La mulattiera disegno' unampia curva in un tratto pianeggiante, sullorlo del pendio, dove gli alberi diventavano radi. Lontano, verso la testa della valle, unesplosione di luce bianca squarciava la notte. Il cantiere della nuova ferrovia lavorava senza tregua. Mancavano pochi mesi allinaugurazione.
- Che schifo - disse Zanne d'Oro.
Gli altri ristettero, come di fronte a un miraggio. Ebbero quasi limpressione di percepirne il fracasso, orchestra di camion e ruspe, accordi di trivella e assolo stridulo per nastro trasportatore. Sentirono sulla lingua il sapore della polvere. Sentirono gli occhi infiammarsi e la pelle prudere. Sentirono lodore dellolio metallico e del carburante. La vista, non potendo sopportare lassalto luminoso, distribuiva l'impatto sugli altri sensi. 
- Dovremmo fare qualcosa - disse Bianco.
- Troppo tardi. Quelli ormai non li ferma nessuno.
- Qualcosa contro gli Umani - preciso' laltro con un sorriso strano. Forse un'allusione, che nessuno poteva capire a fondo. L'invasione degli Umani l'aveva letto soltanto lui.
Zanne d'Oro guardo' di nuovo le luci del cantiere. La macchina del tempo si era inceppata. Appena oltre il bordo della notte, si agitavano ancora gigantesche citta', buchi neri d'energia e sentimento, gonfie di fanali, lampioni, insegne luminose e neon. Stupide marionette aggrappate a fragili, elettrici fili. Rimpinzate di smog e rifiuti. Farcite di zombie, mitomani, aspiranti suicidi. Decise ad appestare il mondo con metri cubi di flatulenze, piuttosto che esplodere o partorire qualcosa. 
A fatica, ripresero a camminare. 
Erimanto giocava a tagliarsi il fiato con il tronchese. 
- Metti giu' quella roba - ordino' Bianco puntandogli la pila in faccia.
In quel punto, la mulattiera costeggiava un'antica piazzola da carbonai. Il terreno grufolato dai cinghiali era piu' nero della notte. Quintali di legna bruciata avevano lasciato il segno. Quintali e quintali trasportati su e giu' per i fianchi della montagna, a spalla e a dorso di mulo. Un lavoro di merda, una fatica immane. Doveva esserci qualcosa di sbagliato nell'idea stessa di combustibile. Ma scaldarsi era pur sempre il principale bisogno dell'uomo. Tutti gli altri potevano essere accomunati a quello. Quindi Emerson Krott aveva ragione. Doveva esserci qualcosa di sbagliato nell'idea stessa di umanita'. 
Lo sporgere dal buio di un angolo di recinzione, costrinse Bianco a rimandare i ragionamenti.
- Diamoci da fare - disse Erimanto con un colpo di tronchese a mezz'aria, non troppo distante dall'orecchio di Zanne d'Oro. L'attrezzo gli venne subito requisito.
L'Azienda Faunistico
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