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passava da un guado. Il guado era abituato a un traffico limitato: ogni tanto un trattore, ogni tanto un fuoristrada. Il guado era esploso sotto il peso dei camion eruttando fango nel letto del fiume. Pneumatici incrostati di varia merda avevano fatto il resto. Una parata di pesci morti sfilava verso valle. 
- Ce ne sono almeno cinque, di negri. Come li riconosciamo? Io questi non li ho mai visti.
Pinta sbuffo' - Ma perche' non mi dai retta? Aspettiamo la fine turno e chiediamo a qualcuno scusi, conosce per caso i signori Roger Ojumba e Make' Kazzosikiama? Piu' facile di cosi'. Non ce' bisogno di averli visti. Sappiamo i nomi.
- Per me era meglio se li avevamo visti.
E Pinta: - Si', ma se li avevamo visti non cera bisogno che venivamo qua. Bastava seguirli subito. 
E il Marcio: - Potevamo portarci dietro il tipo che ce lha detto. Quello che li ha visti parlare col Re dei Tossici e sbirciare dalla rete.
- Quello e' una guardia forestale, Marcio. Ti pare che ce lo portavamo qui, gli facevamo riconoscere i tizi, e poi gli dicevamo scusa un attimo, molliamo due ceffoni a questi negri e torniamo subito?
- PintaCe' uno di loro che guarda da sta parte. Mi sa che ha visto la macchina. Te lavevo detto che non
La vista del Marcio torno' allimprovviso normale. I rami degli alberi, a fuoco. Le facce degli operai, lontane come formiche. Pinta lancio' il binocolo sul sedile anteriore.
- Hai rotto i coglioni con le paranoie! Se la coca ti fa steffetto devi cambiare droga, ma in fretta, prima che cominci a guardarti nelle mutande per controllare se t'e' marcito l'uccello. 
- Cazzo centra la cocaina? Cerco solo di dare una mano. Se eri tanto bravo, potevi venirci da solo a spiegare le cose ai negri. 
Pinta non rispose. Sali' in macchina e accese una sigaretta. Fuori piovigginava. Ancora mezzora alla fine del turno.

10. Survive

Nebbia. Giornata sementina su tutta la valle. Nebbia e nuvole basse. Nebbia impigliata nelle cime degli abeti. Nebbia a ditate contro i fianchi del Ceraso. Nebbia impastata dal vento sui prati scuri a ridosso delle case. Nebbia intrappolata tra le spine del sottobosco. Nebbia sinuosa e puttana, provocante nel vedo-non-vedo.
Nonostante la nebbia, sono certo di aver notato qualcosa di lungo e sottile spuntare piu' volte dal bordo della scarpata, lambire i rami bassi di un faggio e scivolare giu'. Riemergere e scivolare ancora. Si direbbe una corda, una fune da alpinista.
E un alpinista, al capo opposto della medesima.
Mi avvicino. Mi affaccio di sotto. Distinguo appena una sagoma e un elmetto giallo, sei metri piu' in basso. 
- Serve una mano?
L'uomo interrompe l'ennesimo lancio. Il cappio penzola dal braccio sospeso.
- No, grazie. Tutto bene.
Tutto bene? Il relativismo non finira' mai di stupirmi. 
- Non faccia complimenti, sa? Se vuol lanciarmi la corda
- Tranquillo. Ci sono abituato, l'ho gia' fatto altre volte.
- Abituato? Come vuole.
Per ogni evenienza, mi siedo sul ciglio del dirupo. Casomai il tizio cambiasse idea. Non voglio inaugurare la civilta' troglodita con una denuncia per omissione di soccorso.
Infilo le cuffie e affitto il cervello alla voce maestosa di Johnny Cash. 
La corda scivola ancora.
Dieci tentativi piu' tardi, tra un brano e l'altro s'infila il sospetto. Il Fustigatore di faggi potrebbe essere precipitato a valle, urlando come un disperato, senza che il sottoscritto ne avesse il minimo sentore. Per ogni evenienza, spengo la musica. Meglio verificare.
- Come andiamo? - domando senza nemmeno sporgermi.
- Ci siamo quasi - risponde la voce, meno convinta di prima.
Poi la fune atterra a un palmo dal mio piede. Ne ho abbastanza. La afferro di scatto, senza esitare, e con un tuffo di lato raggiungo una grossa pietra e ci passo intorno il laccio.
Anche la lotta piu' inutile basta a riempire il cuore di un uomo. Lo strazio e' nell'occhio che guarda.
Adesso la corda e' tesa. L'uomo riemerge, l'ultimo colpo di reni.
E' sudato. E' sporco di terra. Ha le mani segate dalla
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