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reti neurali. L'interferenza poteva influire sui tempi di reazione. Tempi di reazione dilatati - pur avendo a disposizione un propulsore di massa dall'accelerazione fulminante - potevano rivelarsi letali.
Inspiro' profondamente Zelmoguz, alla ricerca della giusta concentrazione. 
Un brivido accartoccio' lepidermide glabra, un lampo nervoso percorse la pelle.
La segugio ne valuto' l'intensita' e rispose al segnale.
I torosauri, inquieti, sollevarono il capo.


9. Poltiglia tossica

Esplosioni di mine. Frastuono di camion. Immense trivelle in azione. 
I tavoli da picnic erano coperti di polvere. Il fiume strisciava nel fango. Monte Belvedere era un enorme frutto morsicato. Il bosco secolare di querce e castagni lo rivestiva di una buccia color autunno. Al centro, lo squarcio di roccia bianca pareva polpa succosa. Un verme gigantesco si scavava il pranzo. 
Il popolo della scampagnata domenicale aveva abbandonato la radura dei barbecue. Il parcheggio poco sopra era vuoto da mesi. Oltre le acacie spinose, qualcuno ammucchiava pneumatici e rottami. La Panda bianca ando' a fermarsi contro la staccionata. Scesero due uomini. Non erano li' per arrostire salsicce. 
I nastri trasportatori vomitavano cascate di detriti. Macine industriali li frantumavano in diverse pezzature. Sassi, ghiaia, sabbia. Materiale per costruzioni. Riciclaggio perfetto.
Piu' difficile metabolizzare i fanghi. Poltiglie argillose impantanate dacqua e lubrificante. Pi Acca molto elevato con presenza di idrocarburi. Categoria rifiuti pericolosi.
In un primo momento, la vecchia cava di gesso era stata unottima discarica. Poi qualcuno sera messo a fare la punta ai chiodi. Venne fuori che le frazioni di Monforte e Verano succhiavano acqua proprio da li' sotto. La faglia era superficiale. I fanghi rischiavano di contaminarla.
Si costituirono comitati. Catene umane bloccarono laccesso alle cave. Qualcuno taglio' le gomme agli automezzi del cantiere. Gli ambientalisti vinsero la battaglia. La direzione dei lavori fu costretta a sviluppare un piano di smaltimento. Trovarono una ditta di Andria specializzata in materia. Affidarono il trasporto a una cooperativa: prezzi stracciati.
Camion carichi di melma attraversavano il paese. Cinquanta chilometri a nord di Andria uscivano dalla statale per infilarsi in una stradina. La poltiglia tossica si riversava in unaltra cava. Lolio metallico contaminava altre acque. Numerose frazioni bevevano merda. Nessuno fiatava. 
La ditta di Andria firmava i documenti di trasporto. Far sparire quel genere di merce era il loro mestiere. Un lavoro impeccabile. Meta' compenso se lo teneva la cooperativa.
Il Marcio contemplo' dallalto il traffico intenso di mezzi pesanti. Scrutava il cantiere con il binocolo, in cerca di due facce. 
- Non starti a sbattere, che poi sudi - lo tranquillizzo' Pinta - Aspettiamo la fine turno. Se non li becchiamo, torniamo da Bingobongo e gli spezziamo le gambe.
- Non e' quello il problema.- Il Marcio era proprio nervoso. L'immagine oltre le lenti comincio' a tremare.
- E qual e', sentiamo.
- Nigeria lavora per noi. Lo teniamo per le palle con la storia di Conan. Ma con questi e' diverso.  Bisogna starci attenti.
- Attenti a cosa? - Pinta si spazientiva in fretta - Gli diamo un paio di mazzate, gli diciamo quel che gli dobbiamo dire e la colpa se la prendono i nazistelli. 
- Bravo. E secondo te questi non vanno dritti a denunciarci? Possono farlo.
- Se loro ci denunciano, noi rompiamo la testa al loro amico e lo diamo da mangiare ai randagi. Limportante e' farglielo capire. Niente stronzate.
- Sara', ma io non sono tranquillo.
Le lenti del binocolo tornarono a puntare la strada. Ancora non lavevano asfaltata. Ogni volta che un camion la imboccava, si scatenava la tempesta. Polvere copriva il mondo come nevischio grigio.
A scavalcare il fiume cera un vecchio ponticello: lo avevano rinforzato, ma restava troppo stretto per l'incrocio dei mezzi. Molti preferivano la scorciatoia. La scorciatoia
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