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qualcosa. Qualunque cosa, purche' i miracoli fossero nuovi e nessuno chiedesse di amare il prossimo o non scopare.
- Quelli che volevano metterti alla prova, denunciare la truffa. Poi magari, senza dire beo, si facevano dimezzare la pensione dal governo che avevano appena votato.
- Quelli che in realta' avevano bisogno di tutt'altro, ma tanto valeva sparare nel mucchio.
Poi c'erano i curiosi innocui, o quelli che davvero avevano perso qualcosa. Ma telefonavano di rado, temendo che gli venisse chiesto un qualche atto di fede, o che il truffatore di turno provasse a spillargli i milioni. Quando poi si decidevano a provare, il piu' delle volte trovavano occupato: i bisognosi di altro intasavano le linee per sparare nel mucchio.
La carriera di Gaia era finita li'. Libro e bacchette erano finiti da un'altra parte. Vai a capire dove.
Cercare un paio di bacchette da rabdomante e' uno di quei paradossi che la vita non smette di creare.
Dopo averlo sciolto, Gaia sarebbe tornata ad allenarsi. 
Ritrovato il vecchio smalto,  trovare anche Charles Bronson non era certo un problema.


II
Da Emerson Krott, L'invasione degli umani, Galassie 1981. Capitolo 6.


- C'e' qualche legge che vieta anche il duello? - chiese Arogar dopo lunga elucubrazione.
Murak: - Nessuna - 
- E' solo molto pericoloso -  il cognato di Zelmoguz, con tono incerto.
- Questo lo so da me. Tentiamo lo stesso?
Magari, penso' subito Zelmoguz, ma preferi' tacere, aspettando l'opinione dei piu' esperti, il giudizio ponderato dei capisquadra. Per quanto ne sapeva, poteva anche essere impossibile, per i quattro che erano, costringere i taurosauri allo scontro mortale.
Dopo rapida consultazione, Murak e il cognato diedero il loro assenso. Le segugio accesero i propulsori di massa e avvicinarono il branco, lasciandosi alle spalle una scia invisibile di ioni accelerati. Crisopidi e libellule si spappolavano a velocita' subluminale sui grandi occhi rossi delle monoposto. Tutt'intorno, il mondo muggiva, urlava, gracidava e gridava con una violenza di cui la Terra, milioni d'anni dopo, non avrebbe conservato neppure un'eco affievolita.
Plano' la squadra sulla prateria paludosa, scivolo' sul ricamo di canali e corsi d'acqua. Invertendo l'accelerazione delle particelle, le quattro segugio si arrestarono tra due torosauri giallastri che pascolavano bovini uno di fronte allaltro. Sovrastava le teste l'altissimo collare cefalico, mitra di carne per pontefici squamati. Erano piu' o meno delle stesse dimensioni, dunque della stessa eta', sebbene le scaglie gialle e nere che corazzavano i corpi avessero intensita' e sfumature diverse. I due corni sulla testa misuravano almeno cinque piedi mentre quello nasale, al centro del muso, non superava i tre e mezzo. 
Giunse il segnale di combattimento dalla monoposto di Murak. La caccia al duello richiedeva uno sforzo comune nella fase di contatto. Qui stava la differenza tra quindici suicidatori e quattro soltanto. 
Lintera flottiglia si disponeva tra le due prede. Onde cerebrali dovevano attirare i torosauri uno contro l'altro, come grossi ed occulti magneti. Lo spettacolo del combattimento, cozzare di corna e collari, si mescolava con l'estrema difficolta', per le segugio e i simbionti, di sgombrare il campo all'ultimo momento, un attimo prima dell'impatto di teste. Muoversi troppo presto significava rompere il contatto. Muoversi troppo tardi, morire schiacciati. Le segugio erano addestrate per valutare la situazione, per cogliere l'istante preciso. Ma bisognava fare i conti con un effetto indesiderato, un bug temibile e mortale. L'onda cerebrale creava sempre un fastidioso rinculo, ritorno di energia che poteva disturbare tanto le segugio che i simbionti. Quindici monoposto schierate erano in grado di farsi scudo contro il rinculo e lavorare tranquille, valutando con precisione il momento opportuno per abbandonare il cuore dello scontro. Quattro unita' erano troppo poche per fare altrettanto. Il rinculo poteva creare interferenze nelle
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