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controfagotto, ma se la musica barocca non ti piace, e' probabile che a sedici molli tutto e ti dai alla batteria.  
Gaia diceva: se non ami camminare, la rabdomanzia non e' il tuo sport. Si fanno chilometri, con le bacchette in mano.
Poi c'era un'altra questione. Una questione filosofica.
Tom Graves diceva: il vero strumento del rabdomante e' il corpo umano. Le bacchette, di qualunque tipo, servono solo per amplificare piccoli movimenti delle mani, dei polsi, delle braccia. Movimenti che altrimenti non ci accorgeremmo di fare. Reazioni del corpo in presenza di cio' che stiamo cercando.
Queste reazioni le ha chiunque. E infatti: "Chiunque puo' essere rabdomante". 
L'esperto le sa interpretare, sa amplificarle con gli strumenti. La gente comune no. Ne e' inconsapevole. Ma il corpo lavora lo stesso.
Gaia si era convinta che gran parte di quel che definiamo 'casuale' e' in realta' 'rabdomanzia inconsapevole'. Strani incontri, idee che attraversano il cervello, rinvenimenti fortuiti: tutte cose che il corpo ha cercato per noi, senza troppa pubblicita'. Parlare di "destino" serve a non farsi troppi conti in tasca. Molto di quel che succede ce lo andiamo proprio a cercare.
Abbandonato il cazzeggio, abbracciata la passione, dopo un anno di allenamento Gaia aveva intravisto nelle bacchette una possibile fonte di guadagno. Un modo per tappare i buchi nel dissesto economico della libreria.
Tom Graves diceva: la rabdomanzia ha molte applicazioni pratiche. Non solo la classica ricerca di falde acquifere. Si puo' usare in archeologia, in architettura, in medicina. Per ritrovare persone, cose, animali. L'unica accortezza e': non servirsene per forza, anche quando si hanno a disposizione strumenti piu' efficaci. Se cerchi del metallo e hai un contatore geiger, puoi lasciare a casa le bacchette. Che te le porti a fare?
Fiduciosa, Gaia aveva sparso la voce. Aveva tappezzato i paesi della valle con volantini e numeri di telefono. Aveva scritto ai giornali della zona. Aveva organizzato un paio di dimostrazioni - sebbene Graves sconsigli sempre di praticare in pubblico.
La gente aveva cominciato a telefonare.
Primo contatto: una quarantenne di Ponte. Aveva sentito dire che un'errata posizione del letto, in coincidenza con certi incroci energetici, puo' essere causa di cancro al cervello. Gaia rifuggiva da qualunque teoria: linee di Hartmann,  psicotracce, aura, stress  geopatico.  La rabdomanzia serve a risolvere problemi. Non a farseli venire.
- Mi faccia capire, signora: lei ha mal di testa, emicrania, qualcosa del genere?
- No, no.
- Bene. Soffre di insonnia?
- E certo! Lei dormirebbe tranquilla mentre il cervello le si sta spappolando?
Prima di riattaccare, Gaia le aveva lasciato il nome di uno psichiatra bravo.
Ottavo contatto: un uomo di Castel Madero.
- Mi dica la verita': i numeri del Superenalotto. Riesce a trovare anche quelli?
- Mi dica la verita': se riuscivo a trovarli, mi facevo pagare per dirli a lei?
Ventunesimo contatto.
- Salve, e' lei la rabdomante? Ah, bene. Senta, le do mezzo milione se riesce a trovarmi. Eh? Ci sta? Scommetto che non riesce neanche
Ultimo contatto. Una voce strana, come distorta.
- Ciao. Senti: puoi trovare anche persone, vero?
- Persone, cose, animali.
- Io sto cercando, diciamo cosi', l'anima gemella, insomma una ragazza carina, disponibile
Che palle. - Qualche preferenza sull'aspetto fisico?
- Ma, non so, sul metro e sessanta, occhi verdi, capelli scuri, labbra sottili. - Gaia riconobbe il proprio ritratto.
- Va bene. Altre cose?
- Beh, non so, magari stasera possiamo vederci Da Massimo: mangiamo qualcosa, sistemiamo i particolari - Gaia riconobbe la pronuncia della esse.
- Loris? Loris, sei tu? Ti sei bevuto il cervello?
La comunicazione s'era interrotta li'.
La carriera di Gaia pure. Possibile che cosi' poca gente cercasse davvero qualcosa?
La maggior parte delle persone che aveva chiamato rientrava in una delle seguenti categorie:
- Quelli che avevano bisogno di credere in
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