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senza la perfetta padronanza del fuoco e' solo uno stronzo qualsiasi, a spasso per il bosco con un bagaglio troppo pesante.
Orecchio teso, controllo che gli ospiti non si allontanino. E' bello avere una missione.
Terminata l'infusione, afferro il bicchiere dalluminio e sollevo il bollitore. Nero come una scheggia di carbone. Raggiungo i due taglialegna, attento a non inciampare.
Urlo. La sega tace.
- Ecco il vostro te'.
Mi guardano. Si guardano. Lostinazione del sottoscritto li rende increduli. Verso linfuso nel bicchiere metallico e glielo deposito in mano.
- No, no. Tu carry go. Via.
Respinge il dono mentre laltro risveglia il motore strappando sulla cordicella.
Non vorrei pensassero a una presa in giro. Sono solo lambasciatore di una civilta' nuova, per certi aspetti meno vantaggiosa di Babilonia, per altri ben piu' avanzata. Nella cultura neo- cavernicola e' impensabile bere una tazza di te' senza offrirne al primo venuto. E nessuno rifiuta perche' deve lavorare.
Mi siedo su un sasso e continuo a fissarli. Il rumore e' assordante, ma loro non hanno nemmeno un paraorecchie, qualcosa per proteggere il cervello ed evitare che si riempia di mostri.
Trascorrono minuti. Ho appena iniziato a sorseggiare il te', quando dal bosco sembra filtrare una voce, un grido inciampato sulle corde vocali nel tentativo di scavalcare il frastuono.
Le macchine si arrestano. Le orecchie si spalancano.
- Fela! Beko!
Un individuo dall'andatura burbera avanza tra gli alberi. Viene dritto da questa parte, mi si pianta davanti ed esordisce: - Serve qualcosa?
Il tono sarebbe piu' adatto per un 'cazzo vuoi?' - e il tono e' il messaggio, come dice quel tale. Non aspetta risposta, si volta verso i taglialegna e domanda ancora: - E vostro amico questo?
I due si affrettano a negare. Terrorizzati
- Qui non si puo' stare. E proprieta' privata. Non hai visto i cartelli?
Non devo averci fatto caso. Pensavo fossero divieti di caccia. L'idea di Proprieta' Privata Nel Bel Mezzo Della Selva non appartiene al mio universo platonico. Mi limito a rispondere che non me ne sono accorto. 
- Be, quando torni indietro, guardaci. Vedrai che ci sono. E adesso, vai. Dobbiamo lavorare.
E una mania, non ci sono dubbi. Passi una volta, non due. Ho gia' voltato le spalle, ma alludire lennesima oscenita', mi blocco, riempio i polmoni, faccio dietro front e torno verso lenergumeno.
- Mi perdoni, Monsieur Proprieta' Privata, ho dimenticato di offrirle una tazza del mio te'.
Si gratta perplesso. Ha lo stesso sguardo del controllore, quando gli ho offerto quella mancia. Gli abitanti di Babilonia non sono avvezzi alle gentilezze. Sospettano di chiunque voglia fargli un regalo.
- Cosa c'e' ancora? - domanda strizzando gli occhi, come per concentrarsi su un compito piu' grande di lui.
- Voglio solo che beviate un sorso del mio te'. Lho preparato per voi, non vorrete farmi questo sgarbo.
I due boscaioli non trattengono un sorriso. La loro solidarieta' mi incoraggia. Proprieta' Privata sta perdendo la pazienza.
- Facciamo che sparisci prima di farmi incazzare, eh? Vuoi?
- Voglio solo che beviate
Non regge. Gli uomini di Babilonia hanno un sistema nervoso delicatissimo. Urla una bestemmia sui pugni chiusi come fossero microfoni. Allunga la zampa sul manico del bollitore e me lo strappa di mano. Toglie il coperchio, lo lancia via tipo freesbee, rivolta la brocca e la scuote come un salvadanaio. Sputa sulla pozza di te' bollente e foglie marce, appioppa un calcio volante da rugbista al povero bollitore e mi saluta, grato di tanta premura.
- Vaffanculo, capito? Ti ammazzo!
Ho gia' visto abbastanza. Eloquente conferma di alcuni pregiudizi del sottoscritto sul conto della sua ex- civilta'.
Gli mostro le terga e torno sui miei passi. Le foglie morte arrivano al ginocchio. Odore di terra smossa, funghi e crauti andati a male. Respiro nebbia e fumi di legna bagnata. Se non fossi erbivoro, mi verrebbe voglia di speck. 
Invece sgranocchio un cracker ponderando il da
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