<A HREF="guerra_agli_umani015"><</A>
indiscreti ridotti al minimo. 
Tre persone si alternavano come custodi. Una vecchia roulotte senza ruote, appoggiata su pile di mattoni, faceva da guardiola. La chiamavano il prive'.

La Fiat Panda avanzo' nel fango del parcheggio. Labbaiare dei cani copriva ogni rumore. Adelmo Asturri detto Pinta sfilo' dall'abitacolo il suo metro e novanta. Addosso, la divisa di sempre: maglia da calcio biancorossa, jeans blu scuro e scarponi da trekking. Aria gelida risveglio' il mal di testa sotto la canizie precoce. Gli altri erano gia' dentro. 
Saluto' con un cenno per non interrompere. L'interrogatorio era appena cominciato. 
- Allora, Kunta Kinte, basta menate. Ci dici chi sono 'sti amici tuoi e la piantiamo li'. 
Il nigeriano stava seduto sulla sponda del letto. Marcio lo osservava impettito, mani sui fianchi. Classica posizione per sembrare piu' massiccio. Nel suo caso, fatica sprecata. Ex- cicciobomba rinsecchito dalla coca, con residuo di panza e muscoli gonfiati alla rinfusa da otto mesi di palestra galeotta, il Marcio aveva un fisico senza arte ne' parte. Niente bicipiti da pugile, niente spalle da buttafuori, niente ciccia imponente da padrino mangiaspaghetti. Per guadagnarci in autorevolezza, non era su quello che poteva puntare.
- Io no amici. Io non so - rispose l'interrogato.
- Ma perche' devi fare lo stronzo? - insistette il Marcio grondando sudore - Te lo chiedo con le buone, perche' non me lo vuoi dire?
- Dicono che due giorni coi pitbull schiariscono le idee.
Il nigeriano fisso' Pinta per capire fino a che punto diceva sul serio. Di certo non scherzava, non lo faceva mai. Nemmeno quando gli aveva proposto di combattere. Cinquanta euro a ripresa, cento per le ferite gravi. Gli altri lo avevano sconsigliato, ma lui non aveva scelta. Posta troppa alta per giocarsela con un rifiuto. Quelli della Tana gli davano gia' il lavoro normale: assunto in nero come tuttofare, c'erano buone possibilita' che lo mettessero in regola, prima o poi. L'ufficio immigrazione non era l'azienda sanitaria. Un controllo, un'irregolarita' e addio appalto. InAdesso, visti gli ultimi eventi, doveva pure ripagare il campione. Trentunmila euro. Sessanta milioni. Dove li trovava, se non combattendo? 
- Dimmi solo se ti torna, daccordo? - la domanda di Pinta interruppe il gladiatore al capitolo Piani di Fuga. - Tu non sei stato ai patti. Hai parlato con i tuoi amici. Gli hai detto del combattimento. Gli hai detto che se non ti facevi vivo entro una certa ora, dovevano preoccuparsi, venirti a cercare, chiedere in giro. E' per questo che stamattina erano giu' al bivio a parlare col Re dei tossici e poi sono venuti qua intorno a sbirciare dalla rete. Giusto?
Giusto. Non ci voleva un genio a capirlo. Fela e Beko si erano mossi male. Metterli in mezzo era stato un errore.
- Chi tace e' consente, molto bene. - riprese Pinta - Adesso basta che ci dici dove stanno, cosi' andiamo a spiegargli un paio di cose e si sistema tutto.
- Spiego io. Dico che no problema.
Due colpi di clacson rubarono a Pinta le parole. Il Marcio sbircio' dalla finestra. Una donna si sbracciava dietro il cancello. Era rivolta verso il prive'. Doveva aver visto qualcuno.
- Ce' una tizia che vuole entrare.
- Beh? Cazzo fa Ghegno? Non e' lui di turno?
- Quello manco sa cos'e', un turno.
- Vai tu allora. Oh, Bingobongo, se anche questa e' amica tua va a finire male, intesi?
Il Marcio atterro' nella melma che circondava la roulotte. Entro' in ufficio dallingresso di servizio e aziono' il cancello automatico.
- Ghegno? Oh, dove sei finito?
Zero risposte. La porta si apri' prima del previsto. Il Marcio fu colto di sorpresa. Non capitava spesso che qualcuno arrivasse fin la'.
- Salve - biascico'.
- Buongiorno. 
Ci fu un attimo di silenzio, che il Marcio non seppe riempire.
- Mi chiamo Gaia Beltrame. Sto cercando il mio cane, un sanbernardo. E scappato di casa laltro giorno e mi hanno detto in Comune di venire qui.
- Un sanbernardo, eh? Non mi pare proprio.
- Si chiama Charles.
<A HREF="guerra_agli_umani017">></A>