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cinghiali che quelli fanno uscire dalla porta. E con gli interessi, se possibile.
- Cioe', scusa: in modo che i cinghiali continuano a far danno e i metodi alternativi se la prendono nel culo? Vuol dire che
- Vuol dire che siamo arrivati. - taglia corto Sardena.
Il furgone infila il muso contro una piccola frana.
LOriente inghiotte le prime stelle.
Due ombre scivolano nel bosco reggendo una cassa. La appoggiano e si avvicinano alla gabbia. Vuota.
- Sfiga -  commenta l'altro.
-  Un cazzo. Guarda li'.
Sardena indica un cumulo di terra smossa allinterno della gabbia.
- Sono arrivati prima i guardiacaccia  - commenta laltro.
- Impossibile. Prima delle sette non passano mai.
- Beh, allora chi?
- Non lo so - pausa - Almeno per ora.

Il foglietto e' passato inosservato. Troppa poca luce.
Il foglietto e' attaccato col nastro adesivo a una placca di metallo.
La placca direbbe: Oasi Protetta di Monte Budadda - Prelievo e censimento ungulati.
Ma la placca e' coperta dal foglietto. E il foglietto dice: 

Cinghiali liberi! Al gabbio i cacciatori! 
Viva LEsercito Maderese di Liberazione Animale.

Alle sette ci sara' piu' luce. Le guardie forestali lo noteranno. A meno che il vento non se lo porti via.


6. Sessanta milioni

Il capannone veniva su bene. Al catasto figurava come ampliamento della Tana del Vagabondo, vecchia porcilaia trasformata in canile per i randagi della valle. 
Duecento metri quadri in piu' significavano permessi per altre bestie. Almeno settanta. Settanta cani significavano duemila euro al giorno di contributi comunali. Quasi un miliardo e mezzo allanno di vecchie lire. Mantenere i cani poteva costare molto meno. Bastava dargli poco da mangiare. Bastava non perdere tempo a pulirli. Bastava imboscare qualche carcassa alle cave di gesso. O riciclarla nella catena alimentare degli altri ospiti. 
I cani sarebbero entrati nella nuova struttura solo per combattere. Contro altri cani e contro uomini. I trovatelli potevano stringersi nella porcilaia. Non cera bisogno di tanto spazio. Lazienda sanitaria locale non sarebbe venuta a ficcare il naso. Preferivano chiudere un occhio e risparmiare i soldi per la struttura pubblica. Pensavano: meglio vivere alla Tana che morire avvelenati coi bocconi. La presenza del canile aveva risolto il problema. Forse perche' gli stessi che ora accoglievano i randagi avevano passato mesi a confezionare polpette al fosfuro di zinco. 
Sedici cani stroncati dal veleno. Emergenza. Il canile municipale e' fetido e stracolmo. Gli accalappiacani del comune non sono all'altezza. Meglio privatizzare.
L'avviso di gara non s'era fatto attendere. Tre associazioni cinofile serano impantanate con la burocrazia. I tempi erano scaduti. Una quarta aveva sforato il budget previsto. La Tana sera aggiudicata lappalto.
Jakup Mahmeti brindo' alle buone idee. I giorni passati sulla strada, a vendere roba e farsi chiamare Caffelatte, si allontanavano mossa dopo mossa. 
Spese un terzo della cifra dichiarata. Il problema polpette era fuoco al culo delle amministrazioni. Non attesero la fine dei lavori. Fecero subito il sopralluogo. Videro lufficio. Pulito, accogliente, muri tappezzati di manifesti contro gli abbandoni, poltroncine girevoli, ficus in un angolo, bambu' nellaltro. Videro il primo edificio del canile. Nuovo di zecca. Isolante acustico, box regolamentari, cucce coibentate, infermeria. Il resto andava ristrutturato, ma il progetto prometteva bene. La mano di intonaco sui muri esterni delle porcilaie le faceva sembrare meno fatiscenti. Due settimane piu' tardi, i primi ospiti. La parte a norma, per combattenti e importazioni illegali. La parte decrepita, per i randagi. I lavori di ristrutturazione si fermarono li'.
Lintero complesso sorgeva in zona isolata, sul crinale sopra Castello, coperto di boschi e prati da pascolo. Le abitazioni piu' vicine erano un agriturismo di ex - tossici, a sei chilometri, e la fattoria degli Hare Krishna, ancor piu' lontano. Occhi e orecchi
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