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cacciatore e' De Rocco Luigi, addetto al prelievo selettivo del cinghiale nellOasi di Monte Budadda. Abbatte gli animali secondo un criterio. Occhio nel mirino, non si accorge della coppia danzante, piu' spostata rispetto al branco. Altrimenti, riporterebbe tutto sul registro, e farebbe rapporto, alla prima occasione. I comportamenti insoliti vanno sempre segnalati.
I selettori sono gli unici a poter sparare dentro la riserva. Fanno parte di un progetto piu' ampio, tecniche alternative per il contenimento del cinghiale. Coltivazioni a perdere in mezzo al bosco, recinti elettrici, cattura, selezione. 
Tre volte su quattro bisogna eliminare esemplari di circa un anno. Altrimenti i branchi diventano troppo giovani, anarchici, e i maschi solitari li spingono ai margini del bosco. Verso le coltivazioni e alla conquista di nuovi spazi. 
Allimbrunire, gli animali abbandonano le lestre per cercare cibo. Sguazzano nell'insoglio, fiutano la pastura imbandita per loro. De Rocco li osserva con attenzione, attraverso l'ottica della carabina. Non deve sbagliare, pena la sospensione. Valuta il sesso, leta' approssimativa. Sceglie le prede e aspetta che salgano a mangiare. Questa notte abbattera' una femmina sotto l'anno.
Un maschio di quasi sessanta chili bordeggia il branco alluscita dalla pozza. Si tiene distante, ma in contatto odoroso. Cerca di capire se potra' scroccare la cena.
Lestraneo e' ferito. Sangue recente incrosta le setole. Ma: non sembra in pericolo di vita. Non ha arti spezzati. Non presenta malattie evidenti. Non rientra nelle eccezioni al Piano di Abbattimento e De Rocco ha gia' sfruttato la sua quota di adulti. La scorsa settimana, a un passo dalla sospensione, ha rotto il femore a una scrofa uccisa per errore. Forse l'hanno bevuta, forse hanno chiuso un occhio. 
Bonus esaurito, comunque. Segnalera' la bestia e niente piu'.  Meglio concentrarsi sul branco.
Nel mirino dodici per, la testa di una femmina sembra a meno di dieci metri. 
L'eta' e' quella giusta. Sette, otto mesi al massimo.
Il cacciatore ferma il reticolo in un punto dietro l'orecchio. Spara.
Il Ferito non ha toccato cibo ma il boato lo rimette in fuga.
De Rocco scende la scaletta, fucile a tracolla, e raggiunge lo stagno per marchiare la preda.
Si china sulla testa sanguinante, afferra un orecchio.
Sorpresa: due piccoli fori lo attraversano sotto la punta. 
Hanno un aspetto familiare.
Il cacciatore afferra il marchio come la tessera di un puzzle. 
Infila i punzoni nei fori.
Incastro perfetto.

Fa buio. C'e' una luna sottile.
Rumore di vento che spettina i rami e ululati lontani come le stelle.
Il Ferito si e' ingozzato di faggiole e lombrichi, ma non sa resistere allodore delle pannocchie. Avanza, muso incollato al terreno, finche' s'imbatte in una gabbia metallica. La aggira, cercando un pertugio. Eccolo. Il Ferito esita sulla soglia. Se non vedesse una via di fuga, subito dall'altra parte, eviterebbe di entrare. La seconda apertura lo convince.
Entra. Inciampa. La via di fuga si chiude di colpo. Qualcosa scatta dietro di lui.

Il furgoncino ancheggia sui lastroni, carico di casse e suini.
Ultima tappa: la gabbia dei guardiacaccia.  Come rubare la trottola a un bambino.
Il giro ha gia' fruttato tre esemplari. Due scrofe per lallevamento e una bestia rossa per la trattoria. Guadagno atteso: cinquecento euro.
Sardena guida e pensa alla grana.
Laltro bada a parlare.
- Strano. Com'e' che l'allevamento ne vuole ancora?
- In che senso, strano?
E l'altro: - In che senso: la stagione e' cominciata, i lanci clandestini si fanno in estate. Chi glieli va a prendere i cinghiali, a meta' ottobre? 
- Chi glieli va a prendere: i ristoranti, gli agriturismi, le trattorie.
- La trattoria la serviamo gia' noi, scusa.
- Si', va bene, la trattoria. Sara' mica l'unica, no?
Sardena si gratta via un foruncolo, passa la mano sul parabrezza appannato e riprende.
- Poi c'e' questa storia dell'Oasi. Pare che si divertono a buttargli dentro dalla finestra i 
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