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spalla del cacciatore assorbono il rinculo. Gas e pallottola escono dall'arma. Fiammata. Detonazione. Colpo di frusta. 
Sauvestre si impenna, effetto dello stoppaccio. Discende la parabola e colpisce l'animale poco sopra la natica destra. Venti metri in tre centesimi. Seicento metri al secondo. Sauvestre buca la pelle, strappa e recide tessuti, apre la cavita' permanente. Subito dietro, l'onda di choc s'allarga e restringe. Pulsa rapida, violenta. Dilata il foro, lacera la carne, strappa cellule nervose per suscitare paralisi e morte.
Poi Sauvestre esce, due dita sotto la coda.
La preda spicco' un balzo tra i cespugli, leggero. Il secondo proiettile non la raggiunse nemmeno. 
- Arriva, Sandro, arriva. - grido' Boni al vicino di posta.
Con un certo rammarico si trattenne dal controllare le tracce dello sparo, i segni del sangue, i frammenti d'osso. Indizi fondamentali sull'esito del colpo. 
Non bisognava confondere la traccia. Cani da sangue avrebbero scovato il ferito in un secondo momento. Forse gia' cadavere. Forse in attesa del colpo di grazia. In ogni caso, meglio recuperarlo. Perso il branco, molte bestie giovani vagano ai margini del bosco e squassano le coltivazioni. Cosi' gli agricoltori del bioecocazzo possono dire che la caccia non aiuta a limitare i danni, anzi, li aumenta pure, perche' sparpaglia i branchi e spinge gli animali verso i campi. E se poi convincono un po' di gente, finisce che la battuta al cinghiale la mettono fuorilegge anche da noi. Come in Germania.
Boni scaccio' con la mano i suoi stessi pensieri, sperando che il messaggio sul cellulare lo consolasse per la padella.
L'Atletico vinceva due a uno.
Ripose il telefonino, sistemo' il berretto, ricarico' l'arma. Pronto per la seconda occasione.

Il dolore e' una frustata. Secca, continua. La paura e' il fantino che sprona nellultima corsa. Slalom disperato tra roveri e cespugli. Schiuma rossa nelle froge spalancate, mentre il fiato si spezza e la fitta stritola i muscoli. Lanimale ferito travolge siepi e grovigli di spine. Proiettile lui stesso, sessanta chili sparati contro il bosco. Scia di sangue e bava per un banchetto di formiche. Lampi di panico nellaria sottile.
Attraversa una mulattiera. Salta un fosso. Inciampa su una pietra e si riprende. Dal sonno profondo alla fuga in sette minuti netti.
Si ferma. Annusa la macchia. Deve localizzare inseguitori e uomini appostati. 
Un paio di cani lo fiutano. Staccano il branco per stargli dietro. L'odore del sangue confonde ogni disciplina. 
La preda riprende a scappare, in salita, verso Monte Budadda. Eco di spari riempie le orecchie. La ferita urla piu' di ogni stanchezza. Fuggono scoiattoli, fagiani, bisce. Come se cani e pallottole fossero anche per loro.
Due minuti lunghissimi. Muscoli che diventano pietra. Poi l'abbaiare dei cani resta indietro. Qualcuno li ha richiamati all'ordine.
Il ferito si risveglia dalla fuga in una zona sconosciuta. Non e' abituato a girare il bosco in piena luce. Vorrebbe nascondersi, ma non sa dove andare. Istinto ed eccitazione suggeriscono di muoversi. Vaga fino al tramonto, annusando laria. Cerri e castagni lasciano posto agli abeti. Poi gli abeti si aprono in una vasta radura punteggiata di ginestre. Chiazze derba e di terra. Uno stagno melmoso risuona di grugniti. Un altro branco.
Lanimale si avvicina, cauto. Ce' acqua per bere, acqua per lavare il sangue e cancellare le tracce, fango per scacciare pruriti. Lo spiazzo accanto alla pozza e' disseminato di ghiande, radici, barbabietole e cereali. Due o tre bestie mangiano senza posa. Altri stanno a mollo. Una coppia si agita scomposta, forse un corteggiamento. Girano in tondo, inseguendosi la coda. Sbavano. Fanno strane capriole. Impennano sulle zampe posteriori. Una danza mai vista.
Sul fianco della collina, oltre i cespugli, svetta unaltana camuffata di rami. Dalla feritoia dellaltana sporge la canna di un fucile. Allestremita' opposta del fucile, la spalla di un cacciatore ne sorregge il calcio. Il
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