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a Piantalascia e al Passo delle Vode. Sono trentadue chilometri. Credo proprio che li faro' a piedi. La corriera non si puo' prendere, senza biglietto. L'autista controlla i passeggeri uno a uno, al momento di salire.
Ci vorranno molte ore, ma non me ne curo. Posso fermarmi quando voglio. Costruire un riparo, mangiare qualcosa, riposarmi. Altro che vacanza. Li' cerano sempre posti da visitare, il piu' possibile, e tabelle di marcia da rispettare. Cerano percorsi stabiliti, montagne da scalare, mete da raggiungere. Cera da riempirsi gli occhi e impiegare le giornate nel modo migliore, sfruttare al massimo le ferie prima di tornare in citta', all'altro lavoro. Perdere tempo era lunico spreco riprovevole. L'acqua potabile nello sciacquone era tutt'altro che un problema.
Ho carta e penna.
Ho un binocolo ultraleggero.
Ho un kilo di bromuro. 
Il peso dello zaino non mi spaventa. Conosco altri fardelli. Questo almeno posso poggiarlo, tutte le volte che desidero. Se impieghero' dieci giorni, che importa? 
La strada si rinnova a ogni curva.


5. Selvatico nero

Troppe regole del cazzo.
I cartelli. Le pettorine. I verbali.
Boni sbircio' le lancette sotto la manica del giaccone. Non cera verso di cominciare a un orario decente. Proibito prima delle 10. Proibito dopo le 17. 
Rizzi era un caposquadra rigido, scrupoloso. Eletto per mancanza di alternative. Su quaranta cacciatori, lunico coi requisiti. Cinque anni desperienza e diplomino: gestione faunistico venatoria della specie cinghiale. 
Prima di sorteggiare le poste verificava che tutti indossassero le casacche arancioni col numero della squadra. I fucili dovevano essere scarichi. Sul tipo di canna era piu' permissivo. Usare la liscia era consuetudine,  non regola. Quanto alle munizioni, evitava di perquisirti per il controllo, ma stai sicuro che gli dispiaceva.
Poi ispezionava i cartelli. Attenzione. Battuta al cinghiale in corso. Se erano poco visibili, li spostava. Se ne mancava uno su un sentiero da funghi, ce lo metteva. 
Era come viaggiare in Ferrari con uno che fa i cinquanta nei centri abitati, rallenta col giallo e si lamenta se non metti la cintura. Uno strazio. Appena possibile, Lele e Graziano dovevano frequentare il corso provinciale. Lesperienza ce lavevano. Avrebbero sostituito il Pignolo. 
Nessun altro caposquadra s'intestardiva tanto sui cani. Mai piu' di quindici. Tutti addestrati per il cinghiale. Altrimenti, rischi che vanno dietro ad altre bestie. Come se le altre bestie fossero tranquille, con una cinquantina di cani e persone a spasso per il bosco.
Puttanate. Ipocrisie come la benzina verde e le giornate senzauto. 
Sauro Boni accenno' un tip tap. Era nervoso. Aveva i piedi congelati. Le ossa delle gambe si inzuppavano di freddo. Infilo' una mano nel tascone dietro la schiena. Estrasse una bottiglia di plastica riempita di sangiovese. Se l'era dovuta nascondere la' dentro: Rizzi non ammetteva alcolici, alle poste. 
Tiro' un paio di sorsate. I cani abbaiavano distanti. Aspettare.
Il dottor Taverna era stato in Romania e diceva che la' si cacciava davvero. Prezzi bassi, foreste secolari, selvatici in quantita' e poche limitazioni. Mille euro viaggio escluso per tre giornate di caccia e quattro notti a pensione completa. Piu' quattrocento per bestie da due quintali e zanne di sedici centimetri. Piu' duecento di eventuale accompagnatrice all inclusive. Sui Monti Carpati potevi pure sparare agli orsi, ma li' i prezzi salivano. Almeno ottomila euro. Taverna ne aveva preso uno, sera fatto spedire la pelle, la teneva sul muro. Ingrassava un chilo tutte le volte che ci passava davanti.
Altro sorso di vino. Arbusti e cespugli attendevano il tepore meridiano come farfalle dentro bozzoli di gelo. Il carro del sole s'era impantanato nella nebbia. 
Vibro' un cellulare. Boni rispose. Forse Apollo aveva bisogno di una mano.
- Pare che sono una decina, - disse Lele - esclusa la scrofa. E secondo Gianni c'e' anche un solengo, bello grosso.
- Si sara' fatto
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