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d'identita': - La tenga. A me non serve piu'. E ci aggiunga pure cinque euro, per il disturbo. Avrei dovuto spiegarmi meglio.
E lui: - Non faccia lo spiritoso. E gia' tanto se non la faccio scendere. - Scuote la testa e mi riconsegna il tutto, con laggiunta di una seconda ricevuta. 
- Lei e' molto gentile. - insisto - E non intendo prenderla in giro. Se mi lascia il suo indirizzo saro' lieto di inviarle un regalo. Le sembrera' strano, ma sono uno degli uomini piu' ricchi del mondo.
Niente. Non ne vuole sapere. Devessersi convinto che sono un idiota. Accarezza i baffi ingialliti e passa a controllare altri biglietti.
Appena si allontana, socchiudo il finestrino e lascio che il vento mi strappi di mano ogni cosa. Una vecchia lancia occhiate di disappunto. Non posso fare a meno di gioirne.
Ho un sacco a pelo pesante.
Ho un badile pieghevole e alcuni attrezzi da immanicare. 
Ho tre libri di grande valore. Vorrei impararli a memoria e recitarli in giro, dove nessuno li conosce, magari in cambio di pane e formaggio.
Dal sedile dietro, ondate imponenti di discorsi del cazzo si alzano minacciose, destinate a infrangersi sulle orecchie del sottoscritto. Maledizioni contro gli immigrati. Sproloqui sul mercato del lavoro. Plausi alla chiusura delle frontiere. Discorsi da treno. Il sottoscritto e': incapace di far finta di niente; incapace di intervenire, soltanto altra bile che finisce nello stomaco; incapace di considerarle parole vuote, rituali, formule magiche per ingannare il tempo. 
Le parole vuote mi spaventano piu' delle altre.
Per fortuna, come ogni supereroe che si rispetti, ho la mia arma segreta. La estraggo dalla valigia, infilo le cuffie, spingo play. Per quanto apocalittiche, le urla degli Skiantos mi placano come ambrosia. 
Quando c'e' l'epidemia,/ puoi scappare dalla zia/ mentre in caso d'esplosione/ provi solo l'emozione/ quando scendi dal droghiere/ chiedi un kilo di bromuro/ se rimani solo tu/ il prim'anno sara' duro.
Ho venti confezioni di pile da un volt e mezzo.
Ho un programma graduale di disintossicazione da CD.
Ho cercato invano un lettore a dinamo, come le radio a manovella per i villaggi africani piu' sperduti.
Quando le pile finiranno, spero di imparare a suonare l'armonica a bocca, o qualche flauto primitivo fatto con rami di sambuco, o un'ocarina di terracotta. Vorrei evitare le percussioni, se possibile. Ho vissuto diversi anni con branchi di bongoloidi accampati sotto casa, e certe sonorita' mi hanno rotto i coglioni. Ma senza musica non ce la posso fare.
Anche per le sigarette ho un piano di disintossicazione.
Smettero' di fumare. Con impegno. Almeno venti volte al giorno.
Poi passero' alla marijuana autoprodotta. Sempre che mi ricordi dove ho infilato le cartine.  
Intanto, il treno attraversa implacabile il Grande Nulla sospeso tra periferia e campagna. Nessuna strada asfaltata avrebbe altrettanto coraggio. Come perle di un collier post-atomico, si susseguono piste da kart, cadaveri di vecchie fabbriche, chiese talmente brutte che nemmeno Dio, nella sua infinita misericordia, gli farebbe la grazia di una visita.
Alla stazione successiva sale una ragazza e l'odore ferroso di notte sui binari. La ragazza viene a sedersi di fronte al sottoscritto. Ha la pelle bianchissima e la guance rosse di freddo. Tengo gli occhi bassi, lei li punta fuori dal finestrino. Neri come pozzi artesiani. Fingo anchio di osservare il paesaggio. In realta' studio la sua espressione, riflessa sul doppio vetro, sovrapposta come uno spettro allacqua torbida del fiume. Mi piacerebbe chiederle cosa ne pensa del mio progetto. Se per caso non se la sente di accompagnarmi, se le pare follia. Purtroppo, non sono mai stato bravo ad attaccare discorso. Forse lo diventero', di qui in avanti. Dicono che il soliloquio fa bene al cervello, ma solo in piccole dosi.
Larrivo a Bocconi e' previsto per le nove e trenta. La corriera per Castello passa due volte al giorno, alle sette e quindici e alle diciotto e quarantacinque, con cambio 
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