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sciame di tafani, nuvola pestifera nel caldo dell'estate.  Inferociti gli animali, imbizzarrite le prede, si procedeva al contatto ipnotico. Per farlo, bisognava portarsi molto prossimi alle bestie, a pochi metri dai denti affilati, aumentando il rischio ed esaltando le doti acrobatiche della propria segugio. 
Attraverso il contatto, la squadra di suicidatori cercava di spingere le bestie in direzione di una trappola, il piu' delle volte una grotta, attrezzata per fulminare chiunque vi entrasse con una scarica elettrica da migliaia di volt. 
In questo modo, non subiva lacerazioni la pelle dell'animale, il manto lucido di squame, e poteva trasformarsi in abito o trofeo, a seconda dei gusti. Soprattutto, come in ogni caccia, nessun componente della squadra  uccideva la preda, azione giudicata rivoltante, imperdonabile sozzura. La preda moriva, spinta da un crudele destino, presentatosi per l'occasione sotto forma di invisibili onde cerebrali. 
Difficile era mantenere il contatto quando l'animale si metteva a correre, a scartare, a saltare a destra e a sinistra. Bastava una distrazione e si spezzava l'ipnosi, si scioglieva il legame, e la preda recuperava abbastanza istinto per distribuire morsi e colpi di coda alle segugio e ai loro simbionti.  
Con un sauro lento, un pachidermico ceratopo, quel tipo di caccia non aveva senso alcuno.


 4. Biglietto integrativo

Ho un telo impermeabile tipo militare.
Ho cinquanta metri di cordino di canapa.
Ho una lente dingrandimento sei per.
Ho speso tutti i soldi senza pensare al biglietto. Con gli spiccioli metto insieme un euro e mezzo, buono al massimo per venti chilometri. Devo farne settanta, ma salgo lo stesso. Oltre allo zaino, una vecchia valigia piena da scoppiare. 
Mi sistemo. Intorno, tre posti vuoti e un bocchettone del riscaldamento regolato male. Aria bollente che sa gia' di sudore. Lanidride carbonica fara' il resto. Buonanotte a tutti.
Ho un kit di pronto soccorso.
Ho tre chili di semente: fave, fagioli e marijuana.
Ho un magnifico portamonete in pelle di vacche magre. Ce' solo la chiusura in ottone, come la mascella di uno squalo sdentato. Il resto lho strappato via. Non serve.
Guardo allontanarsi la periferia, il profilo delle colline dietro un velo di nebbia. Corrono veloci gli alberi in primo piano, piu' lente le case, quasi immobile lorizzonte. Schegge di mondo scivolano sotto i vagoni, sbriciolate in polvere sottile. Droga del viaggiatore. Migliaia di posti attraversati in fretta, intuiti solo con locchio, trattengono il cuore come pelliccia tra i rovi. Non commuovono i ricordi, piuttosto quello che non potrai ricordare. Un prato oltre la massicciata, dove sdraiarti, annusare lerba e osservare il tramonto. Un campo da calcio fangoso e una partita di terza categoria che avresti voluto giocare. Il marciapiede vuoto di una strada sconosciuta, illuminato appena dall'insegna di un bar, dove forse gli avventori non parlano solo di lavoro e certo un cappuccino costa  meno che sotto casa.
Il controllore arriva dopo mezzora. Sto fissando un pescatore immerso nel fiume fino alle anche. Sono sul punto di piangere. Senza pensare gli allungo il biglietto, scaduto da una manciata di chilometri.
- Questo andava bene per Masso. Si e' dimenticato di scendere?
- No, scendo a Bocconi. E' che non mi bastavano i soldi.
- Ho capito. In questo caso, devo farle la contravvenzione. Sono trenta euro piu' tre di biglietto integrativo.
Scarabocchia un pezzo di carta, lo strappa dal blocchetto e me lo porge. 
- Guardi, forse non mi sono spiegato: non ho una lira, altrimenti lo facevo, il biglietto.
- E non poteva dirlo prima? - e' davvero contrariato. Si guarda intorno in cerca di consensi -  Mi fa scrivere tutto quanto e adesso dice che non puo' pagare! 
Appallottola il foglio giallo e lo infila in un posacenere stracolmo.
- Deve darmi un documento. La multa le arriva direttamente a casa. Sono novanta euro piu' tre di biglietto integrativo.
Estraggo un fossile di carta
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