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Domenica In.
Dall'altra parte del bancone, oltre la curva, nascosto dal paralume di una grossa lampada, l'altro cliente sembro' risvegliarsi da un sonno profondo. Col braccio teso, sollevo' in aria un piccolo volume sgualcito, come il numero d'ordine per la fila dal macellaio. 
- Con questo ce l'ho, un bonus per Buzza?
- Sto chiudendo, gente - rispose Gaia avvicinandosi.
L'altruista poggio' il libro sul finto marmo impolverato di zucchero. L'edizione ingiallita di una collana di fantascienza scomparsa da almeno vent'anni. Autore sconosciuto. Titolo: L'invasione degli Umani.
Pagine che sapevano di cantina. Stesso odore della montagna di bauli dove Gaia conservava l'intera sezione Usato della vecchia libreria.
La libreria fondata dal bisnonno Glauco nel 1913 ed ereditata dai fratelli Beltrame. I fratelli che l'avrebbero trasformata volentieri in un numero di otto cifre sui rispettivi conti correnti. Acquirente: il Consorzio Ferrovia Veloce, che voleva trasformarla in sede operativa per l'Alta Valmadero. Gaia si era opposta. Gaia si era indebitata fino al collo per rilevare la quota degli altri tre. Gaia aveva resistito cinque anni.
- Per metterlo nel culo a quelli della ferrovia.
- Per i baffi del bisnonno. Vedi la foto?
- Per vendere Hemingway ai bifolchi come voi.
Le risposte cambiavano a seconda dell'umore. Il bilancio dell'esercizio non cambiava mai. Profondo rosso.
Era tornata dai fratelli e aveva fatto la proposta: mettiamo su un bar. Ci sto dietro io. Faccio tutto da sola. Voi mi aiutate con le spese e io vi ripago pian piano.
- Nella mia ditta abbiamo bisogno di una segretaria. - le aveva proposto Franco - Perche' non ti trasferisci in citta', una buona volta?
- Per metterlo nel culo a quelli della ferrovia - aveva risposto Gaia.
Aveva stivato quintali di romanzi nei bauli piu' capienti che le era riuscito di trovare. Aveva attrezzato un angolo del locale con decine di scaffali. Aveva coperto gli scaffali con centinaia di libri. Aveva istituito la regola del bonus: Si Fa Credito A Chi Legge.
Giusto per sentirsi meno in colpa con il Dna.
- Com'e'? - domando' Gaia, dopo aver sfogliato il volume. 
- Boh - rispose l'altruista - L'ho trovato alla fermata. Va bene uguale se lo regalo?
Gaia sventaglio' le pagine col pollice, indecisa. Lo scambio alla pari esigeva verifiche attente. 
- Quattro euro, Buzza. Quattro euro e ringraziare - disse stringendo il libro al petto - E se e' una vaccata puoi scordarti le Diana morbide per le prossime tre settimane, vero Mindy?
Mindy annui', Buzza pure. Sollevo' il bicchiere e dedico' l'ultimo brindisi al suo benefattore.

La saracinesca si bloccava spesso. Piu' spesso al momento di abbassarla. Quasi sempre troppo in alto.
Il figlio del macellaio lo sapeva e la spiava tutte le sere. Pronto a intervenire.
- Grazie Loris, non ti dovevi disturbare. - disse Gaia alla fine.
- Scherzi? Nessun disturbo. Anzi: se una di queste volte mi ci fai dare un'occhiata
- Eh, si', magari, molto gentile. Adesso pero' devo scappare. Bisogna che do da mangiare a Charles Bronson. Unaltra volta volentieri.
- Come vuoi. A domani.
Mentre raggiungeva il fuoristrada, Gaia guardo' lorologio. Quattro minuti e trentadue secondi. Per un pelo. Ventanni di esperimenti dimostravano che Loris Turrini non sapeva stare cinque minuti da solo con lei senza provare a baciarla. Uno stress infinito.
In un paesino di mille abitanti, dotato di Municipio, cinema parrocchiale e sportello bancomat, essere single non e' mai solo una scelta.
Nel comune di Castel Madero cerano si' e no quattrocento individui tra i venticinque e i trentacinque anni. Oltre duecento erano di sesso femminile. Piu' un centinaio di maschi in vario modo coniugati. Tre pazzi completi, cinque tossici e sette alcolisti all'ultimo stadio, due gay orgogliosi e quattro latenti. Poi dodici coetanei nativi del paese, sempre insieme, dallasilo alle medie, per strada, in corriera, in discoteca e a pattinaggio. Se gliene piaceva uno, se l'era scelto da
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