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Tavoli in legno di pino, tovaglie quadrettate, due panche per lato. Lampadari fatti con ruote da carro e foto in bianco e nero su tutte le pareti. Il camino che pulsa in un angolo e la stufa in ghisa subito di fronte. E quando vedi la proprietaria girarsi verso lo stereo e mettere su un CD, sei gia' pronto per un canone degli alpini a sette voci piu' solista. Invece striscia fuori dalle casse Roger Nelson detto Prince e viene a sussurrarti di un giorno nero, di una notte burrascosa, e se non e' lui sono le malie elettroniche di un qualche artista dal nome crucco o i gloriosi Pixies, che vagano per il locale in cerca di una mente smarrita.
Incantato dalla musica costeggi il bancone, tutto legno e pietra, e scopri che la stanza ha la forma di una L, e sul braccio corto c'e' un salottino che sembra di essere al Village: divanetti male in arnese, tavolini bassi, vecchie poltrone e scaffali di libri quasi fino al soffitto.
Bene, ti domandi, poiche' siamo a Castel Madero, ottocento metri sul livello del mare, e non a Manhattan, NY, quali segrete alchimie permettono la sopravvivenza a un locale come questo?
All'osservatore attento bastano un paio di occhiate per risolvere l'arcano.
La prima in direzione del banco tabacchi, dove Mindy si sforza di assimilare nozioni da un tomo formato dizionario. Prepara un qualche esame importante, la ragazza, qualcosa che viene dopo la laurea, ma nessuno degli avventori sembra interessato all'argomento.
Piuttosto, interessa sapere una volta per tutte quale sia l'esatta misura dei suoi reggiseni - la quinta? la sesta? - e di preciso quanti se la sono fatta, in paese, e se questa sera e' libera oppure no.
La seconda occhiata e' per un cartello enigmatico, Si Fa Credito A Chi Legge, che per quanto ammantato di mistero nomina comunque la parola magica, messa al bando da tutti i bar della valle.
Credito.
La terza occhiata te la rifila Gaia Beltrame, se non la pianti di guardarti intorno come un agente del Sisde e non ti decidi a ordinare.
Poi magari capita che un ciccione cinquantenne, che ci prova con Mindy da quando era bambina, finisce per apprezzare il gusto torbato del Laphroig, le canzoni di Leonard Cohen e i primi tre capitoli di un poliziesco francese ambientato a Marsiglia. Pero' e' raro, e tra studiosi di reggiseni, squattrinati in bolletta e amanti delle donne che rifilano certe occhiate, il parco clienti del bar Beltrame puo' considerarsi completo.

Gli ultimi due avventori di quella sera non facevano eccezione. Il piu' anziano alzo' il bicchiere. Altro giro.
- Questo lo paghi - disse la barista da dietro il bancone.
- Perche'? Sono fuori di molto? - domando' l'uomo.
- Sedici euro. E tra dieci minuti, sei fuori anche di qui. Sto chiudendo.
- Va bene, Gaia, senti, alloraMi gioco il bonus.
- Il bonus? 
- Precisamente.
Gaia sfilo' un registro da sotto la cassa, lo apri' davanti a se', ci fece scorrere il dito.
- Non dire cazzate, Buzza: non sei nemmeno segnato.
- E allora? Lettura personale. - rispose quello con mezzo rutto.
- Fantastico. Tieni conto che il manuale di istruzioni per il decespugliatore non te lo do buono.
La mano dell'uomo frugo' sotto la giacca e calo' sul bancone un tascabile dalla costa sottile. 
- L'ho finito l'altro ieri.
- Uomini e topi? - domando' Gaia senza nemmeno voltarlo.
- Precisamente.
- Buzza: ci ha gia' provato due settimane fa, con Uomini e topi.
- Stavolta l'ho letto, giuro. - L'uomo schiocco' un bacio sugli indici incrociati.
- Va bene. Sentiamo.
- Eh, dunqueFammi pensare: il romanzooo. affronta. il problema dell'emigrazione contadina. all'Ovest. Terra di marcate promesse 
La mano di Gaia volo' fulminea a capovolgere il volume. La voce si inceppo'. 
- Di' pure, Buzza. Marcate promesse?
- Eeeeeh
- Si'?
L'uomo chino' la testa di lato, in parte per via dell'alcol, in parte nel tentativo disperato di sbirciare ancora la quarta di copertina. Nemmeno con la vista di Superman ci sarebbe riuscito.
- Un aiutino?
- 'Fanculo, Buzza. Non siamo a
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