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livello di guardia: oltre quello, la nausea non si concentra piu' su un singolo aspetto, tracima e inonda il resto, senza distinzione. Un lavoro indegno sta ancora sotto il livello. Due no. Il sottoscritto ne ha sempre avuti due: fare un lavoro merdoso, cercarne uno decente. Troppo vecchio per questo, troppi titoli per quest'altro, niente esperienza di carpenteria metallica.
Se avevo dei figli, era un'altra cosa. Non li trascinavo certo in una situazione simile. Le comuni fricchettone non sono il mio genere. Nemmeno gli eremiti, se e' per questo. Il sottoscritto non ha bisogno di ritrovare se' stesso. E solo stanco di calci nel culo, altro che new age. Un etto di Buddha, due fette di Gesu'. L'esistenza appronta gia' i suoi fardelli. Lo zaino, meglio tenerlo leggero.
Per questo, quattro anni fa ho venduto l'automobile. Lavoravo fuori citta'. Facevo il casellante. Ogni mattina, quaranta minuti di coda per arrivare allo svincolo. La sera, stessa musica. L'esaurimento nervoso non s'e' fatto aspettare.
Cado in depressione ogni volta che il semaforo sgocciola auto nel gorgo di un incrocio. 
Il traffico metropolitano e' un traffico darmi. Guerra umanitaria: difendere il sacro diritto al risparmio di tempo. Ma pensando ai soldi, cioe' ore di lavoro, spesi per acquistare unauto e rifornirla di carburante, per pagare lavaggi e pagare posteggi, piu' il tempo bruciato nel portarla dal carrozziere, e i soldi della manutenzione, e le giornate trascorse a scegliere il modello adatto, mi sono chiesto dove sia finito il tempo risparmiato. Una bella bicicletta me ne regalava di piu'.
Eppure, c'e' voluto l'esaurimento per convincermi. Vendere l'auto e spostarsi in bici. Morale: lacrime, bruciore agli occhi, tosse cronica. Ho provato a tornare indietro - fermi tutti, mi sono sbagliato - ma il nuovo stipendio non me lo permetteva. Avevo cambiato lavoro: il casello dellautostrada era troppo lontano per la bicicletta. Da allora, niente piu' auto. Ho pure disimparato a guidarla. Allo stesso modo, ho deciso di vivere nei boschi perche' quaggiu' non vado bene nemmeno come lavacessi. Allo stesso modo, non mangio carne perche' non posso permettermela. Poi, certo,  trovo l'allevamento intensivo una terribile crudelta' che riversa sul genere umano cascate di karma negativo, vaste e imponenti quanto il Niagara degli sciacquoni, l'Iguazu' dei piatti sporchi, l'Oceano mare dei bide'. Acqua potabile per pulirsi il culo: non conosco ingiustizia piu' odiosa.
Tuttavia, pratico l'igiene intima con discreta attenzione.
Fossimo negli anni Cinquanta, mi metterei a rubare. Altri tempi. Potevi svaligiare un appartamento senza essere armato. Rapinare un gioielliere con destrezza. Svuotare un furgone portavalori con un piano perfetto e senza colpo ferire. Una cosa alla portata di tutti, bastavano fegato e cervello. 
Oggi la vera delinquenza e' roba da professionisti. Che ci sta a dire il sottoscritto?
Da lavacessi onesto a rapinatore di lavacessi non vedo un allettante cambio di prospettiva. 
A meno di incontrare il Cristo nella cella a fianco, fargli una bella sviolinata  e convincerlo a portarmi in Paradiso. Sarebbe un modo buffo per tornare alle origini, i primi approcci del sottoscritto al mondo del lavoro. Sono laureato in Scienze Religiose. Ho scritto una brillante dissertazione su Disma, ladrone crocefisso alla destra di Gesu' e passato alla storia come buono. Eppure nessuno dei Vangeli, nemmeno quelli apocrifi, lo definisce tale. Aveva trafugato i rotoli della legge. Rubato il tesoro di una sinagoga. Rapinato la moglie del sommo sacerdote Caifa. La si smetta col buonismo: Cristo ha portato in Paradiso un malfattore. Tra laltro, non era nemmeno pentito. 
Dopo una simile dimostrazione di acume intellettuale ero convinto che le porte dellaccademia mi si sarebbero dischiuse. Cera fila per entrare, ma il talento avrebbe prevalso. Per darne prova ulteriore, decisi di impegnarmi in un dottorato senza borsa di studio, durante il quale mi mantenevo con il lavoro in
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