<A HREF="frocioni003"><</A>
universitario americano?
Lo guardammo come se avesse parlato coi rutti. 
Cercai di buttarla sul ridere con una sempiterna verita': 
- A noi piacciono i film di arti marziali.
- Bello, me piace! L'avete visto er film con Tom Cruise, ce stanno le moto che fanno er kunfu', se inseguono, s'abbrancicano, se strusciano nell'aria... Gia' me immagino la storia: un ragazzo, un ggiovane italiano, che per passatempo fa er kunfu', va in vacanza in Thailandia e la' se trova a risolve un inghippo, e alla fine deve usare le arti marziali pe' salva' se stesso e la sua ragazza.
 Pensai subito a un grande classico dell'hardcore con Andrea Nobili, "Un bolognese si incula mezza Bangkok", ma non glielo dissi. D'istinto gli avrei fatto un pernacchio. Invece vuotai il bicchiere d'acqua che avevo davanti, il settimo.
Improvvisamente, come risvegliato dal letargo, il ciccione di cui non ricordavo il nome prese la parola: 
- Me raccomanno, dovete sta' in campana, che na cosa e' fare un film per gli americani, e n'altra per gli italiani. Gli americani so' ggente semplice, io li conosco bbene, parlo l'inglese perfettamente, so' stato in America n sacco de vorte, ce vado pure adesso, pe' e ferie, so' fregnoni. Prendi "Zebleruichproget". In America e' andato fortissimo, qua da noi e' stato un flop. Agli americani se je fai vede' er bosco, li regazzini, uuuuh, se mettono gia' paura. Qui da noi, soprattutto da Roma in giu', je dici er bosco, li regazzini... Mavaaaffaaanculo! Te mannano a caga'. E' che noialtri semo piu' smalizziati. Gli Americani so' nai'f, durante a guera, a Napoli je fecero spari' na corazzata, oh, dico, na corazzata! Li regazzini se vendevano i negri per strada: 'Accattateve o nigro!!!' 
L'urlo rimbombo' nella sala riunioni. 
Io e i miei soci ammutolimmo senza piu' colpo ferire. Eravamo nella sede della piu' grande casa di produzione cinematografica italiana, in mezzo a colonne finto-pompeiane, al cospetto dell'imperatore Cordelio I in persona e dello sceneggiatore de "La vita e' na mmerda" (Oscar per il miglior film straniero), con le vesciche strapiene d'acqua minerale Urelia, ad ascoltare il fratello gordo di Ninetto Davoli disquisire d'antropologia.  
Cerumi attacco' con un aneddoto:
- na vorta ce stava un amico mio, er Catombe...
Ci scambiammo occhiate eloquenti. Sulle facce dei miei soci lessi la stessa domanda: "Che ci facciamo qui?"
Era tempo di telare. E alla svelta. Prima di piegarci in due dalle risate o fracassare la testa a tutti con il telescopio a treppiede, tipo "Arancia Meccanica".
De Gaudentiis ci chiese di consegnargli il lavoro finito a meta' settembre, "ch er tempo strigne". Muy bien, pensammo, sfregandogli ancora pollice e indice davanti al naso. Facendo la faccia del produttore povero in canna, ci elargi' frasi geppette e sibilline che non promettevano niente di buono: 
- Io ho gia' un contratto cor vostro editore... Nun me fate pesa' er fatto che siete quattro... In fondo che v'ho chiesto? Un riassuntino!
Uscimmo con tutti i neuroni smadonnanti. Per un attimo ci fermammo a guardare il tricolore alto sul Quirinale. Quante migliaia di dipendenti c'erano la' dentro? Un tizio stipendiato per sgrullare l'uccello del Presidente, un altro che sgrullava l'uccello del primo sgrullatore, e probabilmente ogni sotto-sgrullatore aveva un vice-sotto-sgrullatore, e cosi' via fino al gradino piu' basso della scala gerarchica. Parassiti, preti per ogni dove, gente der cinema... La cittadinanza romana doveva avere una pazienza infinita per sopportarli tutti.
Mentre ci dirigevamo a piedi verso la stazione Termini, oppressi dalla canicola e contagiati dalle eleganti inflessioni capitoline, pensavamo una cosa sola: "Sti fregnoni ce devono da' un sacco de sordi".
Sul Neurostar che ci riportava verso nord riuscimmo a fare una telefonata a puntate col comandante agente Cienfuegos, sfidando l'orografia che ci costringeva a richiamare dopo ogni tunnel. Dopo avergli relazionato nei dettagli dell'incontro al vertice, ci lascio' con un: 
-
<A HREF="frocioni005">></A>