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lampi di consapevolezza. 
Il lato spettacolare riprese il sopravvento solo una frazione di secondo piu' tardi. McFadden lascio' le analisi sociologiche e spiano' il microfono sotto il naso di un gruppetto, tre maschi due femmine, che esibiva uno stato emotivo non troppo pericoloso ma nemmeno tranquillo in modo insipido. Dopo due interminabili secondi una mano maschile, falangi tatuate con la parola LOVE, scosto' il trasduttore con decisione. La mano afferro' il bavero di McFadden. Un pugno chiuso venne alzato e caricato dietro la spalla destra. Parallele al suolo le falangi, appena sotto nodose nocche, proclamavano: HATE. McFadden estrasse una mazzetta dalla tasca e la intermise tra nocche e naso: un bel po' di denaro. La mano LOVE allento' la presa, la mano HATE si schiuse e agguanto' le banconote. McFadden sorrise. "Vorrei farvi qualche domanda, ragazzi." 
Lo skinhead punjabi avvicino' il volto brufoloso a quello del giornalista. "I soldi li prendiamo, grazie. E ora sparisci." Il rude boy tiro' le labbra in un ghigno che lasciava scoperti i canini. "In fretta." 
"Conoscete Harry Jnana?" McFadden estrasse dal giubbetto multitasche un libretto d'assegni. Le mani erano nervose. McFadden firmo' e stacco' un assegno. L'assegno venne analizzato e intascato da una delle ragazze, l'unica bianca. 
Le transazioni erano state immortalate dalla telecamera. Le scene si preannunciavano buone, ma il berretto del cameramen venne fatto volare a terra. La situazione non era certo distesa, ma le scene valevano il rischio. McFadden spero' di ottenere qualche dichiarazione, magari condita di colorito linguaggio sottoculturale. Lo skinhead dalle mani tatuate sorrise in camera e proclamo': "Non conosco nessun Harry il Mod." Dalle retrovie giunse un "...meglio che non si fa vedere, qui!" 
Il proprietario del locale, un Sikh alto, barba nerissima e occhi tristi, usci' dal bancone con fare conciliatorio. "Chieda a me, la prego. I ragazzi non sono cattivi, e' solo che hanno il senso del territorio." La battuta fu salutata da una salva di schiamazzi e battute beffarde. Sguardo in camera, lo skinhead punjabi conto' le banconote. Erano circa 1000 DEN. 
"Si', parlaci tu, Nanak." Lo skinhead ficco' il denaro in tasca.



20.IL FETICCIO DELLA LEGALITA', PARTE SECONDA
 ovvero: Harry si fa degli scrupoli

Contea di Hopetown, Canada, 5 agosto 2025

Non ci sarebbe stato tempo per ricordare, ne' modo di ottenere parole che spiegassero il passato. Matleena Meyer  interrogo' il rude boy con lo sguardo. Harry rassicuro'. "Non serve legarlo. E' imbottito di Anuttarax. Riconosce solo la mia voce." 
La donna fece un ghigno. "Bene. Cosi' non posso levarti di mezzo." 
Un brivido percorse la schiena di Harry The Mod. La Meyer scherzava, o forse no. 
La donna controllo' l'orologio. 
"Chi aspetti?" La voce di Harry suono' timida.
"Kupper manda un elicottero". 
La faccia del giovane rude boy si contrasse. La voce suono' scandalizzata. "Elicottero? Ma e' illegale!" 
Matleena Meyer guardo' la punta delle scarpe di Harry. "Devi essere pazzo, Harry. Prima combini questo casino e poi te ne vieni fuori con legale e illegale. Con l'elicottero ci rimettiamo mezzo compenso per corrompere i bastardi, ma portiamo a casa la pelle." 
La Meyer alzo' lo sguardo e ammanetto' JSJ "E noi siamo legati alla pelle, vero Harry?" 
La Meyer guardo' di nuovo le scarpe "Hai la punta infangata, tesoro." 
Il rude boy impreco', estrasse un fazzoletto dalla tasca dei 505 e ci sputo' sopra. Si piego' a pulire, veloce e preciso.
John Smith Jones intui' che un altro se stesso avrebbe approfittato della situazione. Un violento calcio nel culo: il tormentatore finiva con la faccia sull'asfalto. John Smith vide Blanca che applaudiva. Blanca che lo squadrava, un sorriso tra il tenero e il beffardo. Blanca che sorrideva, la finestra aperta alle spalle, il traffico caotico di Central N.Y. molti piani piu' sotto. 
"Non l'ho spinta io, Matleena."
John Smith prese a piagnucolare. 

"Uh-Uh, da' cenni di
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