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torna a guardare la strada. La tensione si stempera. Mostra una corta sigaretta color tabacco. Una di quelle stronzate indiane. Beedee, o come si chiamano.
"Accendo io. Tu non togliere le mani dal volante. E neanche gli occhi dalla strada."
L'uomo grugnisce. E' frustrato. E' pericoloso.
Ha la fortuna di sembrare intelligente.


4. HARRY IL MOD
ovvero: ebbene si', Harry il Mod!


Central New York City, 3 agosto 2025

Harry era seduto nella maniera peculiare dei ragazzi di New Hindi Town, la posa manieristica che assumevano la domenica sera. Un tossico di speed, si sarebbe detto. Un tossico di speed dall'aria distante, pericolosa. 
Il bus spingeva il suo carico di carburante, aria viziata e carne verso la periferia. Il bus era semivuoto.
Harry era avvolto in un montone afghano verde. Sedeva a gambe incrociate. Capo reclinato sul finestrino, mani appoggiate una sull'altra, incongruo atteggiamento pretesco: la posa strideva con i pantaloni gessati dal taglio impeccabile e con le scarpe italiane in pelle di cervo, nere, appuntite come la consapevolezza di un Buddha. Facevano mostra di se' troppo vicine al suolo. 
Harry tremava. Tendeva ad assumere una posizione fetale. Ma la potenza del Super-io mod che ne governava le scelte impediva di lasciarsi andare alla regressione: la posa doveva continuare a essere quella prescelta, giovane lord devastato dall'oppio o dall'assenzio. Quale posizione fetale del cazzo.
A-hum.La bocca si spalanco' in uno sbadiglio nervoso. Brutto down di Purple Hearts.
Nelle microcuffie il riff di Mr. Pharmacist, The Other Half, 1966, tuoneggiava minaccioso. Paranoia. Merda! Il testo non aiutava, paradossale dichiarazione d'amore: "mr. 't you help me out today, in your usual lovely way..." 
Harry The Mod digrignava i denti. Per la sozza missione gli era sembrato simpatico truccarsi gli occhi come il buon vecchio Jimmy, il quadrofenico Jimmy, Jimmy il povero coglione, strano esempio d'eroe e vittima sacrificale insieme, capro riluttante offerto ala futura ristrutturazione. Ma il trucco colava. Il trucco era tutto sbavato. Harry The Mod assomigliava a una troia dopo ore di servizio.
Ancora una fermata...
Soffio d'aria di congegno pneumatico. Le porte si aprirono, e Harry ne schizzo' come proiettato fuori da un calcio in culo. L'aria fuori era densa paranoia.
Harry tiro' una lunga boccata. L'aria fredda, umida feri' la gola, la pancia. Harry rabbrividi'.
Guardo' l'orologio. Cartier in platino e diamanti. Dono di una vera signora.
Harry usci' nel blu cupo. La scala mobile spari' sotto i piedi. Una limo bianca entro' dall'estrema destra del campo visivo, lenta e netta. Blindata.
Ma non abbastanza. 
Harry fece fuoco. 

5. MAMMELLE
ovvero: un lavoro per Justin

Central New York City, 3 agosto 2025

Il ritmo della respirazione sollevava le grosse mammelle dove si appendevano lattanti, i figli dei ricchi, futuri maschi e femmine alfa, esseri senzienti in cima alla catena alimentare. 
La respirazione della donna si fece di colpo irregolare. Mormoro' qualcosa.
La porta si apri'. La donna sussulto' e apri' gli occhi.
Tre uomini in completo nero entrarono. Federali, penso' Justin. Ci siamo. Il piu' anziano, un tizio alto e secco, fisso' lo sguardo sul convalescente. Un altro invito' la donna ad uscire.
Rosalyn Bomboko rivolse uno sguardo interrogativo ai nuovi venuti. Fece per protestare, ma si rese presto conto dell'inutilita' del gesto. Scosse il capo, usci'. 
"Agente scelto Justin Bomboko, sei stato assegnato dal dipartimento a un caso di interesse federale. Sarai portato in un ospedale militare per un periodo di riabilitazione intensiva e intanto collaborerai con il bureau a proposito di quella faccenda."
Justin sgrano' gli occhi. "Riabilitazione intensiva? Che significa? E quale faccenda?"
"Su, Bomboko. Un piccolo sforzo." L'espressione dell'uomo dell'FBI divenne beffarda. "A che stavi lavorando prima dell'...ehm, incidente?" Il federale estrasse un taccuino dalla tasca. Justin fu percorso da un brivido. "La 
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