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aveva alterato la maschera imperturbabile e beffarda del thai. Julio Marrero, il campione, lavorava con precisione, coperto. Cercava di evitare gli scambi a corta distanza. 
Lo sfidante sferro' un diretto destro fuori bersaglio, si sbilancio' in avanti: il baricentro cadde fuori del compasso di gambe. Il campione trovo' la punta del mento con un corto montante sinistro. Il thai crollo'. 
Il Madison esplose. Dita frenetiche batterono su telescriventi. Voci concitate di giornalisti trasmisero il pezzo. Signore ingioiellate squittirono. Troie da jet set fecero uuhhh! 
Wilfredo Gomez, semisdraiato sulla poltroncina di prima fila, fece un gesto di disappunto. Scosse il capo. "Stronzo. E piu' stronzo io che ci ho scommesso sopra." Sonny sorrise. "Perche' non tornare ai buoni vecchi incontri truccati di una volta?" 
Lo sguardo del gangster fissava un punto indistinto, oltre il muro di folla. "Maai Sanuk. Non divertenti."
Wilfredo si mise in guardia. Sonny si schermi' sorridendo. Wilfredo Gomez accenno' jab-diretto. Sul ring c'era folla. Attorno al ring c'era folla. Fuori dal Garden, folla di metropoli. Solo molto in alto sulla citta' il rumore di fondo di Central N.Y. non era percepibile.

Gli uomini d'angolo avevano rimesso in piedi lo sfidante. Il medico stava parlando a pochi centimetri dal volto. Il pugile annuiva. La folla aveva cominciato a defluire.
Wilfredo camminava verso l'uscita attorniato da uno stuolo di guardie del corpo. Incedeva, scarpe italiane cigolanti sul pavimento. 
I due raggiunsero una limo bianca. Lo stuolo di guardie del corpo si divise in piccoli rivoli. I rivoli sfociarono ognuno in una Mercedes XB bianca. 
Tonfi di portiere. Avvio di motori. Puzza d'alcool etilico sull'asfalto ancora caldo.
La limo bianca parti'. Le luci della citta' lasciavano scie sui vetri azzurrati. Wilfredo Gomez guardo' il negro Sonny senza espressione. Sonny annui'. Un vetro opaco si alzo' e li separo' dall'autista.
"Perche' non mi racconti dell'India, Sonny?" Il racconto di Sonny, sempre uguale, era una costante delle sue giornate. Era gratificante. Testimoniava la sua superiorita' sul grasso negro Ananda. Che aveva lasciato una vita di lusso e di agi. Che era uscito di testa. Che stava per essere sconfitto.
"Che vuoi che ti dica, Wil. L'India e' una merda." Il racconto era tutto qui. Il racconto terminava precisamente in quel punto.

***

Il viaggio di Wilfredo Gomez. Ricostruito da punti di vista alternativi: c'erano molte, molte macchine da presa. Una nella testa. Una per ogni poro della pelle. Una per ogni molecola d'ossigeno. Una per ogni centimetro quadrato d'asfalto. Visione simile a quella di un insetto, anche se nessuno sa come vede un insetto, in realta'. Comunque, Cao Dai Productions non lesinava mezzi. 
Wilfredo Gomez passo' una boccetta di anfetamine a Sonny. Il negro svito' il tappo e ingollo' pasticche. Il negro degluti' a fatica. Wilfredo lo fisso'. "Devi ridarmi quella foto, Sonny."
Guarda tu che cazzo gli veniva in mente. "Che problema c'e'? Se non la raccattavo da terra l'avresti persa, no?"
"Dammela".
Le strade di Lower East erano deserte. Camminando in fretta, i due raggiunsero l'ingresso di un locale notturno. Wilfredo riconobbe la musica che filtrava dalle porte. The Masquerade is Over, Nolan Porter, 1974. Wilfredo distese il volto in un sorriso. I due tizi all'ingresso salutarono, grossi come armadi. 
"C'e' Herbie?" Il sorriso di Wilfredo era formale: le buone maniere sono apprezzate in strada. 
Uno dei tizi indico' con il pollice il retro del locale. Wilfredo e Sonny ringraziarono.
Wilfredo attraverso' il vicolo fino a trovarsi di fronte a un'uscita di sicurezza. Vapore saliva dalle cantine attraverso una grata.
Nel vicolo nemmeno un'anima. Ne' ubriachi, ne' troie. Sulla porta c'era un Samoano enorme. 
Il Samoano sorrise. Wilfredo sorrise di rimando. Senza smettere, Wilfredo estrasse un pugnale, vibro' il colpo. 
L'acciaio penetro' la cassa toracica. Il cuore si spacco'. Il sangue schizzo' e flui'. 
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