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Faceva la balia, ed era sposata con un piazzista di Hoboken. Aveva cinque figli. Per lavorare doveva essere ingravidata spesso.
La sorella del nigeriano Justin Bomboko saliva le scale dell'ospedale N. Gingrich dove venivano curati gli appartenenti al distretto di Polizia Dissuasiva di Central N.Y. Rosalyn allattava i figli dei ricchi. 
Niente piu' latte dalle mucche, niente piu' capre e pecore, se non in qualche sperduta valle centroasiatica, niente con cui nutrire i cuccioli della Specie se non sostanze di sintesi, papponi biochimici, fetidi scarti, gli unici alimenti per pre-svezzati che le classi inferiori potevano permettersi. Le sostanze di sintesi piu' costose e meno rivoltanti non avevano il potere nutritivo del buon vecchio latte bovino. Sulle bottiglie del latte di soia marca Maidmilk, addizionate con tutti gli ingredienti utili alla crescita (cosi' recitava la pubblicita'), una buffa figura occupava il centro dell'etichetta. Un animale dal pelame chiazzato, con un paio di corte corna. Bovino estinto, detto mucca o vacca. 
La mucca sorrideva. Ogni cento tappi circa, se ne poteva trovare uno che muggiva al momento dell'apertura. Bastava svitare e moooo! 
La mucca era un animale estinto. Il Totem apparteneva a un'era cosmica precedente.
Rosalyn entro' spingendo la porta e sbuffando, trascinando sacchi di plastica colmi di derrate. La donna aveva ereditato dalla madre l'abilita' femminea di sembrare sempre indaffarata. 
La donna poso' il carico e, ancora china, guardo' Justin negli occhi
"Mi dici che diavolo combini alla tua eta'? Dicono che eri pieno di droga."
Justin rivolse gli occhi al cielo. Una fitta perforo' le ossa del cranio.
"Infatti mi hanno drogato, Rosalyn."
"E chi sarebbe stato?"
Justin fece un cenno con il capo. "Non ricordo. Un classico, no?"
"Beh, qualunque cosa sia successo ci sono qui io. Pensavo che quando ti dimetti potresti trasferirti da noi e..."
"Niente da fare, sorella. Justin vive a casa di Justin."
"Augh." La sorella di Justin mostro' il palmo della destra. "Ma avrai bisogno di cure, no?"
"E che stanno facendo qui? "
"Non so che facciano. Non mi fido, io."
Justin distolse lo sguardo. Sembrava esausto.
30. B-MOVIE CHICK
ovvero: il sicario si procura un mezzo

Central New York City, 3 agosto 2005

L'officina di Lucius, un capannone prefabbricato dal tetto basso. Nebbia chimica isolava l'edificio, illuminato dalla luce pallida di antiquati lampioni. Lo spiazzo del parcheggio era separato dal resto del mondo da una rete e da un cancello aperto.
Senza fretta, Matleena parcheggio' tra due Chrysler Kebra e guardo' l'orologio della Range Rover. Molte ore perse, ma la partita era aperta. Significava soltanto che la caccia avrebbe richiesto la migliore Matleena Meyer.
Riusciva a dominare l'ansia, ma la faccia del sicario non si spostava dal cinema della mente, scura di pigmento e presagi. Doveva essere un uomo di Wilfredo. Una specie di non-stile rozzo e diretto: sicario cancellato dal novero dei viventi,  Meyer illesa. Tentativo goffo: se il tentativo fosse stato efficace, W.Gomez sarebbe passato per talentuoso. 
Le porte scorrevoli dell'ingresso si aprirono. All'interno, una babele di attrezzature e veicoli. Illuminato in modo scenico, Lucius armeggiava nel cofano di una sportiva giapponese, pelle nera fasciata da una tuta da lavoro con il logo dell'impresa stampato sulla schiena: Lucius Cobb Motors.
Hot rod music(preziosa reliquia dal secolo scorso) usciva frenetica dal ghetto blaster sistemato sul tetto. Matleena Meyer vide con gli occhi della mente -solo un istante- un branco di bikers entrare in un bar dove alcuni ragazzi se ne stanno a far nulla vicino a un juke box. Vecchio rumore di Harley, stridule chitarre. Ricordi indotti, b-movies. Di colpo il tempo reale prese il sopravvento, una forma di B-movie appena piu' smaliziata. 
Basto' a metterla di buonumore. La donna sorrise e imposto' la voce in modo da sovrastare chitarre deraglianti e convulse batterie. "Se non vuoi pagare un
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