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ogni oggetto che componeva la scena gonfiarsi, mandare lontano un'immagine potenziata di se'. Il flusso umano si componeva e ricomponeva in base a cicli inesplicabili: chili e chili di carne in marcia verso scopi ininfluenti, molta, moltissima carne d'uomo, ultimo degli de'i a finire sull'ara sacrificale. 
L'onda nel cervello s'acquieto'. Il tempo riprese a scorrere. 
Ecco. La sensazione era svanita. Ma il corpo detesta la quiete. Un'altra sensazione si fece strada: il taccuino nella tasca era scomodo, ingombrante.
Il taccuino avrebbe illuminato gli snodi. 

Righe su righe riempivano le pagine con precisione meccanica. Justin apri' il taccuino e incomincio' a leggere in un punto a caso. 

... uccello fantastico. L'albero della vita e della conoscenza. Una sala da ballo con candelieri di cristallo. Umani e alieni, la tastiera di un computer. Condotti. Doppie eliche di DNA, diaframmi pulsanti. Un disco dorato che girava su se stesso, un enorme occhio di mosca, tunnel e scale. Aprii gli occhi, e il campo visivo era ondulato, coperto da trame geometriche. I colori erano intensi. Un problema di continuita' spaziale mi tenne impegnato per un tempo che sembro' interminabile, o forse duro' pochi secondi: la stanza in cui mi trovavo, capii, aveva ben piu' di tre dimensioni. Poi ricordai:  litro latte di soia. Insalata. Fagioli messicani. NB: seitan. Sei bottiglie d'acqua. Candele. Guida TV.

Il negro Bomboko gratto' il capo rasato. Chiuse il taccuino. Lo guardo' dall'alto in basso. Espiro' con forza. Non ci mancava che questa, penso'. Sfoglio' ancora. 

Sogno della famiglia zingara e patto d'amicizia. TIRA FUORI LE PALLE! Bisogna fottere a morte l'allenatore dei Knicks". "n.3, 27 aprile. Registrato alle ore 06.15 A.M. Sogno del giovane tossico. Sembra sera, autunno. Siamo a Prospect Park. Una mucca di plastica. La mangio: e' di zucchero. Rido, mi trasformo in una muta di carnivori ricchi. La mucca non e' piu' una mucca, e nemmeno zucchero. Sto mangiando la carne di un giovane tossico. Ride anche lui.

Merda. La consapevolezza lo colpi' come un maglio. Subito dopo, una vocina dentro la testa prese a canzonarlo, come se quella che era apparsa come quasi-illuminazione fosse da sempre patrimonio anche dell'ultimo degli stronzi.
Il taccuino era di John Smith Jones.

Il taccuino era oro puro. John Smith, eh? L'incarico gli era sembrato da subito chiudere il cerchio. Fine, per sempre, alla fase piu' dura della vita.
Quella che si finisce per rimpiangere.
Il taccuino colmava un vuoto. La versione ammazzacarne di John Smith Jones era un enigma. I rapporti parlavano solo della metodicita', della freddezza, della precisione. Dello stile dell'uomo. Le analisi psicologiche erano contraddittorie: Uno psicotico. Oppure un professionista. Per qualche motivo le due conclusioni venivano rappresentate come antitetiche. 
Justin sfoglio' le pagine, lasciando che fosse il caso a dire quali righe doveva violare. E cercare di interpretare. 
Justin fermo' l'ispezione su una pagina riempita con caratteri piu' grandi, squadrati.
 
"UNO CHE PAGA LO SCOTTO PER TUTTI ALLA FINE SI TROVA SEMPRE: UNA ECONOMIA SUPERIORE, SUPREMAMENTE INGIUSTA, COLPISCE SEMPRE QUALCUN ALTRO AL NOSTRO POSTO, E PER LE NOSTRE MANCANZE"

Justin sorrise. E bravo John Smith. John Smith il filosofo. La coscienza dell'ammazzacarne, eh? Questa e', come si chiama? Un' epigrafe, penso' Justin. No, epitaffio...
Justin Bomboko ficco' il taccuino nella tasca. Era ingombrante, e spigoloso. Provo' a sistemarlo meglio, rimesto' finche' la sensazione fu meno fastidiosa. Justin si senti' soddisfatto. 
Lo sportello batte' un tonfo sordo. Il finestrino si alzo' ronzando. 
21. IL DESTINO DEGLI UOMINI SCIMMIA
ovvero: incontriamo uno strano vecchio saggio

Contea di Hopetown, Ontario, Canada, 2 agosto 2025

Ungete la teglia di cottura. Mescolate l'olio e il ghi HU restante e ungete le polpette. Grigliate per 5-10', girando di tanto in tanto con cautela, finche' saranno ben dorate. Servitele calde o
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