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crediti, deteneva vite. Il negro chino' il capo.
"Sai quel che devi fare. Tu vai, e ti comporti bene, come ti diro' di fare. Il bastardo e' in Canada. E voi bastardi siete potenti in Canada, no? Dici che la tua organizzazione e' interessata al suo caso, ed e' vero, no? Nemmeno le bugie ti faccio dire Di' che potete tirarlo fuori dalla merda. Fai in modo che si fidi di te, molto piu' di quanto io non mi fidi di te."
Wilfredo Gomez accese una sigaretta. Fumo ascese verso il soffitto.
Il negro tenne il capo chino.

Piu' tardi, Wilfredo Gomez levo' il gemello dal polsino destro. Appoggio' l'avambraccio sulla scrivania. Con la sinistra estrasse una scatola di legno. Richiuse il cassetto. L'ipodermica trillo' flautata: "Benvenuti in Cao Dai One Street, il gioco di ruolo neurale che avvicina a Dio!" Wilfredo posiziono' l'utensile. L'ago si fece strada sotto la pelle. Wilfredo esalo' un sospiro osceno. 
20. PACCOTTIGLIA
ovvero: lo sbirro Justin trova un interessante taccuino

Central New York City, 1 agosto 2025

Justin Bomboko entro' nell'appartamento del fu Quentin Waller con una smorfia di disgusto. A Justin Bomboko non piacevano i froci. Nemmeno i cacciatori, i collaboratori dei cacciatori e le altre stronzate. Il sottodipartimento di polizia investigativa avrebbe raccolto notizie e indizi e li avrebbe lanciati sul mercato dell'informazione-per-cacciatori: serviva a rimpinguare le casse e a far quadrare i conti.
Settanta metri quadri di paccottiglia frocesca. Carta da parati color pesca. Poltroncine di pseudo-vacchetta bianche e nere; bianche e rosse; bianche e marrone. Kilim industriale da poco prezzo. Una certa quantita' di libri in ordine sul legno blu riciclato dell'IKEA. Altre stronzate svedesi, chissa' perche': un poster con un'allegra famiglia bionda, sulla riva di un fiume impetuoso, una foresta. Bambole. 
Bambole! Justin Bomboko scosse il capo e avanzo' verso il comodino di fianco al parodistico letto a forma di cuore. Apri' il cassetto: una sveglia, un dildo zebrato, anal intruder nero, macchina per elettrostimolazione, barattolo di popper, pastiglie di -uhm, prodexedrina, e... cosa abbiamo qui? Un taccuino, pagine bordate di rosso. Justin Bomboko lo ficco' in tasca, si guardo' attorno, usci' dalla stanza. Le scale erano strette e scivolose. Justin Bomboko impreco' contro la donna delle pulizie. Fanculo alle solerti donne delle pulizie nei condomini di froci del cazzo. 

Seduto nell'abitacolo della Ford Quantum del ministero, Justin provo' un accesso di nausea. Aziono' il finestrino elettrico per mettere la testa fuori, come un cane col mal d'auto. L'aria  schiari' le idee.
Dunque. Gli eventi degli ultimi giorni: esplosione nel miglior ristorante HU di Manhattan, uccisione di informatore impegnato in una caccia per conto terzi, vittime unite dal nome del braccato piu' famoso del momento poteva significare diverse cose, ma di sicuro scarso sonno, attivita' frenetica, autolesionista. Si', gli eventi erano connessi. La connessione era evidente. 
Evidente. 
Justin si perse in un vortice di pensieri disarticolati. Puzza d'alcool etilico dal vetro abbassato. Frastuono, perversa polifonia. Oltre il fiume, Jersey City sembrava distante milioni di chilometri. Davanti agli occhi Justin Bomboko aveva scenari familiari, il film prodotto da Dio, interpretato da pezzi di Dio, pezzi di Io o di nessun-io, non ricordava bene, non riusciva a decidere. Venditore di hot dog di cane, automobili, idranti. Sbirro che dirige il traffico. Camion del latte di "soia" Maidmilk, addizionato con tutti gli elementi indispensabili alla crescita.
Cartellone video della maledetta Miller.
Hare Krishna danzavano estatici, lanciavano petali di fiori e dolcetti.  
Justin Bomboko scosse la testa. Sembro' che il cervello rimbalzasse contro ossa craniche gommose, che all'interno si producessero ondate liquide. Cervello in gelatina, mmmmh, la scelta del gourmet. Conosceva quella sensazione, ma non sapeva darle un nome. 
Colori vividi. Justin credette di vedere
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