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uno specchio. Si vide povero, lacero, con un'arma antiquata nascosta sotto il cappotto, seduto al freddo in qualche angolo di Central New York City, in qualche isolato malfamato, esposto agli elementi, ai procacciacarne, ai banditi di strada. 
Alla mente giunsero ricordi d'infanzia. Volti, suoni. Una scena del quarto compleanno, vivida come una visione dell'angelo Cao Dai. 
Aveva la tosse. Non riusciva a spegnere le candeline.
Un tintinnio di cristalli lo riporto' alla realta'. Clienti andavano serviti, e il suo compito era coordinare i servitori. 
Apri' la bocca per comunicare un ordine. L'orchestra dall'altra parte della sala prese a suonare: I've got you under my skin
Maxi'm dovette alzare la voce.
Due clienti, uomo-donna, entrarono. Una lauta mancia venne ricambiata da un sorriso servile. Maxi'm accompagno' la coppia al tavolo. Un cercapersone trillo'.
La sala del ristorante HU esplose.

Justin Bomboko giunse sulla scena del crimine insieme a Shvartz, l'indisponente Shvartz, un altro detective della Dissuasiva. 
L'uomo fischio' e si passo' una mano tra i capelli.
La bomba incendiaria era stata portata all'interno del ristorante da qualche pazzo militante abbracciacarne. Frange estreme, fuoriusciti del FKF. La bomba aveva sviluppato abbastanza calore da cuocere la carne e squagliare il grasso: la vampa aveva annerito pareti e soffitto. Tecnici della scientifica rilevavano e annotavano. Contorni in gesso prendevano il posto di corpi cotti o liquefatti.
"Questa volta i tuoi amici hanno fatto un buon lavoro. Miller o Schlitz?" Shvartz piazzo' davanti al volto del collega due lattine di birra. 
"Schlitz. Non la sopporto quell'altra."
Shvartz guardo' il negro con un sorriso tirato. "Perche'? hai avversioni innaturali, Bomboko. A me la Miller piace." 
Justin fu preso da un'ondata di profonda avversione. Il nome di quella birra gli faceva venire in mente il midwest, tutti quei tedeschi del cazzo, teste di formaggio ottuse e grette. Justin guardo' Shvartz. Sorrideva ancora. Shvartz poteva essere un buon detective, affidabile e tutto il resto. Ma prima di tutto era uno stronzo.
"Non e' roba da Free Karma Food, Shvartz." Bomboko accese una sigaretta. Shvartz la indico' con un'occhiata. "Avevi detto che smettevi", rimarco'. 
Il negro, impassibile, levo' la sigaretta dalla bocca e la getto' per terra. Diede un sorso alla birra. Rivolse a Shvartz uno sguardo di sfida. "Non c'entrano i miei amici, come li chiami tu. Lo sappiamo entrambi". Shvartz fece spallucce. "Tirami fuori una bella teoria del complotto, Justin. Se convinci me, convincerai chiunque."
Il cellulare di Justin trillo' Yankee Doodle. "Si'. Ok. Va bene. Vado subito. Nessun problema, no. C'e' puzza qui, come puoi immaginare."
Justin sospiro'. "Questo caso e' tuo. La mia teoria, quindi, te la risparmio. Hanno ammazzato un informatore. Quentin Waller. Me ne occupo io, a quanto pare."

19.ANCORA I BEI TEMPI
ovvero: riflessioni del criminale Wilfredo


Central New York City, 1 agosto 2025

Wilfredo Gomez rimaneva fedele alla funzione originaria del linguaggio. Gettare incantesimi, spezzare la volonta' dei nemici, pronunciare parole di potere: "Ehi tu!" Da bambino era stata la frase preferita, seguita da cazzo guardi e cose del genere, Om e Svah di ogni mantra. A rimuovere gli ostacoli prima le mani, poi i tirapugni, il cannone, bei  mucchietti di DEN, proposte che-non-puoi-rifiutare, nomi, minacce, ritorsioni.
Wilfredo Gomez era cambiato molto. Il gangster nichilista dei bei tempiaveva lasciato il posto a un competente uomo d'affari.
Wilfredo Gomez sedeva alla massiccia scrivania in noce. L'ufficio era spoglio. Niente oggetti pacchiani da gangster arricchito. Ex-pusher, poi grosso trafficante, dotato di istintivo buon gusto. Capo del Sindacato Latino da piu' di dieci anni, erede di Acquistapace, il mafioso del tempo delle vacche vive. Era passato da succube del grassone a rivale. Il negro, poi, era asceso a un lontano empireo, quasi intoccabile. Ma Wilfredo aveva tali e
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