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ciarpame. La vecchia si guarda attorno. 
Altri due corpi riguadagnano la posizione eretta. Il convoglio decelera. Un corpo chiude il giornale, sguardo perduto oltre il vetro del finestrino.
Le portiere si aprono, il meccanismo soffia aria da congegno pneumatico. Cinque, sottoscritto incluso, pongono piede sulla sudicia banchina. Una frotta di esseri umani sale a colmare i vuoti, in silenzio.
Il convoglio riparte. Fischio lontano, lacerante, nel tunnel.

La vecchia e' attenta. Deve avere qualche arma nascosta sotto la giacca militare, o sotto gli altri stracci.
Tre corpi si dirigono verso l'uscita principale. La preda svolta, cammina a fatica verso l'uscita laterale.
Pura fortuna. La scala mobile e' deserta. Il terreno e' facile. Nessuno, a parte i topi, forse, la vecchia, e... 
Non puo' essere. In senso opposto scende un tossico. Solo. Chili e chili di carne, tutto il ben di dio a spasso sulle ossa mentre il tossico caracolla scendendo scalini. 
Ha fretta. Dovra' farsi. Eta' apparente: 22-23. 
Prima scelta, nessun dubbio. 
Solo, una vocina rimbalza di neurone in neurone: prudenza, John Smith Jones, soprattutto prudenza. Pensa tre volte e poi agisci. 
Tre volte.
Al diavolo. Una volta basta e avanza. Prima Scelta, nessun dubbio. Mi guardo attorno, scavalco. Atterro dall'altra parte della scala.
Il tunnel si apre, pozzo senza fondo. 

6.OLTRE IL BORDO SUPERIORE
ovvero: di come non serva chiudere a chiave un figlio tossico

Central New York City, 29 luglio 2025

Lo sguardo in copertina arrivava da un'altra era. Il libro era una reliquia. Nella foto, il volto del vecchio monaco si apriva in un sorriso. Denti bianchi, grandi, irregolari, capelli cortissimi, folti e forti, ritti sulla testa come spini o aghi. Gli occhi brillavano ironici. 
Guardavano un punto molto oltre la tua testa. 
Il libro era un dono di pochi giorni prima. Era rimasto li', sulla scrivania. Tutte le gioie vengono dal prendersi cura degli altri: questo diceva il titolo. Pagine e pagine per illudersi che fosse possibile migliorare.
Non leggerei quella merda per tutto l'oro del mondo, pensava Kupper. 

La casa era immersa tra alberi improbabili. Un bosco di eucalipti, e in mezzo una sequoia di altezza indecente. Le fronde davano ombra a una buona meta' dell'edificio. Lo stile un'accozzaglia di elementi contraddittori, scelti perche' evocassero stabilita', solidita', potenza. Il parco ospitava specie clamorose, aliene: il campo di forza Matsushita Electric garantiva il microclima. 
Il sole ascendeva verso lo zenith. Anche Matsushita Electric, dopo la cordata Kupper-Westinghouse, saliva verso il centro del cielo: grafici puntavano oltre il bordo superiore.
Attorno, lo skyline piu' noto al mondo, cartolina dalla capitale planetaria, porta del Paese delle Opportunita'. Una vecchia statua dal nome parodistico si ergeva gigantesca, garanzia dell'autenticita' del paesaggio.
L'opulenza avrebbe dovuto venare di grasso le pietre della casa. L'orrore architettonico, invece, era riservato agli esterni, alla facciata in particolare. Dentro, niente marmi, ne' colonne ioniche, ne' specchi: gli interni ostentavano sobrieta', proprio come gli abitanti. I costosissimi completi del capofamiglia, ad esempio, fatti in modo da non sembrare cosi' costosi. Da apparire dimessi, rassicuranti. Tessuti Blue Pinstripe. Cravatte rosse. Church pre-Prada in cuoio bovino. 
Roba del tempo delle vacche vive. 
Un luogo dove i domestici potevano essere trattati con la piu' crudele familiarita' ocon la piu' fredda formalita'. Nella stessa frase, con lo stesso gesto. Lo sbirro buono e quello cattivo erano la stessa persona: Gustav R. Kupper II.

Il magnate guardo' lontano, oltre il vetro della finestra, fino al muro di cinta.  Kupper mise a fuoco lo sguardo sulle divise degli sbirri privati. Le guarnizioni metalliche  brillarono al sole. I luccichii alleviavano i sintomi dell'ansia. Divise in ordine, tutto sotto controllo. Kupper rilasso' i muscoli. 
Li contrasse solo una frazione di secondo
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