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Dal soffitto gocciava acqua marcia. Una fila di ratti saetto' tra le gambe. Shin prese a calci l'ultimo: il ratto volo'. Alla fine della traiettoria, si udi' un tonfo liquido. Il muso riaffioro' subito. Il ratto nuoto' per raggiungere i compagni, come se niente fosse accaduto.

E ora che faccio? penso' Shin. La mappa che il contatto gli aveva mostrato indicava che in quel punto, un piano sopra alla rete fognaria, c'era il rifugio di Wang.
L'aveva visto combattere, anni prima: un idolo per tutti i praticanti, in possesso di tecniche spettacolari, molto amato dal pubblico. Campione nazionale per tre anni di seguito, uomo di punta della squadra dell'Esercito Rosso, istruttore dei corpi speciali. Aveva guadagnato i galloni di colonnello: l'avevano spedito in missione all'Ovest, a punire i ribelli. Era tornato, fuori di testa. Crisi mistica: due anni in clinica, "per ristabilirsi". L'avevano rilasciato. I servigi resi e il titolo di Eroe Marziale di Prima Classe lo rendevano quasi intoccabile. Il Partito gli aveva assegnato un vitalizio che gli consentiva di sopravvivere. In cambio, Wang non avrebbe rilasciato alcuna dichiarazione pubblica. In cambio, Wang avrebbe dovuto attenersi a uno stile di vita che rasentasse l'invisibilita'.
Wang li aveva presi in parola: quello stile rappresentava l'aspirazione maggiore dell'uomo. Li aveva presi sin troppo in parola. Era sparito.

La scaletta c'era davvero. Una botola in legno lo separava dal rifugio di Wang Zhichen. Il freddo Shin degluti'. Non aveva neanche mezza idea di come entrare in contatto con l'uomo: le procedure suggerite erano irrealistiche. 
Occorreva andare avanti. Il puzzo era insopportabile. 
Shin guardo' l'orologio: le dieci e mezza della sera. Pose il piede sinistro sulla scala, scivolo'. Tutto trasudava marciume. 
Shin Dawei inspiro' con il naso ed espiro' tra le labbra appena schiuse, poi afferro' i corrimano. Un piede dopo l'altro, sali'.

La botola cedette alla prima spinta. Un brivido percorse la schiena. 
Ormai e' fatta. Shin pose le mani sul pavimento oltre la botola. Sali' gli ultimi gradini.
Una stanza ampia, ben tenuta. Le finestre aperte davano su un vecchio molo. Una fila di lampadine illuminava la scena. Onde sciabordavano sul cemento.
Una cucina pulita. Un tavolo, nell'angolo. Una branda militare. Un ritratto: il volto di Mao Zedong sorrideva benevolo. Fotografie e calligrafie alle pareti. Una rastrelliera con: Pudao (sorta di alabarda). Tre Qiang (lance). Una serie di Dao (sciabole) di tutte le fogge e dimensioni. Jiang (spada dritta). Jiujie Bian (catena a nove sezioni). Un vecchio moschetto. Pezzi di mortaio smontati. 
Una scritta enorme ammoniva dal muro di fronte: Ricorda di essere buono. E, di fronte a lui, l'uomo. Wang Zichen.

La posizione di guardia San Ti Shi e' la radice dello stile di pugilato cinese Xingyi Quan. Il peso e' sostenuto per il settanta per cento dalla gamba arretrata. Quella avanzata poggia con tutta la pianta, la punta del piede rivolta in avanti; il piede della gamba arretrata e' aperto secondo un angolo di 45, ma occorre fare attenzione al ginocchio: deve cadere in linea con il piede, altrimenti la posizione non e' di alcun beneficio o utilita'. Le spalle rilassate tendono verso la linea centrale. I polmoni sono vuoti d'aria, la mano destra e' tenuta aperta davanti al Dan Tian, due dita sotto l'ombelico, medio rivolto contro l'avversario. Il braccio sinistro e' tenuto davanti al tronco, semiesteso, gomito che cade a piombo con il suolo e il medio all'altezza degli occhi dell'avversario. Prima di imparare il primo movimento, la prima azione tecnica, l'adepto deve rimanere nella posizione: nel giro di un anno si deve passare da pochi minuti a un'ora. La radice della virtu' marziale dello stile Xingyi Quan risiede nella serieta' e nella dedizione a tale allenamento.

Gli occhi dell'uomo erano quelli di un uccello da preda, il volto solcato da una lunga, profonda cicatrice. Un sorriso obliquo, maligno, correva dall'orecchio al labbro
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