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carta straccia. 
2. IL PASSATO DELL'EROE
ovvero: l'agente Shin  guada torrenti di merda e incontra Wang il pazzo

Tianjin, 20 aprile 2025

Il vicolo puzzava di verdure marce e urina. 
L'uomo alto fece una smorfia di disgusto. L'altro lo guardo', scettico. 
"Non abituano al fetore alla Scuola Centrale, eh?" 
l'uomo alto sorrise freddo: occorreva abbozzare. Il contatto era un vecchio lunatico. Godeva di protezioni, abbastanza in alto da renderlo quasi intoccabile. Il contatto conosceva l'angiporto come le sue tasche. 
Il contatto conosceva il nascondiglio.
Gli sarebbe piaciuto cavargli gli occhi: non si poteva escludere che il vecchio cadesse in disgrazia. Occorreva aspettare. L'attesa e' una sensazione come un'altra: svuotata dall'ansia, puo' essere piacevole. Il tenente avanzo' di pochi passi. 

"... Di sua madre! Ti ho detto che te li porto i tuoi soldi del..."
Seminascosti, nell'ombra, un gruppo di ragazzi sparava frasi smozzicate.
"Taci, non sei neanche una cosa. Io ti..."
Il tenente intimo' in alto le mani. I ragazzi zittirono. I ragazzi provarono a scappare: stupidi teppisti, testimoni potenziali.
Il tenente Shin estrasse l'arma, copia fedele del Longfist. Non avevano nemmeno cambiato il nome: nell'ultimo paradiso dei lavoratori lo chiamavano Hong Changquan, Lungo Pugno Rosso. 
Shin sparo' una raffica: corpi schiantati caddero sull'asfalto. Sangue schizzo' e flui'. Il sangue bagno' l'asfalto. Il tenente espiro'. 
I testimoni giacevano sull'asfalto. I testimoni avevano stirato le gambe. Rimaneva la carne. 
"Bel lavoro il tuo, eh?" Il contatto sorrise il suo disprezzo. Guardo' i cadaveri. "Giovani. Come si dice, i peli delle sopracciglia crescono prima, ma quelli del pube diventano piu' lunghi."
Il proverbio non sembrava adatto all'occasione. 

"Ecco, quello e' il tombino. Buona fortuna, eroe del popolo."
Il vecchio torno' sui suoi passi. Shin si guardo' attorno. Tra poco sarebbero arrivati gli sbirri, e prima che le credenziali fossero verificate sarebbero passate ore. 
Shin infilo' un paio di guanti. Occorreva sparire, e continuare la missione. Shin provo' a sollevare il tombino: niente. 
Sembrava pesante, ma, merda, non poteva essere cosi' pesante. Shin inspiro' e provo' di nuovo. Le braccia si contrassero. Di colpo, il tombino si sollevo' con un rumore simile a una bottiglia stappata. Liquami e cascami avevano saldato ghisa e asfalto: il fetore che si levava dal buco era rivoltante. Shin turo' il naso, punto' una torcia elettrica nel cunicolo. Una scala metallica: qualche metro al di sotto del livello stradale scorreva un canale di scolo. Il passaggio laterale era stretto e umido. Il cemento era coperto da uno strato di materia nerastra. Shin impreco'. Scosse il capo. Shin calo' nell'oscurita', chiudendo il tombino sopra di se'.

La rete fognaria di Tianjin: dedalo claustrofobico, buio, mefitico. Cunicoli si intersecavano a scacchiera, attraversavano installazioni sotterranee, vecchi depositi d'armi giapponesi, vie di fuga approntate dalla marina militare, stazioni dell'azienda elettrica, slarghi dove l'acqua lurida si apriva in piccoli laghi sotterranei. Shin Dawei impreco'. I topi pullulavano. Non sembravano aggressivi. Ben nutriti, facevano schifo lo stesso.
I topi erano una buona riserva proteica. I poveri si nutrivano di riso e topi, in attesa del Radioso Avvenire. Shin scaccio' dalla mente l'immagine di un grosso ratto impalato su uno spiedo. Piego' nel cunicolo alla destra, secondo le istruzioni del contatto. 
L'umidita' impregnava la camicia della divisa. Gli avevano rubato la valigia con i vestiti appena arrivato in citta': "facchino, Signore?". Il ragazzo se l'era data a gambe, veloce come un razzo. I complici attendevano di la' dalla strada,  furgone gia' in moto. Ci era cascato come uno stupido campagnolo: la gente aveva riso di lui. Come e' che diceva il professore di letterature straniere? Delle volte dorme anche Omero. 
La citazione non era pertinente, decise Shin.
Punto' la torcia verso l'alto.
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