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divenne visibile, come una pellicola in doppia esposizione. Uomini si affollavano attorno a una pira funeraria. I piedi del cadavere spuntavano dal sudario. Da dietro un muricciolo, fece capolino Sandeep Pandit.
Sandeep Pandit era nudo, magrissimo. La pelle blu, i capelli sozzi e arruffati. Gli occhi iniettati di sangue brillavano come carboni ardenti, fissi in quelli di Ananda. Sandeep Pandit scivolo' a quattro zampe vicino alla pira funeraria. Apparve gridando come una furia agli uomini che attendevano al rito e al brahmano che doveva cantarlo. Gli uomini fuggirono terrorizzati. Ananda senti le ginocchia tremare. L'angoscia piu' profonda si riverso' nel cuore. Anche il brahmano aveva chinato il capo, mormorando alcune formule, e si era allontanato in fretta. Sandeep Pandit trascino' il cadavere giu' dalla pira. Circoambulo' vomitando sangue: ne risulto' un cerchio perfetto. Sandeep Pandit recitava in sanscrito, ma la voce non usciva dalla bocca. Sembrava provenire da qualche punto della scena, tra il cielo, la pira e il fabbricante di beedee che continuava a rollare, imperterrito. Sanscrito, ma giungeva alla mente in perfetto inglese. Inglese aulico, letterario. Sandeep diceva: "Disistimato, in mezzo a tutti gli esseri l'asceta si aggiri." Intanto tirava una costola, la svelleva, l'addentava. "Ogni macchia e' estinta: disprezzato dagli altri, reca macchia a chi lo disprezza, e sottrae i loro meriti: percio' a mo' di un morto si aggiri, russi, si dimeni, vaghi claudicante, amoreggi." Sandeep estrasse il fegato stillante succhi dal cavo centrale del cadavere e se ne imbratto' la faccia prima di addentarlo. Prosegui': "Agisca sconvenientemente in modo da ottenere il disprezzo. Ogni traccia di orgoglio venga soppressa".
Sandeep Pandit rutto'. Riprese con uno strano accento di Brooklyn. "Questo e' troppo per te, Ananda? Se vuoi vivere, che la paura della morte ti abbandoni". Sorrise, la bocca piena di carne morta.





9.TACCHINO FREDDO
ovvero: Ananda si disintossica


Pianeta Terra, tempo degli incubi e sudori freddi

La baracca di legno era illuminata da un'unica lampadina. All'interno, tre brande, sacchi a pelo, un fornellino da campeggio. Un poster dei Knicks, la squadra del 2015, la piu' amata degli ultimi anni. Un Ghetto Blaster, con una montagna di CD. 
Ananda chiuse la porta alle sue spalle. Degluti'. Guardo' John Smith, Sonny e Wilfredo. "Ci siamo. E' il momento del tacchino freddo. O usciamo di qui puliti, o chi ha un po' di denaro e' meglio che pensi al proprio funerale." La voce vibro' nell'aria umida. John Smith sedette a terra, sulle assi annerite, nell'angolo piu' lontano dalla porta.
I volti dei ragazzi erano contratti. Preoccupati. Era il momento del tacchino freddo: oltre il gergo anni cinquanta tornato di moda c'era la verita', dura, adamantina. L'eroina da oppio mutante nota come Cloud 18, o Heaven 18, o Megaroba, o Snooze eccetera eccetera dava una dipendenza grave. Assegnava un biglietto d'andata per la piu' tetra delle destinazioni. Ananda aveva ragione: sarebbero usciti da li' puliti, oppure  sarebbero morti. Li' o altrove. Justin aveva le chiavi; aveva l'ordine di non aprire e di passare il cibo da una finestrella. Justin aveva scosso il capo e piegato le labbra in un sorriso amaro. Non ce la farete, ragazzi. Questa era l'opinione generale. Ananda passo' in rassegna gli uomini con lo sguardo. Wilfredo teneva il capo tra le mani. Sonny non sembrava tanto grosso, come se l'angustia della baracca ne avesse ridotto la corporatura, compresso ossa e muscoli. 

***
La stanza sulla 96 strada puzzava, non ci si poteva aspettare che Blanca facesse lavori domestici. Matleena sospiro' e chiuse la porta alle spalle. Si guardo' attorno. Il tavolo traballante, quadrato, ingombro di bottiglie di latte di soia Maidmilk, lattine di birra, riviste. Un posacenere in cristallo, sbrecciato, traboccava di mozziconi. Le piante erano morte tutte. Un' euphorbia, esseri vivente tra i piu' resistenti del pianeta, mandava le braccia
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