<A HREF="freekarmafood008"><</A>
attenzione allo schermo. 
Faceva freddo.
La porta di legno si apri' con un cigolio. Il vento gelido irruppe turbinando. Tre uomini neri entrarono. Il piu' grasso batte' i piedi sul pavimento di terra. I volti dei clienti indagarono i nuovi venuti. Il Sikh sorrise. 
"Desiderate? Riparazione TV, parabola?, Vestiti pesanti? Buone giacche cinesi" Il bottegaio usci' dal rifugio. 
"No, grazie. Abbiamo visto l'insegna cibo vegetariano, no?" 
Il piu' alto dei tre tento' un sorriso. I muscoli del volto non sembravano allenati. Da dove proveniva, sulla centodecima strada, sorridere non era un gesto usuale. 
Il Sikh apri' il volto in un sorriso piu' ampio. "Certo, buon cibo vegetariano, niente danni per il corpo, niente sangue niente cattivo karma, no-no". 
Il Sikh fece strada. Nel televisore Arjuna giocava con le ancelle. Krishna dormiva, sdraiato su un fianco.

Il Sikh conosceva il contatto. A colpo sicuro, aveva assicurato. Basta percorrere la strada che sale al confine: il cinese e i suoi sono tra i pochi che passano senza problemi. Paga le guardie, corrompe i militari: il cinese e' un buon commerciante, cosi' aveva detto. Il Sikh aveva lasciato trasparire qualcosa di simile all'ammirazione. Fermatevi vicino al grande OM MANI PADME HUM sulla parete di roccia, dopo il ponte, circa trenta chilometri fuori dell'abitato, aveva detto. Non serve salire di piu': pochi chilometri piu' a monte c'e' un incrocio. Qualunque passo abbia scelto di valicare, il cinese e i suoi dovranno passare di li'.
Un motore diesel rombo' nella nebbia, ben prima di essere visibile. Era l'alba, diaccia e fredda. I neri, barricati nella Land Rover, intirizziti, si lanciarono fuori sbracciando. Agitavano le braccia in una sostanza eterea, simile al latte. Ananda teneva una torcia nella destra. Il fascio di luce non riusciva a bucare la nebbia, formava un alone simile a un sole morente. Pochi metri piu' a monte, freni gemettero. Il muso di un camion ridicolmente antiquato fece capolino fuori della nube lattea. Si udi' una raffica di mitra. I neri schizzarono dietro la Land Rover. Ananda grido' con tutto il fiato che aveva in gola "Sandeep Pandit! Sandeep Pandit!". Un gruppo di uomini armati usci' dalla nebbia. Montanari tibetani. Un cinese, con il mitra spianato. Il cinese fece un cenno agli uomini nascosti dietro le lamiere. Ananda fece un cenno di assenso ai suoi. Sonny gemette, il volto contratto in una smorfia d'odio. I neri uscirono. Il cinese li squadro' da capo a piedi. Sorrise.

***

Il grasso Ananda guardo' fuori del vetro sporco. Cime innevate bucavano il cielo. 
La baracca riparava appena dal vento gelido. I neri erano chiusi a riccio nelle giacche termiche. Tremavano. Le cime innevate si stagliavano sul rosso acceso del sole a fine corsa. Oltre le montagne i comunisti saldavano il conto ai ribelli, rimettevano le cose a posto.
Ananda guardo' i compagni. Gli accordi erano presi. I Figli della Fede erano entrati nella grande imprenditoria: import-export con la Cina rossa, nientemeno. Il cinese aveva raccontato una strana storia: il cinese diceva che la sostanza era oggetto di una trattativa tra Bai Long, governo cinese e USA. La sostanza sarebbe diventata presto legale. Chi voleva fare i soldi, doveva sbrigarsi.
Il nero alto cavo' dalla tasca una scatola di latta rossa. Guardo' i compagni. La apri'. 
Dentro, tre siringhe ipodermiche. 

***

Erano consapevoli di non poter uscire di li'. Una specie di garage, attrezzato a mo' di bar, ma si poteva vedere la vita quotidiana la' fuori, oltre una larga finestra, e le viuzze che portavano al fiume. La scena vedeva una folla multicolore aggregarsi, incrociarsi, perduta nelle proprie faccende. Vacche. Qualche turista. Un chiosco con un uomo barbuto che fabbricava beedee a mano. La radio trasmetteva a tutto volume bhangra e hindupop. Qualche benpensante scuoteva il capo. Scimmie si aggiravano in cerca di qualcosa da rubare. Poi la scena cambio', o meglio, un'altra scena che pareva svolgersi sulle rive del fiume
<A HREF="freekarmafood010">></A>