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Il vecchio sorbi' una zuppa, in silenzio. A fine cena bussarono alla porta. Wang si alzo' di scatto per andare ad aprire, nel tentativo di compiacere il vecchio.
Il vecchio sedeva davanti al televisore. Davano l'opera. Il vecchio stava immobile, lo sguardo fisso.
Ci siamo, penso' Wang. La faccia del padrone, sulla soglia, non prometteva nulla di buono. 
"Fai entrare il padrone e lascia parlare gli uomini." Il vecchio distolse lo sguardo dallo schermo e si levo' in piedi. Sessanta chili di nervi e ossa, capelli foltissimi, come spini bianchi ritti sulla testa tonda. Occhi come fessure. Il corpo ballava dentro il vecchio vestito.
"Prego, padrone, siediti". Il padrone scosse il capo "Non importa, vecchio Wang. Ho ben poco da dire. Io tuo nipote lo licenzio, che altro posso fare. Puo' starsene a casa, da domani. E qualcuno dovra' pagarmi la giornata perduta." 
Cazzo. Wang sudo' freddo. Il nonno gia' doveva risarcire in qualche modo i contadini. Il nonno sorrise. "Va bene, padrone Hu. Ma siediti lo stesso, prendi una tazza di te. I soldi li metto io."
Il padrone sbuffo' ma sedette, guardando Wang di traverso. "Devi fare qualcosa per tuo nipote, vecchio Wang. Dovrebbero mettergli un lampeggiante in testa, cosi' la gente non rischierebbe la pelle per imparare a evitarlo."

3. I FIGLI DELLA FEDE
ovvero: John Smith Jones al programma di recupero

Central New York City, 8 settembre 2010

John Smith Jones passo' accanto all'ultimo graffito dell'isolato. Delimitava la vecchia area d'influenza dei Sons of The Faith, una delle gang smantellate dalla recente bonifica di downtown New York. Il graffito era stato salvato dall'amministrazione come testimonianza delle espressioni artistiche di frange giovanili marginalizzate. L'opera era stata rivestita di una pellicola antivandalismo in Savex, marchio registrato: nessuno doveva piu' spruzzare sopra quel muro. 
L'ipocrita pietas civica ne aveva stravolto il senso, ma il graffito era pur sempre opera di Joonz, Riposi In Pace, e aveva una storia interessante.
Quelli dentro alle gang comprano qualsiasi cosa con il denaro, anche lo stile. Cosi' credono, almeno. Riempiono di coca e troie la star del momento -un pugile, un rapper, qualsiasi altro negro famoso. Pagano per avere intorno una scena di noti parassiti in grado di illuminare di celeberrima mediocrita' la loro mediocrita' senza redenzione. Ma Joonz aveva una personalita' volatile, in piu' aveva certi amici. Joonz, negro con un cazzo enorme, aveva rifiutato le profferte. I Figli della Fede lo avevano rapito e massacrato di botte: quando si era ripreso lo avevano costretto, pistola alla tempia, a dipingere l'angolo tra Lafayette e la Quarta. La pistola alla tempia proseguiva nella mano, nel braccio e piu' in su nella faccia di un certo J.J. Davis, giovane di belle speranze e capo carismatico dei Sons. Il graffito non era un granche', ma e' difficile esprimersi quando un branco di negri ti tiene sotto tiro. Il graffito era una scritta: LA FORTUNA E' COGLIERE L'OCCASIONE. C'era anche un'astronave fifties, la scritta passava lungo tutta la fiancata. L'astronave era uno sfavillio di cromature aerodinamiche: un pezzo di bravura, nelle intenzioni, ma JSJ, che passava di li' tutti i giorni, non si era mai accorto di nient'altro che della scritta. No, l'astronave non c'entrava un cazzo. Ma la scritta esprimeva qualcosa, era un messaggio puro. La scritta rappresentava un'idea. 
L'idea era di Jessie Davis. Pistola alla tempia, a Joonz the Coon quell'idea era piaciuta moltissimo.

Joonz se l'era legata al dito. Fiuto' il vento che cambiava, e colse l'occasione. Pago' un sicario italiano, uomo di Acquistapace, a quell'epoca boss dei boss. Davis fu ammazzato come un cane con il beneplacito del New York Police Department. Molti dei suoi fecero la stessa fine. Della cerchia interna sopravvissero solo il fratello minore Ananda, Sonny X e Wilfredo Gomez. La gang, infiltrata e decimata, implose. I soldi della famiglia evitarono ad Ananda la galera. 
La madre, noto
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