<A HREF="carcajada002"><</A>
ti ha fatto o - nella migliore delle ipotesi - ti ha lasciato uccidere. 
Ci dispiace per quella moltitudine di persone che voleva combattere a viso aperto te e quello che sostenevi.  
Ci dispiace. 
Ma nessuno puo' pretendere che ci uniamo alla tua santificazione. 
Nessuno puo' pretendere che di te ci importi _davvero_, al di la' del cliche' sulla campana che suona: se suona per tutti, e' come se non suonasse per nessuno. Contestiamo il pensiero unico del lutto imposto dall'alto e vogliamo essere liberi di dire che non tutte le morti ci diminuiscono. 
Nessuno puo' pretendere dai lavoratori che rimpiangano davvero chi teorizzava e consigliava contro di loro. 
Ragion per cui, d'accordo, ti chiediamo scusa per l'umor nero sotto le tue finestre, e ti chiediamo scusa per las carcajadas. 
Ti chiediamo scusa, ma tiriamo innanzi per la nostra strada.

Verso l'alba, con un'amica, raggiunsi un'edicola poco distante. Comprammo i giornali per ubriacarci di una coralita' simile a quella richiesta dagli animatori dei villaggi turistici: riflussi condizionati e psicologia delle folle. Guy De Bortoli, direttore del principale quotidiano italiano, stabiliva consunti collegamenti - ponti di corda mangiati dalle tarme - tra l'attentato e il movimento. Alludeva al fatto che le commemorazioni per il 25ennale del '77 fossero andate sopra le righe, risvegliando chissa' quali "dormienti" della lotta armata. A parte quello, tutti si contendevano la salma: Buselli definiva Biasi, ossimoricamente, "un socialista coerente"; il cardinale Beffa lo diceva "un figlio della Chiesa"; qualcuno si riferiva a lui come a "un compagno". Mancavano solo i monarchici e Scientology. 
Pensai a "Vogliamo i colonnelli", con l'immortale Ugo Tognazzi. 
Chissa' perche', pensai al killer maldestro di "Mulholland Drive". 
Pensai a coups de the'atre che non stupivano nessuno. 

Infine, pensai ad altro.

No (c), Wu Ming 1, 20-21 marzo 2002