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fianco, chiodo e martello in mano, sta riparando le assi sconnesse.
- accidenti, e' tutto il giorno che sto martellando questo tetto. finira' che perdero' la partita alla televisione.
Sul viale di casa compare Archimede, arzillo come sempre, con Edi che gli saltella intorno. 
- ciao, paperino, giorno di lavori domestici, eh?
- proprio cosi', questo tetto sarebbe tutto da rifare, piove dentro che e' un piacere!
Archimede apre la sua valigetta - ho giusto qui un'invenzione che non ho ancora sperimentato, che potrebbe esserti utile...
BOHM! La martellata manca il chiodo e centra il dito di Paperino, che urla, salta in aria, ricade, rotola sul tetto, travolge la scatola degli attrezzi, casca di sotto, alza lo sguardo, una sfilza di cacciaviti sta per piovergli in testa, si rattrappisce fino a diventare una palla, i cacciaviti gli si piantano tutti intorno, come una gabbia. Si alza, mette un piede palmato fuori del cerchio, ma lo ritrae subito per evitare un falcetto, che si pianta nel prato. Riprova ad allungare la zampa, tasta il terreno, si tranquillizza, si tira su ed esce dal cerchio, un bullone gli cade in fronte: stelle e uccellini.
- paperino! - Archimede lo soccorre. Il papero rinviene, ha un vistoso bernoccolo in testa.
- quack! al diavolo il tetto! non ne voglio piu' sapere, preferisco affogare dentro casa!
Archimede, serafico: - ma no, ma no. devi ritentare, paperino, con piu' calma. se ti agiti tanto, non riuscirai a combinare niente. ma con un po' di pazienza e la mia nuova invenzione, vedrai, ce la faremo...
I due personaggi si guardano. Si scambiano un fraterno sorriso d'intesa.
Paperino si rialza, appoggiandosi ad Archimede.

L'immagine si fermo'.
- Che gliene pare, capo?
- Bene, molto bene. Non esagerate con le botte, pero', voglio una cosa soft, per i piu' piccini.
- Tranquillo, capo, sara' perfetto.
Mishoogeh diede una sonora pacca sulla spalla al montatore ed usci' dallo studio, sfregandosi le mani.
John Thurloe, giovane acquisto dell'azienda e montatore di talento, si appresto' a proseguire il suo lavoro. Aveva ancora parecchi disegni da digitalizzare. Ma un colpo d'occhio allo schermo non lo convinse del tutto. Fisso' a lungo l'immagine fissa del giardino di Paperino, coi due compari che si avviavano verso la casa. Cos'era che non andava? Niente. Era perfetto. Non riusciva a trovare niente che non andasse. Scosse la testa: il terrorismo del nuovo Grande Capo lo aveva reso paranoico. Certo, doveva essere cosi', perche' quel disegno era perfetto. E poi lo stavano facendo lavorare come un mulo, si' doveva essere quello, stanchezza per il super-lavoro, straordinari a oltranza per finire quel montaggio. Aveva bisogno di un caffe', si alzo' e usci' dalla sala.
L'ambiente rimase vuoto. La luce del monitor brillava limpida. L'immagine era ferma: Paperino, col bernoccolo smisurato in testa, Archimede che lo sorregge, la casa, il giardino, lo steccato, il prato, i cacciaviti. In effetti un particolare strano c'era. Ma il povero John non se ne sarebbe accorto. Il diktat del Nuovo Corso parlava chiaro: chi non marcia al passo, va fuori dalle palle, e lui era troppo stanco e troppo stressato per rendersi conto che in basso a destra, al lato dell'aiuola, il falcetto da giardinaggio piantato per terra si incrociava col martello caduto poco piu' in la'.


No  - luglio/ottobre 2000, scritto da Wu Ming 1, Wu Ming 2, Wu Ming 3, Wu Ming 4 e Wu Ming 5.




